Erri De Luca alla Federico II con “La parola contraria”, tra istigazione a delinquere e libertà di espressione

Erri De Luca incontra gli studenti di Giurisprudenza approfondendo i temi de "La Parola Contraria" e definendo l'intellettuale un soggetto socialmente in vantaggio che interviene civilmente.

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NAPOLI – Mercoledi 4 novembre Erri De Luca ha incontrato gli studenti di Giurisprudenza della Federico II presso l’aula Coviello nel Dipartimento in Via Porta di Massa 32 in occasione del dibattito “La parola contraria, tra istigazione a delinquere e libertà di espressione”.

Un evento promosso da Salvatore Prisco (docente di diritto pubblico comparato e diritto e letteratura), Sergio Moccia (docente di diritto penale) e Fulvia Abbondante (docente di diritto della comunicazione e dell’informazione) con la collaborazione organizzativa dell’ associazione “Azioniamoci – diamo una legge all’anima”.

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Il Professor Prisco ha immediatamente introdotto il tema del dibattito proponendo tre questioni fondamentali:

Quando l’espressione di un pensiero diventa una proposta d’azione?

Fino a che punto chi propone un’azione è responsabile?

La figura dell’intellettuale ha diritto a una zona franca per esprimere il proprio dissenso? Sarebbe giusto invece imporgli l’impiego di una particolare cautela, considerato il suo particolare ruolo sociale?

L’ assoluzione dello scrittore partenopeo, pronunciata dal Tribunale di Torino dall’accusa di istigazione a delinquere  per le dichiarazioni a favore del sabotaggio della TAV in Val di Susa, è occasione per affrontare il problema del Diritto al dissenso (corollario della insopprimibile libertà di manifestazione del pensiero sancita all’Art.21 della Costituzione) e dei limiti in cui esso andrebbe espresso.

Il reato in questione è contemplato all’Art.414 del Codice Penale. Lungi dal volersi cimentare in un’analisi tecnico-giuridica, si invita a tener presente la datazione d’epoca fascista della Legge: periodo in cui lo Stato si pone quale “personalità al di sopra che non consente alcun dibattito se non intraneo alle norme” (come precisato dal Professor Moccia). La sentenza del Tribunale di Torino, affermando che “il fatto non sussiste”, stabilendo quindi senza dubbio che l’esternazione di De Luca non integra una fattispecie concreta del reato di istigazione, costituisce un valido precedente di riferimento per la delicata interpretazione giurisprudenziale dei reati d’opinione.

Il momento forte dell’incontro è l’intervento del letterato che esordisce ribadendo l’essenzialità della “Parola contraria” (titolo del suo pamphlet) ed il correlato obbligo morale di manifestare la propria dissenziente opinione su argomenti controversi e di seria rilevanza pubblica. Il diritto alla critica deve essere esercitato nei confronti delle istituzioni laddove la legalità non corrisponda alla giustizia.

La nobile e pura tensione della legge positiva alla concretizzazione della seconda è sovente contaminata dagli interessi particolaristici di chi le leggi le fa: non è giusto impedire alla comunità della Val di Susa di opporsi ad un opera devastante sotto il profilo dell’impatto ambientale e che lascia perplessi sotto quello dell’utilità pratica; non è giusto vietare ai pescatori di Lampedusa il soccorso dei profughi naufraganti. La disapprovazione può scuotere le coscienze solo nel momento in cui i consociati abbiano accesso ad una corretta informazione.

A tal proposito De Luca intende il giornalismo come una professione nobile (ricordando all’uopo Giancarlo Siani) che non dovrebbe atteggiarsi, come talvolta accade, a “impiego aziendale”.

 La discussione è alimentata dai futuri giuristi che interrogano il poeta sulla definizione di “Intellettuale”. “Egli è un soggetto socialmente in vantaggio che interviene civilmente”.

Talvolta tale partecipazione è attiva, come nel caso in cui una personalità di spicco si proponga in qualità di alfiere di un valore, un’idea; talvolta si sostanzia in un’opera di sentimentale condivisione: l’autore Izet Sarajlić decise di non abbandonare, pur avendone la possibilità, la sua Sarajevo durante l’invasione slava, vivendo in comunione con il proprio popolo la malora della sua patria. “L’intervento civile” a cui ci si riferisce potrebbe esemplificativamente materializzarsi finanche nell’insegnamento della lingua italiana a persone che giungendo nel nostro Paese vanno sostenute ed integrate.

L’ iniziativa ha messo in filigrana uno strumento innovativo di approfondimento, utile ad integrare la formazione tecnica e accademica con valide testimonianze di vita e offrendo agli studenti spunti che aiutano a costruire il proprio punto di vista.


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