Elezioni Usa: The final sprint. Chi vincerà?

Manca esattamente una settimana al primo martedì dopo il primo lunedì del mese di Novembre 2016 (anno bisestile), che in politichese si traduce con le elezioni presidenziali negli Stati Uniti D’America, conosciuto meglio come il Super Tuesday.

previsioni-8-agostoAlcuni dati sconvolgono e fanno riflettere sulla complessità di questa nuova tornata elettorale. La verità è che entrambi i candidati hanno fin troppi scheletri nell’armadio. Le previsioni dell’8 Agosto di TermometroPolitico assegnavano alla Clinton una netta vittoria sul candidato repubblicano. Il più recente scandalo, soprannominato “MailGate“, ha fatto sprofondare la Clinton nei sondaggi permettendo a Donald Trump di sfruttare tutte le sue armi mediatiche per aggravare la situazione. Non contribuisce neanche il “TheGuardian” quando associa la figura di Silvio Berlusconi a quella di Trump, soprattutto nell’accezione di uomo di potere incapace di incarnare i bisogni della collettività, relegando la scelta alla filosofia del “meno peggio” in base all’indice di gradimento della propria e personale moralità.

Un interessante sondaggio di Worldwide Vote chiede la propria opinione worldwidealla comunità internazionale, un po’ come suggeriva il professor Aurelio Musi (Storia Moderna – Università Degli Studi di Salerno) nel suo libro “Freud e la storia”. Emerge che per la prima volta nella storia, dopo il 1991, gran parte degli statunitensi concorda, dopo la tregua in Siria, con il 93% dei russi (che hanno partecipato al sondaggio) sul nome di Donald Trump (rosso) rispetto alla Clinton (blu) a 8 giorni dal Supermartedì. Interessante anche il dato di Italia e Francia, che nonostante stiano vivendo al proprio interno la rinascita di gruppi fortemente nazionalisti, hanno convogliato i propri voti sulla candidata democratica.

L’opinione pubblica considera questa campagna elettorale come la più povera di contenuti della storia degli Stati Uniti D’America. I due candidati non rappresentano il paese, così come richiesto dalla carica a cui aspirano. Donald rappresenta la rabbia, Hilary le lobby. Entrambi troppo a contatto con i piani alti per interpretare il dissenso di una fetta della popolazione americana. Altra cosa sarebbe stata quella di vedere uno scontro con le forze politiche mobilitate dalla rivoluzione sociale e culturale di Bernie Sanders.


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