Libri: “Emancipazione della ragione”, intervista agli autori Pigola e Vagnozzi

Un politologo e ghost writer lombardo, Fabio Ivan Pigola, e un filosofo ligure, Marco Vagnozzi, insieme per un saggio a quattro mani che attualizza il pensiero del filosofo che infiammò il Sessantotto. “Emancipazione della ragione – Appunti sovversivi su Herbert Marcuse” è una monografia che nasconde una critica alla società tecnologica avanzata. Gli autori analizzano i principi e le istanze sollevati dal filosofo.

Fabio Ivan Pigola e Marco Vagnozzi raccontano ai lettori di Polis Sa Magazine come nasce e di cosa parla questo lavoro, presentato recentemente al Salone del Libro di Torino.

«Il libro nasce da un personale desiderio di tornare alla filosofia, alla mia matrice culturale, che è quella del pensiero critico francofortese. Con Fabio abbiamo messo insieme interessi comuni, perché entrambi in modo diverso e da punti di vista differenti ci siamo occupati in passato di Herbert Marcuse. Più che ad alcuni specifici “fatti”, ci sentiamo di ricollegare Marcuse ad alcune interpretazioni particolari della realtà. Vi sono concetti, nella sua lunga produzione filosofica, che conservano ancora oggi un valore altissimo e che negli anni sono stati ingiustamente dimenticati» spiega Marco Vagnozzi, che poi aggiunge, «uno di questi è la “desublimazione repressiva”, che rappresenta un recupero e insieme un ribaltamento delle tesi di Freud. Come è noto, la civiltà, secondo il padre della psicanalisi, per poter sopravvivere richiede ai suoi membri il sacrificio delle pulsioni individuali, del piacere e dunque della felicità; le energie e gli impulsi devono essere opportunamente incanalati in modi socialmente utili e produttivi, preferibilmente nel lavoro, da intendersi come ciò che tiene in piedi una società. Questa è appunto la sublimazione.  Nei suoi scritti, specie Eros e Civiltà, Marcuse prospetta la possibilità di una società differente, dove l’Eros, come principio guida dell’uomo opposto al principio di morte (Thanatos), sia finalmente liberato, con una funzione civilizzatrice particolare; l’ipotesi è quella di una società fondata sul libero gioco delle facoltà umane, una società in cui la ragione e i sensi, la mente e il corpo, le forze materiali quanto gli spunti artistici abbiano il proprio legittimo spazio. Una società sul modello della terza Critica di Kant, o delle “Lettere sull’educazione estetica dell’uomo” di Schiller. Purtroppo,  negli anni Marcuse vide il prodursi, nella società tecnologica avanzata, di istanze nuove e ancora più subdole. Così, è possibile che la nostra società non sia più “repressiva” nel senso classico, o nel modo proprio dei totalitarismi e delle dittature: nella civiltà contemporanea alcune pulsioni vengono liberalizzate (non liberate nella loro pienezza), tanto che perfino dell’Eros, o meglio della sua sessualizzazione, si può fare un uso sociale, funzionale al principio di prestazione. È il caso classico della pubblicità, che ci bombarda di immagini erotiche o di riferimenti al corpo, o di allusioni sessuali più o meno velate, per spingerci non solo a comprare un prodotto, ma a sentirlo come parte del nostro io e della nostra sensibilità. È questo uno dei meccanismi più potenti ed efficaci del potere».

Emancipazione della ragioneInterviene Fabio Ivan Pigola, che commenta: «Un altro concetto che si potrebbe conservare è quello di “totalitarismo”, non nel senso storico più comune, quello che indica il nazismo o il socialismo reale staliniano. Si intende qui, seguendo Marcuse, la capacità del potere e delle istituzioni di essere sempre più “totali” cioè di pervadere ogni campo della vita umana, ivi compreso il cosiddetto tempo libero, che in realtà è colonizzato e dominato da attività inerenti il consumo e il principio della performance. Oggi abbiamo a che fare con entità nazionali o sovranazionali tali da giustificare quello che diceva Gaber, cioè che ogni decisione di fatto passa sopra la nostra testa, senza che abbiamo la reale capacità di incidere. Un potere non più fondato sulle persone fisiche ma su un gigantesco apparato, con mille possibili ramificazioni e diffusioni. Qui Marcuse anticipa l’analisi del potere che sarà fatta da Foucault e da gran parte della tradizione filosofica francese successiva. Ovviamente rimane di grande attualità anche il concetto chiave che sta alla base de L’uomo a una dimensione, e che poi si ripropone ogni qualvolta vediamo l’affermarsi di un pensiero unico, di matrice economica o fondato su una razionalità tecnica; è questa la sola dimensione dei discorsi ufficiali. Per venire a questioni molto vicini a noi, è la ragione che ispira chi devasta i territori con la cementificazione, chi punta su presunte “grandi opere” che divengono l’occasione per l’arricchimento di poche élites. La ragione calcolante, che porta avanti il dominio indiscriminato sulla natura, come già nel 1947 avevano capito Adorno e Horkheimer nella Dialettica dell’Illuminismo».

«Infine, di attuale c’è la grandezza e l’apertura di un pensatore troppo sbrigativamente classificato come “guru” del Sessantotto senza che se ne colgano le parziali deviazioni, gli allontanamenti, i rimproveri, i consigli ai movimenti di allora e degli anni a venire. Pochi lo ricordano, ma Marcuse scrisse anche parole di fuoco contro la violenza individuale della lotta armata, nel corso degli anni ’70, e non fu neppure troppo tenero con l’esaurirsi di alcune forze di opposizione nei “paradisi artificiali” delle sostanze. Tutti temi che restano di grande attualità: della violenza dell’opposizione, e della violenza spesso ben più forte e sottovalutata del potere costituito, si discute tuttora, a mio avviso con una buona dose di mistificazione e col ripetersi di una logica monodimensionale», concludono Pigola e Vagnozzi, che in queste settimane sono alle prese con la promozione del loro libro.


*Se hai trovato un errore di ortografia, può avvisarci selezionando il testo e premendo Ctrl+Invio.

Comments

comments