Angela Merkel non si perde d’animo dopo il passaggio dei socialisti tedeschi di Shulz all’opposizione. Li ha semplicemente sostituiti. Come? Attraverso un’alleanza euroscettica con Liberali-Liberisti e Verdi.

Qualcuno pensa che l’egoismo di Martin Shulz sia la causa di un cambiamento di rotta sul versante politico tedesco. La mancata alleanza con la cancelliera Merkel avrebbe favorito l’accordo con altre forze politiche, che hanno, decisamente, orizzonti diversi rispetto ai socialisti, sia in materia di Europa che di immigrazione. Angela si ritrova ora al suo quarto mandato, sebbene l’indice di gradimento sia diminuito dell’8%.

Spunta da un angolo nascosto della memoria l’Afp, Alternative für Deutschland, beatrix-von-storch-afd-gettyil partito di estrema destra, semi-nazista secondo alcuni, che a questa tornata elettorale si attesta come forza politica al 12,65%; per intenderci, è una percentuale molto vicina a quella assegnata attualmente a Forza Italia. Il partito, nato nel 2013 dalle idee del professor Bernd Lucke, conquista i suoi primi seggi nel Parlamento Federale.

Una particolarità del voto tedesco è rappresentata dalla scoperta di un elettorato omosessuale di estrema destra, che smentisce le tesi circa il persistente voto preferenziale a sinistra da parte di un cittadino appartenente alla comunità LGBTQUIA+. Il partito in questione presenta delle differente notevoli rispetto agli altri partiti della destra radicale europea: Alice Widel, leader del partito, è una donna, per di più lesbica e sposata con un’altra donna, in aggiunta straniera. IoDonna commenta: “in lei convivono globalizzazione e revisionismo“. Una circostanza, questa, che ha sfatato alcuni miti e ne ha ricreati altri: pare, infatti, che diversi esponenti della sinistra abbiano descritto l’accaduto come un caso della “Sindrome di Stoccolma”, cioè il momento nel quale la vittima si allea con il proprio aguzzino.

Il movimento LGBTQUIA+, tuttavia, vive al suo interno una frammentazione ed una disparità di trattamento. L’evolversi della concezione popolare sul tema è graduale: se oggi l’umore inizia a vedere di buon grado il riconoscimento dei diritti sostanziali per gay e lesbiche, ancora molto c’è da fare per sensibilizzare le coscienze a favore delle storie che si incarnano al di là delle altre lettere presenti nella sigla. Si attende, sul tema, un’analisi di Judith Butler, teorica e portavoce del movimento.

Destra europeaC’è da dire, però, che negli altri stati afferenti all’Unione Europea, dove l’uguaglianza tra uomo e donna è sancita da tante carte sui diritti umani, la figura della donna-leader è presente nei partiti di destra: si veda Marine Le Pen, Giorgia Meloni e tante altre.
Mentre tra i partiti di sinistra, dove per anni sono emerse le più importanti personalità del femminismo come corrente di pensiero e di vita, una tra tutte Carla Lonzi, le donne si sentono strette e non riescono a raggiungere incarichi dirigenziali. Questo perché una donna di sinistra, oggi, preferisce i movimenti sociali alle sedi di partito, il luogo in cui si perpetua l’ordine simbolico patriarcale e verticistico. Non a caso le donne a capo delle forze di estrema destra difendono l’istituzione che più di tutte perpetua l’ordine simbolico patriarcale: il matrimonio; e attraverso questo rispolverare vecchie parole chiave e antichi dissapori, hanno fatto breccia anche nel cuore di coloro che aspirano al matrimonio come riconoscimento di quei diritti di cui sopra.

Le contraddizioni non finiscono con le elezioni tedesche. Sono la porta d’accesso all’analisi del nostro tempo.


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