di Peppe Sorrentino
La radicale convizione che mi porto appresso, per cui nel “circuito principale” della nostra società si tenda a portare avanti un non – dibattito, che il mainstream sia “geneticamente” incapace di generare, od anche solo cooptare, od addirittura sostenere tesi realmente alternative a quelle di un tanto appiattito da risultare poderosamente sterile modello culturale “nostrano”, sia esso orientato alla politica che all’economia od anche solo ai processi economici o sociali, mi ha portato a disinteressarmi all’aspetto più retorico del femminicdio. Eppure la cronaca recente mi ha messo con le spalle al muro, costringendomi a riflettere su di un sitema – quello che ruota attorno alla legge 194 – che merita attenzione proprio nel quadro di quel che non posso che definire come “femminicidio storico“.
La storia, quella di Valeria Milluzzo, 32enne di Palagonia (CT) deceduta dopo oltre 15 giorni di ricoveroPaolo Scollo Valeria Miluzzo Catania Aborto SUD presso il reparto di ostetricia e ginecologia della struttura ospedaliera Cannizzaro di Catania alle 13.45 di domenica 16 ottobre per <<complicanze – si sospetta – di un’emorragia causata da un’infezione>> è nota ai più. Il marito della vittima e l’avvocato della famiglia sostengono che il medico obiettore di coscienza avrebbe assunto per ore questa posizione: “non intervengo, non faccio espellere il feto perché batte il cuore, perché è vivo… ” Il prof. Paolo Scollo, presidente della Società Italiana di Ginecologia (SIGO) oltre che primario del reparto dell’Ospedale Cannizzaro di Catania dove è deceduta Valeria Milluzzo con i suoi due gemellini di cinque mesi, tiene a precisare la propria ricostruzione della verità in conferenza stampa, puntualizzando che “[…] nel mio reparto siamo tutti obiettori di coscienza […]”. La Procura di Catania nel frattempo ha iscritto nel registro degli indagati 12 persone, – tutti i medici in servizio nel reparto ad eccezione di Scollo e dell’assistente Emilio Lomeo, al momento dei fatti assenti dalla struttura – per omicidio colposo plurimo: “un atto dovuto – affermano in Procura – dopo la denuncia dei familiari della donna per eseguire l’autopsia come atto irripetibile”. Anche la struttura ospedaliera ha aperto un’inchiesta interna, mentre il Ministero ha inviato gli ispettori. Non prima, però, di esser stato protagonista di una levata di scudi pro-obiezione che ha finalmente chiarito a tutti il vero ruolo del Ministero, quello cioè di propalare una verità “politica” che è assoluta, e quindi non può lasciarsi condizionare dai fatti: l’obiezione di coscienza non è una cavillosa ritorsione di un potere che non vuole essere discusso o contrariato, e quindi non può essere la causa della morte di nessuno. Fine delle trasmissioni, dormite pure sonni tranquilli.
Valeria – pur in quel profondo Sud dove l’obiezione di coscienza raggiunge e supera il 90% nelle strutture di ostetricia e ginecologia – era felice, raccontano i media: aveva un lavoro, una famiglia alle spalle e questo l’aveva portata a volerne una a sua volta, una volontà che l’aveva indirizzata finanche al percorso di gravidanza assistita. Negli stessi giorni in cui nessuno ha saputo dare una risposta al dolore di una giovane donna che chiedeva solo di essere aiutata, salvata dal male, nel lontano Nord la Fondazione Giorgio Pardi organizzava a Milano il convegno su “Gravidanza e disagio sociale”. Ma di questo qui, al Sud, è meglio non parlarne. E’ meglio non porre domande del tipo “com’è possibile che tutti i medici siano obiettori? com’è possibile che la legge non sia stata rispettata? come quello stesso ministero a cui è deputato il controllo ultimo nonè intervenuto prima? e la regione, le regioni, cosa fanno? ” E soprattutto, come si fa a non chiedersi come sia possibile che una legge tradisca, ancora una volta, la volontà dei cittadini? Che – come sovente avviene – ai costi enormi (di una struttura sanitaria) non debba corrispondere un servizio alla comunità? Sono domande scomode, in un paese dove c’hanno tutti famiglia, e magari pure chi si candida a rappresentare i cittadini con “verve rivoluzionaria” opta per battaglie decisamente meno “pelose”…
E allora parliamo anche di femminicidio, indigniamoci pure un giorno sì e l’altro pure… ma facciamolo sui numeri. Almeno quelli non fanno male a nessuno.


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