Genova 2001,una ferita ancora aperta

0

Una delle discriminanti tra un regime democratico e un dittatura è l’intangibilità del corpo di un detenuto. Colui che si trova ristretto nella propria libertà personale per aver commesso un reato, non può assolutamente essere “toccato” nella sua fisicità in maniera arbitraria e violenta. È per questo che nei giorni di luglio 2001, a Genova, mentre era in corso il vertice degli otto Paesi più sviluppati del mondo,  si realizzò una sospensione dei diritti democratici come mai era avvenuto prima in un Paese occidentale in tempo di pace: furono perpetrati abusi di potere sulle persone fermate durante i cortei e ci fu un uso ingiustificato della forza da parte degli organi deputati al controllo dell’ordine pubblico, culminati nell’irruzione all’interno della scuola “Diaz”, fatta di notte e quindi non durante uno scontro di strada.

Ancora peggiore dal punto di vista della violazione dei diritti civili furono i comportamenti tenuti da poliziotti, medici, infermieri nella caserma della polizia stradale di Bolzaneto, dove era stato allestito un punto di reclusione provvisorio per coloro che appunto venivano fermati durante gli scontri di piazza. Una sentenza, ormai passata in giudicato, ha sancito che furono compiuti atti violenti da parte delle forze di polizia; per comprendere meglio gli accadimenti è bene leggere quello che è scritto in un passaggio della sentenza della Corte di Appello di Genova confermata dalla Corte di Cassazione: “il danno cagionato dagli imputati alle vittime di questi reati incrina la struttura psicologica del cittadino di uno Stato democratico, quando viene posto nelle mani di chi, approfittando della privazione della sua libertà, ha spadroneggiato senza limiti su di lui coi gesti e con le parole”.  I gesti e la parole cui si fa riferimento consistettero in ore in piedi senza poter cambiare posizione, dita divaricate fino a strappare le carni, minacce di morte e di violenze sessuali sulle donne, ragazzi costretti a urinarsi addosso e a strisciare per terra inneggiando a Mussolini o Pinochet.imagesQJWXRGOV

A fronte della gravità di questi fatti ormai giuridicamente accertati, le condanne sono state pochissime e quasi tutti i reati, soprattutto quelli contro la persona, sono andati in prescrizione. La motivazione non è dovuta all’inerzia della Magistratura o ad inghippi burocratici, quanto piuttosto alla mancanza nel nostro ordinamento del reato di tortura, nonostante l’Italia abbia assunto da tempo, davanti agli organismi internazionali, l’impegno di introdurre tale tipo di reato nel proprio ordinamento penale per inquadrare, in maniera giuridicamente appropriata, fattispecie come quelle che si sono palesate durante i giorni del G8 di Genova.

Un fatto nuovo però è intervenuto a distanza di 16 anni: il Governo italiano, per la prima volta, ha riconosciuto il comportamento perverso di propri apparati e ha deciso, davanti alla Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo, di patteggiare una somma a titolo risarcimento nei confronti di alcune delle vittime dei fatti di Bolzaneto. Sono solo sei risarcimenti a fronte di sessantacinque cause intentate da cittadini che furono torturati in quella caserma della polizia; tuttavia l’ammissione di responsabilità da parte dello Stato, seppur tardiva, resta un fatto politicamente rilevante perché finora, in maniera vergognosa, sostanzialmente nessuno ha veramente pagato per quegli atti di tortura. Abbiamo assistito al penoso spettacolo di funzionari di polizia che si sono rimpallate le responsabilità per la costruzione di false prove, di agenti protetti dall’anonimato che hanno compiuto nefandezze orribili, di dirigenti che hanno voltato la faccia e non sono intervenuti per fermare la “macelleria messicana come fu definita, da uno degli stessi funzionari di polizia che fecero irruzione nella scuola “Diaz”, quella violenza cieca e ingiustificabile.

Nella sentenza di patteggiamento il Governo riconosce i casi di maltrattamento subiti dalle vittime e l’assenza di norme adeguate a punirli che si impegna ad introdurre, così come si impegna ad organizzare, per le forze di polizia, corsi di formazione sui diritti umani. E’ giunto il momento che sulla vergogna di Bolzaneto e della scuola Diaz si metta finalmente un punto fermo attraverso una Commissione d’inchiesta parlamentare che fissi nero su bianco quello che accadde. Soltanto un alto organo istituzionale, espressione della volontà popolare, individuando le responsabilità, anche politiche, di quel che avvenne a Genova può rendere giustizia alle vittime di quegli atti di tortura e sanare finalmente la ferita inferta alla democrazia dalla protervia e dalla violenza di un potere costituito che calpestò innanzitutto la dignità della persone.


*Se hai trovato un errore di ortografia, può avvisarci selezionando il testo e premendo Ctrl+Invio.

Comments

comments