Jennifer Sterlecchini: 30 anni a Davide Troilo

17 coltellate per un amore malato

 

Trent’anni di carcere a Davide Troilo, questa la sentenza di primo grado del 24 gennaio emessa dal GUP di Pescara, nell’ambito del processo con rito abbreviato.

Crimini e omicidi – il fascino dell’oscurità, ricorda e aggiorna, a distanza di due anni, il delitto di Jennifer Sterlecchini.

Fonte: ilmattino.it

L’avvocato dell’omicida intende ricorrere in appello, considerando la condanna smisurata per il delitto commesso… davvero trenta anni di carcere sono troppi nei confronti di una vita rubata?

Acquatorbida, località Fontanelle, tra Pescara e Sambuceto, 2 dicembre 2016; all’interno di una palazzina si consuma la tragedia in cui perde la vita Jennifer Sterlecchini, ventisei anni laureata e impiegata come commessa, uccisa dal fidanzato, Davide Troilo, ascensorista trentaduenne. La causa? Un tablet, o perlomeno quella è la versione dell’omicida, che ha tentato poi il suicidio, ma procurandosi solamente lievi ferite con una prognosi di sette giorni. Scoppiata la lite, entrambi hanno afferrato un coltello aggredendo l’altro, sostiene Troilo, ma i RIS coordinati dal maggiore Alessandro Di Pietro del Nucleo Operativo e Radiomobile hanno ritrovato un solo coltello riconducibile ad arma del delitto.

Una convivenza che non funziona, Davide che ha un figlio con la precedente compagna e Jennifer che raccoglie le sue cose per portarle via. La mamma e un’amica che l’attendono in strada.

«Mamma aiutami, mi sta ammazzando», questo l’ultimo grido disperato.

Diciassette coltellate, fatale quella alla gola. Jennifer non c’è più.

Jennifer Sterlecchini: il suo nome si aggiunge purtroppo alla lista degli innumerevoli nomi delle vittime di femminicidio, colpevole di desiderare una vita migliore, responsabile di avere dei sogni e un po’ di amor proprio.

 

L’immagine di copertina è presa da quotidiano.net

 


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