Futura, ancora noi. Una riflessione sul vivere l’Università attivamente

«Capì questo: che le associazioni rendono l’uomo più forte e mettono in risalto le doti migliori delle singole persone, e dànno la gioia che raramente s’ha restando per proprio conto, di vedere quanta gente c’è onesta e brava e capace e per cui vale la pena di volere cose buone»

scriveva Italo Calvino nel 1957, ne Il Barone rampante.

Un’Università senza associazioni studentesche è un’Università senza anima. All’Università di Salerno, oltre alle tante associazioni che pullulano di studenti e di idee, c’è Futura A.u.d.

Il frequentare le associazioni studentesche – se per qualche studente porta la sola conseguenza di sottrarre tempo prezioso allo studio senza alcun vantaggio per se stessi – è invece un’esperienza che ogni singolo studente dovrebbe vivere per un proprio arricchimento culturale e scientifico.

Resto convinto che nel variegato contesto anche della scuola e soprattutto delle Università la vera fortuna è trovare sulla propria strada buoni maestri ed insegnanti appassionati. Troppi ragazzi

lamentano, appena terminato il percorso scolastico, gravi lacune sulla storia d’Italia e su autori fondamentali della nostra Letteratura. Ma una parte di questi studenti (piccola, per carità), ha riempito queste lacune  grazie a professori che, remando contro la moda dell’ “esamificio di Stato” (volto a riempire di nozioni confuse e disordinate gli studenti per concludere con un voto degno il percorso liceale), tengono a cuore la formazione stessa degli studenti rendendosi ben conto che sarebbe un vero delitto consegnarli inermi all’Università. Gli insegnanti appassionati, dunque, sono preziosi ma ancora più preziosi sono gli studenti appassionati, oltre che preparati.

Nonostante alcune riforme che tardano ad arrivare permettendole di agevolare maggiormente il percorso di studio o una maggiore possibilità di carriera in essa, l’Università, a mio modesto parere, resta l’ultimo dei baluardi possibili per una propria maturazione scientifica oltre che personale e sociale. Da cinque anni sono orgogliosamente studente all’Università degli Studi di Salerno, Facoltà di Lettere, (Dipartimento di Studi umanistici).

La Facoltà di Lettere condivide insieme alla Facoltà di Giurisprudenza due primati: è la facoltà che può dare accesso a numerose professionalità diverse l’una dalle altre ed è la facoltà con il maggior tasso di disoccupazione, oltre ad essere, negli ultimi tempi, diventata, una sorta di refugium peccatorum di chi ancora non ha sciolto la riserva con se stesso di cosa voglia fare da grande.

L’Università è, si sa, insidiosa. Il tempo è infido, disgraziato. Ti senti una specie di Padrone del mondo avendo tanto di quel tempo libero a disposizione ed improvvisamente ci si rende conto che il tempo è scaduto e si è alle prese con un esame ostico. Moti studenti, trincerandosi dietro questa motivazione, cadono nell’errore più esiziale che si possa compiere: non vivere l’Università, diventare una specie di automa programmato solo per pochi ed essenziali programmi: studio-esame-casa-studio.

Uno stile di vita che forse potrà portare a qualche trenta in più su un libretto (per altro digitale, dato che in nome di un’ossessiva informatizzazione generale ci è stato tolto anche il piacere di avere tra le mani il simbolo dei tuoi successi o dei tuoi fallimenti, un caro compagno di viaggio); peccato che si perdono gli anni migliori della propria vita ed in sostanza si uscirà dall’Università non con il proprio nome ma come una semplice, anonima, matricola.

Dicevo, l’Università di Salerno. Una delle migliori d’Italia secondo le classifiche internazionali. Non c’è bisogno delle classifiche per constatare che ciò corrisponda al vero. Non volendomi soffermare su dati di ricerca e dati di internazionalizzazioni (che sono lusinghieri), credo che valga la pena soffermarmi sul suo capitale umano: gli studenti.

Difficile spiegare cosa rappresenti Futura. Storicamente, Futura, Associazione universitaria democratica, è una delle associazioni studentesche più antiche e più illustri, palestra di vita, di ideali politici ed umani della presente classe dirigente ed accademica. Ma Futura, oggi, con il ricambio generazionale, è anche una grande fucina di giovani e di progetti, di aspettative, sogni, voglia di mettersi in gioco.

Futura A.u.d, è risultata, ancora una volta, vincitrice alle elezioni universitarie del 5 e 6 dicembre 2017, in cui oltre 40mila studenti erano stati chiamati al rinnovo della rappresentanza studentesca, dal Senato Accademico al Consiglio di Amministrazione, dal Consiglio di Facoltà a quello degli studenti. Mi rendo conto che parlare della propria associazione possa sembrare fazioso e non imparziale. Ho atteso, come tutti i miei colleghi, i risultati delle elezioni perché Futura stessa si è trovata mai come quest’anno ad un bivio, in cui era necessario raccogliere i frutti del suo raccolto e del suo seminato.

