Fonderie Pisano, la piccola “Ilva” di Salerno

Preoccupazione di cittadini e comitati sull'incidenza tumorale

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di Carla Cirillo e Fabio Torluccio

Il numero sempre crescente di studi scientifici che mettono in relazione l’insorgenza di malattie gravi quali tumori, con l’esposizione ad agenti inquinanti, rivela sempre più la necessità di discutere e fare chiarezza sulla tematica della presenza degli impianti industriali nei pressi dei centri abitati. Anche Salerno, nonostante spesso sia passata l’immagine di città modello in termini di vivibilità e attenzione all’ambiente, ha la sua piccola “Ilva“. Si tratta della Fonderia Pisano, ospitata in via dei Greci, in un vetusto fabbricato in una zona ormai densamente abitata. Dal 2006 tale area è stata convertita dal Comune di Salerno ad area residenziale. Da decenni i cittadini dell’area denunciano agli organi competenti condizioni di forte disagio a causa dell’emissione di fumi molesti e maleodoranti nonché della presenza sui balconi delle abitazioni e sui terreni limitrofi di polveri rosse e/o nere che minano la salubrità dell’ambiente, creando forte preoccupazione per la salute. Sulla base delle numerose e continue segnalazioni è possibile affermare che l’area interessata dalle emissioni moleste (almeno quelle percepibili in termini di miasmi, odori acri etc…) della Fonderia Pisano è inscrivibile in una circonferenza di circa 4 Km di raggio, con centro in FONDERIE-PISANO3corrispondenza delle ciminiere dell’impianto. In particolare l’area comprende tre diversi comuni, e cioè i Comuni di Salerno (con i quartieri Fratte, Irno, Carmine e Centro/stazione FS e le frazioni di Matierno, Brignano e Cappelle), Pellezzano (in particolare le frazioni di Capezzano, Coperchia e Cologna) e  Baronissi (in particolare le frazioni di Aiello e Acquamela). Di conseguenza, è ragionevole affermare che il problema riguarda diverse decine di migliaia di persone.  Il devastante impatto ambientale di questo impianto industriale obsoleto in centro abitato è evidente. Diversi procedimenti penali a carico della proprietà si sono conclusi con una sentenza di patteggiamento. Anche l’ultimo processo è stato definito nel 2015 con un patteggiamento ed ha riguardato: la mancata osservanza di norme per la sicurezza dei lavoratori ed, “anche per via di un vetusto ed inadeguato sistema di captazione dei fumi di produzione” l’emissione di fumi contenenti polveri di natura cancerogena (“materiale particellare a base di piombo e cadmio, composti organici volatili (COV) contenenti, tra l’altro, monossido  di carbonio, anidride carbonica, solventi aromatici, anidride solforosa”) provenienti dall’impianto dichiarato “assolutamente  incompatibile con il contesto urbano nel quale è inserito“. Purtroppo l’ammenda che la proprietà ha dovuto pagare a titolo di sanzione è stata, ancora una volta, irrisoria ed ammonta a soli 800 euro. Sul punto, deve evidenziarsi che la disciplina dei reati ambientali sembra tutelare più coloro che commettono le violazioni che chi ne subisce le conseguenze, prevedendo un regime sanzionatorio eccessivamente blando. Recentemente, anche a seguito delle pressioni esercitate dai cittadini, l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania (ARPAC) ha avviato un’intensa campagna di monitoraggio ambientale dell’area suindicata (tutti i dati sono disponibili a questo link). Dai primi risultati sui sedimenti del fiume Irno si è evidenziata la presenza di Cadmio, Piombo, Rame Stagno, Zinco, Idrocarburi pesanti, Benzo Antracene, Benzo Pirene, Indeno, Pirene e Benzo, Perilene, secondo valori di concentrazione di gran lunga superiori ai limiti delle Concentrazioni Soglia di Contaminazione. Tali inquinanti, secondo quanto riportato fonderie2nella relazione dell’ARPAC, sono molto probabilmente riconducibili all’attività della fonderia. Già questi pochi elementi danno l’idea del devastante impatto delle Fonderie Pisano sulla città di Salerno e sulla Valle dell’Irno. Si considera poi che nell’area interessata dalle emissioni della Fonderia si riscontra un’incidenza anomala di tumori (alcuni definiti rari) e di malattie respiratorie. In particolare sono molto diffusi casi di patologie polmonari quali silicosi e più in generale tumore ai polmoni nei lavoratori (che però sono molto restii a denunciare) e di linfomi e leucemie nella popolazione, anche in soggetti dalla giovane età, il quadro diventa allarmante.

