La vicenda di Fabo, il Dj paraplegico e cieco che si è recato in Svizzera dove ha praticato l’eutanasia, rimette al centro del dibattito il tema della disciplina del fine vita. L’ennesimo rinvio in Parlamento della discussione sul disegno di legge relativo al testamento biologico, dimostra ancora una volta un colpevole ritardo della politica nel disciplinare un argomento che tocca molte famiglie.

Da anni si avverte la necessità di consentire a ciascuno di noi di decidere, quando ancora si è nel possesso delle piene facoltà mentali, se rinunciare all’assistenza medica qualora si determinassero condizioni di vita di  tipo vegetativo che non permettano di poter consapevolmente acconsentire o meno alle cure somministrate. L’assenza di una disciplina specifica costringe a viaggi della disperazione in quegli Stati esteri dove, determinatesi certe condizioni, è possibile accedere all’eutanasia.

Tutti ricordiamo i casi di Piergiorgio Welby e del padre di Eluana Englaro che negli scorsi anni intrapresero una battaglia affinché anche nel nostro Paese si potesse porre fine all’assistenza terapeutica quando una vita era ridotta ad una condizione che di vita invece ormai non aveva più nulla. In particolare il caso di Eluana Englaro fece molto scalpore: a 22 anni, nel 1992, la ragazza  ebbe un gravissimo incidente stradale che la ridusse da subito in coma vegetativo. Il padre Beppe intraprese una decennale battaglia giudiziaria affinché venisse rispettata la volontà che era stata espressa dalla figlia qualche tempo prima, ricostruita attraverso le testimonianze di alcune amiche, che gli permettesse di interrompere la nutrizione artificiale che teneva in vita il corpo ormai inerme della figlia. L’Italia si divise in due fazioni quando la Corte di Appello di Milano diede ragione al signor Englaro : da un lato c’era chi sosteneva il diritto di fermare quello che sembrava un inutile accanimento terapeutico, dall’altro chi sosteneva che “staccare la spina” alla povera Eluana sarebbe stato un vero e proprio omicidio.

Dopo 17 anni la vicenda si concluse in una clinica del Friuli dove si trovò un medico disposto ad attuare il protocollo di fine vita concordato con la famiglia Englaro, ben sapendo che sarebbe andato incontro ad un procedimento penale. Nella polemica furiosa che ne derivò scese in campo anche la politica: il Governo Berlusconi approvò un decreto legge per impedire l’interruzione della nutrizione assistita che non venne firmato dal Presidente della Repubblica; il Parlamento cercò quindi, anche con sedute serali, di approvare in fretta e furia un disegno di legge che impedisse a Beppino Englaro di proseguire la sua battaglia. Il clima si fece incandescente sui media ed in tutto il Paese: anziché un rispettoso silenzio, diventarono francamente insopportabili i giudizi emessi su un padre che si era in realtà ritrovato solo in una scelta tragica.trasferimento

La “colpa” del padre di Eluana Englaro fu quella di sfidare l’ipocrisia della nostra società volendo praticare, in maniera pubblica, quel gesto pietoso che tante famiglie, proprio per il vuoto di disciplina, sono costrette a fare nel silenzio delle mura domestiche. E la politica ancora una volta perse una buona occasione di dare buona prova di sé, contrapponendosi come due gruppi ultrà e trascinando con sé la società civile, invece di affrontare finalmente una problematica delicatissima che riguarda la sfera privatissima dell’individuo.

Qualche anno dopo fu la volta di Piergiorgio Welby a cui vennero persino negati i funerali religiosi: una decisione odiosa soprattutto considerando che in Italia i funerali, spesso in pompa magna, non si negano neppure ai criminali mafiosi.

Sono passati diversi anni da queste vicende e il nostro Paese non si è dotato ancora di una legge sul testamento biologico. Rinchiudere in norme giuridiche scelte che riguardano la sfera intima dell’individuo è indubbiamente difficile, soprattutto quando le scelte investono il campo della vita e dei valori etici. Eppure compito della politica è anche disciplinare temi che investono l’individuo in quanto tale, adottare una soluzione legislativa anche se questa rischia di far aumentare l’impopolarità  nel proprio elettorato di riferimento. Nel caso del testamento biologico, e ancor più in quello dell’eutanasia, è necessario un gesto di responsabilità da parte della classe politica affinché vengano messe nero su bianco regole chiare, frutto di un dibattito laico e scientifico e non di guerre ideologiche combattute per paura di perdere qualche voto alle elezioni.

Il vuoto legislativo lasciato dalla politica ha costretto Dj Fabo ad un doloroso viaggio all’estero, in assenza delle persone a lui vicine che altrimenti avrebbero rischiato un processo,  e così concludere la sua esistenza in una fredda stanza di una clinica e non a casa sua, circondato dall’amore della compagna e degli affetti più cari.


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