L’Italia 2.0: Exponiamoci, parte 2

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No alla violenza per la violenza, e non c’è differenza tra violenza gratuita e quella esercitata per riscuotere un credito di giustizia. La storia ci ha dimostrato quanto sia più profittevole riscuotere un diritto o sanare un’offesa  in maniera non violenta, civile ma ferma.

Questo è un assioma etico, un segno di civiltà e pertanto quello che è accaduto a Milano il primo maggio non è né ammissibile né comprensibile. Doverosa precisazione che, ovviamente, non sminuisce la protesta dei No-Expo. A mio sommesso avviso di ragioni ve ne sono da vendere. Sono quelle di chi si domanda perché spendere 10 miliardi di euro per ciò che appare essere un edonistico bisogno di grandeur in perfetto stile impero. D’altra parte un’economia spacciata in ripresa ha bisogno anche di questo. Aspettiamo di conoscere a bocce ferme, tra finanziamenti raccolti attraverso derivati finanziari, indagini della magistratura e reali benefici indotti, quale sia il danno per la comunità. Per ora non possiamo fare altro che guardare con fiducia al bicchiere mezzo pieno e registrare le opportunità che da questo possono derivarne.

L’Esposizione Universale si tiene ogni 5 anni e non è una fiera. Non ha infatti carattere commerciale ed è concepita con l’obbiettivo di promuovere un tema di interesse planetario con particolare riguardo all’innovazione ed alla tecnologia. I Paesi e le organizzazioni che lo chiedono possono partecipare, così come le aziende e i gruppi di interesse sociale. Il primo Expo si tenne a Londra nel 1851. Straordinaria l’edizione di Parigi del 1889 che ci ha tramandato un simbolo universalmente conosciuto come la Torre Eiffel. Eravamo nel pieno della seconda rivoluzione industriale e il mito della innovazione tecnologica montava, rivoluzionando di fatto gli schemi dell’economia di allora. In questa edizione il tema è particolarmente affascinante sintetizzato dal claim “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. L’Expo è già passata per Milano nel 1906, enfatizzava il tema dei Trasporti. Ma la Tav non vi affonda le sue radici.

L’evento del 2015 vede la partecipazione di 145 Paesi, tre Organizzazioni di respiro mondiale quali le Nazioni Unite, l’Unione Europea e la Comunità Caraibica e ospita 13 organizzazioni non governative. Per esporne la bellezza e il contributo al tema sono stati costruiti 80 padiglioni su un’area di 110 ettari. Visitarli costa in media 32 euro, la tariffa è giornaliera ed è variabile a seconda dei servizi accessori di cui si gode.

Chi non potrà recarsi personalmente all’Expo 2015 dovrà accontentarsi dei report di tv, internet e social network. Polis SA Magazine tenterà di contribuire, nel nostro piccolo.


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