In questo contesto di totale disinteresse da poco più di un anno si è ricostituito un comitato di cittadini, il “Comitato Salute e Vita” (www.comitatosaluteevita.it/), con la finalità di sensibilizzare la popolazione e gli organi d’informazione sul tema dell’inquinamento presente nelle suddette aree, nonché di esercitare pressione verso le istituzioni locali e nazionali, che non sempre hanno risposto in maniera soddisfacente alle innumerevoli ed allarmanti segnalazioni nonché alle denunce della popolazione. comitato-salute-vita

Tra le prime azioni concrete del Comitato c’è stata la realizzazione di un dossier (con documenti ufficiali, sentenze, filmati ed articoli apparsi sulle televisioni e sulle testate giornalistiche locali) in cui si è cercato di riassumere le vicende principali occorse dal 1987 ad oggi che mettono inequivocabilmente in luce le responsabilità delle Fonderie Pisano in termini di impatto ambientale e l’assenza d’interventi concreti delle istituzioni a salvaguardia della salute della popolazione. Il dossier è stato elaborato con l’intento di fornire uno strumento utile ai cittadini, alla stampa, nonché alle istituzioni. È scaricabile a questo link.

I cittadini insieme al Comitato Salute e Vita hanno sottoposto all’attenzione degli organi competenti (Prefetto, Sindaco di Salerno, Sindacati, Governo Nazionale…) le predette problematiche, organizzando diverse iniziative e proponendo una serie di soluzioni. Nonostante le diverse promesse raccolte dalla classe politica, non c’è stato alcun effettivo impegno per risolvere la questione anzi, è triste sottolinearlo, le istituzioni pubbliche si sono dimostrate sorde all’urlo dei cittadini, che si sentono sempre più traditi ed abbandonati.

Tuttavia alcune iniziative promosse dal Comitato si sono rivelate utili, come per esempio l’incontro avvenuto in Regione Campania nel maggio 2014 che ha contribuito a stabilire un rapporto di più stretta collaborazione e fiducia con l’ARPAC che, come si diceva poc’anzi, ha avviato un piano di monitoraggio straordinario nella zona di Fratte ed a seguito del quale è stata approvata in Regione Campania una delibera che istituisce un tavolo tecnico per il monitoraggio dell’inquinamento a Fratte. Tale tavolo, cui siedono rappresentanti della Regione, dell’ARPAC, del Comune e della Provincia di Salerno, dell’ISPRE, del Comitato Salute e Vita, e dell’ASL Salerno (quest’ultimo assente già al secondo incontro), ha come scopo quello di promuovere un’azione congiunta per proseguire con il monitoraggio ambientale, effettuare indagini epidemiologiche, vigilare sul rispetto delle norme previste dall’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale).

Ad oggi, tuttavia, nonostante il forte e costante impegno dei cittadini, la soluzione auspicata da tutti ed individuata nella delocalizzazione dell’impianto, al fine di tutelare le esigenze della proprietà con quelle dei residenti, sembra ancora lontana. Per questo motivo è di fondamentale importanza che si continui a parlare della problematica suesposta. Qui di seguito due interessanti servizi realizzati in merito da poter visualizzare sul sito web del Corriere della Sera e  sul sito La Città di Salerno.


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