Elezioni in Catalogna: gli indipendentisti riottengono la maggioranza, Spagna nel caos

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70 seggi su 135 vanno agli indipendentisti: 2 in meno del 2015, ma comunque oltre la maggioranza assoluta (68). Al fronte costituzionalista non basta ottenere più voti

La Catalogna è tornata al voto dopo il commissariamento voluto dal Governo spagnolo di Mariano Rajoy in risposta al referendum incostituzionale del 1 ottobre e alla dichiarazione unilaterale di indipendenza del 27 ottobre.

I partiti contrari all’indipendenza si confermano vincitori nelle urne, superando di poco il 50% dei voti, ma i partiti indipendentisti rinnovano la loro maggioranza parlamentare. Questa situazione è dovuta, come nel 2015, alla legge elettorale che premia il voto nelle aree meno popolate, prevalentemente separatiste.

Ciutadans, guidato da Inés Arrimadas, risulta il partito più votato e ottiene 37 seggi, ma i due principali partiti indipendentisti, Junts per Catalunya dell’ex Presidente Carles Puigdemont (ancora a Bruxelles) e ERC di Oriol Junqueras (ancora in carcere) ottengono rispettivamente 34 e 32 seggi che, sommati ai 4 seggi della CUP, garantiscono la maggioranza del Parlamento (70 seggi su 135). I partiti contrari all’indipendenza, pur ottenendo più voti, conquistano solo 65 seggi.

Questi risultati confermano che in Catalogna esiste una grande percentuale di persone che chiede l’indipendenza dalla Spagna. Nonostante tale percentuale sia, di poco, minoritaria, appare evidente che il Governo spagnolo non è riuscito nell’intento di frenare il sentimento separatista.

Carles Puigdemont ha accolto i risultati con un discorso incendiario: “La Repubblica Catalana ha battuto la monarchia del 155. Lo Stato spagnolo è stato sconfitto”.

Il vero sconfitto di queste elezioni sembra infatti essere proprio Mariano Rajoy. Il suo partito affonda in Catalogna (da 11 a 3 deputati) e le elezioni che avrebbero dovuto porre fine alla sfida indipendentista hanno invece riconfermato (seppur con l’importante crescita di Ciutadans e con la perdita di 2 seggi, da 72 a 70) la maggioranza parlamentare secessionista.

Nelle prossime settimane i partiti indipendentisti saranno chiamati a formare il nuovo governo, con non poche incognite. Puigdemont, principale candidato all’investitura, è ancora a Bruxelles e su di lui pende un mandato d’arresto immediato qualora rientrasse in Spagna. Junqueras, leader di ERC, è ancora in carcere, così come altri membri eletti del Parlamento.

Sembra possibile che si rinnovi dunque il caos istituzionale e politico vissuto nei mesi di ottobre e novembre, soprattutto qualora i partiti indipendentisti decidessero di continuare con la via unilaterale. Il Governo di Rajoy invita al rispetto delle leggi e al dialogo all’interno della Costituzione, ma non sembra disposto a fare concessioni.

Il primo problema da sciogliere sarà quello relativo alla situazione giudiziaria dei leader indipendentisti. Una volta formato il governo, sarà imprescindibile che tutte le forze politiche si comportino con responsabilità, intraprendendo un dialogo difficile ma necessario. Reiterare il percorso dell’indipendenza unilaterale porterebbe ad un ulteriore, grave, scontro. D’altra parte, il Governo spagnolo non può continuare a chiudere gli occhi. La crisi catalana ha bisogno di risposte politiche all’altezza.


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