Generazione Y: i nativi anni Ottanta e Novanta

Tra speranze, crisi economica e terrorismo: l'identikit dei Millennials

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Tra la generazione X e quella dei cosiddetti “nativi digitali” c’è un fenomeno intermedio: la “generazione Y“. Si tratta di una definizione comparsa per la prima volta nel 1993, in un editoriale della rivista Ad Age, nell’ambito del quale venne appunto utilizzata per descrivere i giovani di quegli anni e per distinguerli da quelli della generazione precedente (ovvero i nati negli anni Sessanta e Settanta).

guysInfatti la Millennial Generation (o Generation Next, Net Generation, Ni-Ni Generation) comprende le persone nate a partire dagli anni Ottanta agli anni Novanta, quindi coloro che oggi hanno tra i 20 e i 30 anni, o, secondo un’interpretazione di più ampio respiro, coloro che sono nati fino al 2001 (i nati successivamente rientrano nella generazione dei nativi digitali): quindi, attualmente hanno tra i 15 e i 34 anni.

I Millennials hanno vissuto in toto la crisi lavorativa di scena a tutto campo tra il 2007 e il 2010 e legata alla crisi economica iniziata nel 2008. Sono cresciuti con la consapevolezza del terrorismo: infatti, l’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre ha rappresentato per loro ciò che la minaccia di una guerra nucleare ha rappresentato per la generazione X, in seno all’ultimo periodo della Guerra fredda.

Non solo: gli Echo Boomers (altro sinonimo impiegato per questa generazione), durante la loro adolescenza sono venuti a contatto con le nuove tecnologie e ci si sono adattati subito: Internet, social network, blog, instant messaging, lettori MP3, computer, cellulari, multitasking. Sono coloro che hanno vissuto e affrontato per primi la Rivoluzione Digitale.

Group of young people using laptop.

E’ proprio a loro, in particolare al loro stile di vita, che è dedicata una delle ultime ricerche (maggio/giugno 2016) dell’Eurostat: quest’ultima si preoccupa di porre al confronto i Millennials italiani e quelli europei. Secondo i dati, i giovani italiani tra i 20 e i 24 anni costituiscono il 2,5 percento della popolazione, mentre quelli tra i 25 e i 29 anni rappresentano il 2,7 per cento. In Europa, invece, i millennials sono il 24 per cento dell’intera popolazione dei 28 stati membri.

Dalla ricerca emerge che i Millennials italiani sono piuttosto indietro rispetto ai loro coetanei europei: soprattutto per quanto riguarda gli stili di vita e se si parla di autonomia e indipendenza la differenza è notevole. Infatti, l’età media in cui le ragazze italiane lasciano la casa dei genitori è 28,9 anni, rispetto ai 25,1 della media europea. La situazione si aggrava se si prendono in considerazione gli uomini, che vanno a vivere da soli in media a 31,2 anni, contro la media europea di 27,2 anni.

Un altro dato preoccupante emerge dalle percentuali di (dis)occupazione lavorativa: in Italia il tasso di disoccupazione giovanile si attesta intorno al 36,9 per cento (dati Istat aggiornati al mese di aprile 2016), in leggero miglioramento rispetto al 2015. Spesso infatti, quella di cui parliamo è definita anche la “generazione dei disoccupati“.

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Ragazzi che vivono con i genitori in % (fonte Eurostat)
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Ragazzi che hanno un lavoro in % (fonte Eurostat)
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Ragazzi che usano internet ogni giorno in % (fonte Eurostat)

Come al solito, gli italiani risultano indietro rispetto a qualcosa/qualcuno. E’ forse giunta l’ora di chiederci perché ci ritroviamo sempre in questo vortice, in cui continuiamo a girare all’infinito. Forse sbagliamo in qualcosa? Ad esempio nel non investire adeguatamente in istruzione, ricerca, cultura, sapere? 


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