Educazione al Linguaggio – Rubrica interattiva “Pillole di Pedagogia”

Mi scrive una mamma preoccupata per il suo bambino di più di 2 anni che non non riesce a comporre le frasi per comunicare il proprio pensiero e mi chiede consigli sull’apprendimento del linguaggio.

Il bambino fin dalla pancia della mamma ascolta i primi suoni vocali e impara a riconoscerli e a distinguerne la tonalità, la provenienza e l’appartenenza alla persona che li produce. Quando nasce apprende e comprende gradualmente il linguaggio che sente parlare attorno a sé. Dopo i 12 mesi di vita inizia a ripete le parole che ha sentito dire, trattenendole nella memoria ed usandole secondo il proprio bisogno del momento. Non è quindi un’imitazione immediata, ma piuttosto un’osservazione immagazzinata o di una conoscenza appresa. Questo periodo sensitivo del linguaggio, che attraversa più volte la vita del bambino, perdura fino ai 7 anni.

A partire dai 12 mesi il bimbo impara sempre di più a comunicare attraverso l’uso di un vocabolario molto più vario e consistente. Utilissima è la preparazione dell’ambiente creando attorno a lui le occasioni attraverso le quali possa assorbire il linguaggio. Vi è quindi la necessità di stare in costante dialogo con lui, utilizzando la lingua adulta e non quella bambinesca, parlare con lui e non solo a lui, mettetendosi a livello dei suoi occhi per poter mantenere un contatto visuale paritario.

È opportuno lasciargli il tempo di parlare e bisogna aver la pazienza di ascoltarlo, rispettando i turni di una normale conversazione, anche se quello che il bambino dice è incomprensibile. Non bisogna correggere subito i suoi errori se pronuncia una parola in modo scorretto, è consigliabile ripetete quello che ha detto svolgendolo in modo corretto solo dopo che ha finito di comunicare il suo pensiero.

Il bambino in questo modo  si sentirà accolto, ascoltato e compreso e la sua autostima aumenterà sempre di più e non avrà mai timore di esprimersi, trovando il coraggio di riprodurre il suo pensiero in parole.

CONSIGLI DA UTILIZZARE FIN DAI 12 MESI:

  • Non correggete i suoi errori. Se pronuncia una parola in modo scorretto, lo avvilirete dicendogli “Non si dice così! È sbagliato! Si dice in quest’altro modo”.
  • Ripetete piuttosto quello che ha detto svolgendolo in modo corretto: “Si è romputo?”, “Eh già, si è rotto!”.
  • Mostrategli che ciò che dice è importante per voi, così lo incoraggerete a cercare di esprimersi sempre meglio.
  • Utilizzate il più possibile un vocabolario semplice ma ricco e preciso. Descrivete minuziosamente il mondo attorno usando l’accortezza di usare frasi corte. Piuttosto che dirgli genericamente “Guarda il fiore là”, ditegli “Guarda la margherita nel prato”.
  • Utilizzate concetti come sopra/sotto, destra/sinistra, davanti/dietro, anche se vi sembra che non possa ancora comprenderli. Non fate l’errore di sapere già cosa il bambino possa comprendere o no, limitandone la varietà dei vocaboli durante una conversazione con lui.
  • Aiutate l’esplosione del linguaggio attraverso la lettura di libri di letteratura per l’infanzia, canzoni e filastrocche.
  • Offritegli occasioni di parlare ponendogli domande aperte alle quali non si risponda con sì e no, come “Cosa hai fatto a scuola oggi?”. Se all’inizio non risponde, potete aiutarlo proponendogli delle risposte: “Sei andato sull’altalena? Hai giocato con il tuo amico?”. Imparerà a capire cosa vi aspettate da lui e a formulare da solo frasi complesse.
  • IMPORTANTE: NON FATE PARAGONI con altri bambini rispetto alla sua capacità di comunicazione, abbassereste la sua autostima inducendolo ad avere timore di sbagliare e di non essere all’altezza delle vostre aspettative.

E se il bambino non parla? Una volta eliminate le ragioni fisiche (per esempio eventuali problemi di udito) che vengono valutate dal pediatra durante la visita del primo anno d’età, armatevi di pazienza e continuate nella stimolazione del linguaggio. Ricordate che ogni bambino ha i suoi tempi e che alla fine tutti parlano, c’è solo chi lo fa prima e chi lo fa dopo. Quello che conta è spingerlo a fare da solo. Se il bambino capisce che le sue richieste vengono esaudite anche senza bisogno di esprimersi, la comunicazione smetterà di essere una necessità. Per questo è importante evitare di anticipare sempre e comunque i suoi desideri, soddisfacendoli ancora prima che vengano espressi. Quando, per esempio, vi mostra quello che vuole, invece di darglielo direttamente, chiedetegli “Vuoi la mela?” e attendete che dica sì o no.

Se prevenite la necessità di esprimersi, il bambino non avrà alcun motivo per sforzarsi di farlo.

Inviate i vostri quesiti a valeria.dellaporta@gmail.com

*Valeria Della Porta -Pedagogista Esperto in Criminologia, Disturbi Specifici dell’Apprendimento e Progettazione Sociale. Consigliere Regionale Campano APEI (Ass. Pedagogisti Educatori Italiani). Mediatore Familiare e dei Conflitti Interpersonali AIMeF (Ass. Italiana Mediatori Familiari). Consulente Genitoriale e di Coppia. HR- Selezione e Reclutamento del personale, Formazione e Orientamento al Lavoro. Consulente di Marketing e Comunicazione, Gestione e intermediazione di Servizi.

 


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