Futura è costituita da giovani studenti di ogni facoltà (essendo Associazione di Ateneo) molto diversi tra di loro di carattere, di credo politico, di approccio. Ciò ne fa la sua ricchezza e la sua peculiarità. E’ un’associazione costituita da ragazzi di cultura e di passione.

Alla fine del corso di Letteratura latina, ricordo che mi avvicinai alla professoressa titolare di cattedra, Eugenia Mastellone e le chiesi il metodo di studio per far bene tutto e subito. Lei, dall’alto della sua esperienza di professore ormai prossima alla pensione, mi suggerì “Calma, pazienza e pacatezza”. Aveva ragione naturalmente, ma la frase non mi piacque essendo una persona che si sforza di fare tutto bene, ma nel più breve tempo possibile. Notando il mio turbamento, la professoressa rispose “Avrà tempo di fare tutto, Lei è nato adesso…”. Questo metodo di studio, di organizzazione, tempo dopo, ho avuto l’occasione di farlo mio confrontandomi proprio con quella falange oplitica dei ragazzi di Futura, ragazzi sì appassionati, ma, a differenza mia, dotati di una calma serafica.

I ragazzi dell’Associazione Futura hanno promosso, in campo culturale, importanti seminari di storia e di Letteratura per quanto riguarda le Facoltà umanistiche ma anche lezioni suggestive in campo scientifico.

Lo hanno fatto non soltanto perché coniugano e riescono a fondere un personale percorso scientifico ed accademico con la rappresentanza studentesca, ma perché sono e siamo convinti che un apprendimento mnemonico, arido e pappagallesco non serva e non giovi agli studenti, specie di una Facoltà come Lettere. Il più delle volte i ragazzi escono da una scuola in cui programmi, esercizi e richieste di docenti (naturalmente non generalizzando) contribuiscono a plasmare le giovani generazioni come tanti “stampini” tutti uguali, dotati di una stessa cultura omologante e molto spesso vuota.

I ragazzi di Futura hanno fatto propria, invece, la volontà di essere “egregi” nel senso etimologico del termine “ex.gregiis”, fuori dalla massa, ma non saccentemente, al contrario: essendo, con la modestia della loro giovane età, consapevoli che questi anni dell’Università sono fondamentali per la ricerca, per il “mettersi in gioco” e per “mettere la faccia”.

Le elezioni universitarie sono da sempre un interessante laboratorio antropologico, oltre che una bellissima esperienza, importante e formativa per la persona stessa, vinca o perda. Esse permettono di avere sotto gli occhi la vera politica e già talune scorrettezze che procurano, così come alla persona esterna così allo studente, sconforto perché concepite da ragazzi di appena ventidue, ventitré anni. Le elezioni universitarie sono la summa di tutte le aspirazioni, i pregi e i difetti di un modo di comportarsi, di approcciarsi e di lavorare di un’Associazione formata da giovani studenti e giovani intellettuali di personalità e cultura diversa. L’ostacolo più arduo che si deve affrontare è comune anche in periodi non elettorali: l’astensionismo alias (in periodo non elettorale) il disinteresse per ogni tipo di iniziativa culturale. Coinvolgere quattromila studenti non è facile, specie quei giovani già disillusi o mai appassionati da nulla. Per nostra fortuna il nostro Campus pullula di giovani appassionati e motivati.

Futura, il 5 e 6 dicembre, ha vinto le elezioni. Al di là delle questioni burocratiche ed istituzionali che la rappresentanza studentesca è chiamata a risolvere nei vari Consigli di Dipartimento, Senati o Nuclei, il vero obiettivo di Futura (e, sono certo, di ogni ragazzo di qualsiasi altra associazione o coalizione che possieda buon senso ed amore per il proprio compagno di studi) è quello di contribuire a creare, con l’aiuto di professori-Maestri, una futura classe dirigente che ami il proprio lavoro e non smetta mai di essere curioso; che, dopo il percorso fondamentale ed indispensabile della scuola, consideri gli anni dell’Università una ricca fucina di opportunità, di crescita. Se così non avverrà e continueremo ad identificarci nello studente che appena finito un esame vende i suoi libri ai colleghi che devono ancora sostenerlo (potrei comprendere il vendere un blocco di appunti inutili, ma il gesto di vendersi un classico della Letteratura che ti identifica come uno studente stesso lo considero desolante e penoso), sulle nostre teste di giovani penderà ancora il giudizio severo e stroncatorio di persone che si autocrogiolano nella crisi economica e che non hanno voglia di fare nulla. Una definizione che fa ancora comodo a molti.

Dedicato ad Antonio Sansone e Pietropaolo Carro, amici che mi hanno iniziato al Gruppo Futura. Dedicato a tutti i ragazzi ed alle ragazze dell’Associazione Futura A.u.d e Linguisticamente, nelle persone dei loro rispettivi presidenti Stefano Foresta e Gianluigi Fattoruso.


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