Dylan Dog: l’indagatore dell’incubo

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Giuda ballerino!” Chi conosce il personaggio sa bene a chi appartiene questa originale imprecazione che dal Settembre del 1986 diventa identificativa dell’indagatore dell’incubo:Dylan Dog.  Ideato dal genio di Tiziano Sclavi e creato graficamente da Claudio Villa, questo trentenne con le sembianze di Rupert Everett sfida i peggiori incubi -reali e apparenti- del nostro immaginario quotidiano e collettivo ormai da più di trent’anni. Eppure, dopo un paio di giorni dalla sua comparsa in edicola era rimasto praticamente invenduto.

Copertina n°1

Chiedeva tempo, Dylan. Dopotutto la sua filosofia di vita è molto personale e avulsa dai ritmi della nostra quotidianità: ancorato al passato nel suo distacco dalla tecnologia (il suo diario lo scrive con una piuma d’oca con annesso calamaio), nell’usare un vecchio maggiolone bianco decapottabile (targato DYD 666), il nostro eroe usa riflettere suonando il clarinetto, oppure costruendo perpetuamente (non lo finisce mai) un modellino di galeone che ha la forma del vascello comandato da Nelson, il HMS (Her/His Majesty’s Ship) Victory. E’ anche, in tempi non sospetti, vegetariano. Esserlo oggi è normale, ma a quell’epoca in Italia era una dieta praticamente sconosciuta! Ma quello che diviene il “colpo di classe” di Tiziano Sclavi (tra i tanti che hanno illuminato questa serie) è di averlo infine ambientato a Londra al n. 7 di Craven Road (in principio doveva risiedere infatti negli USA ed essere un personaggio appartenente al filone “hard boiled“): strada realmente esistente in una città molto evocativa per le sue tradizioni di fantasmi e per quel suo essere una città sia retrò che all’avanguardia.

Claudio Villa

E’ quindi inglese, Dylan, ma anche anticonformista, e lo dimostra decisamente in ogni sua espressione. Da buon inglese indossa le scarpe Clarks, sempre; e però odia gli ombrelli e non li usa mai. Non fuma, ma è stato alcolista. E’ autoironico e non si prende sul serio, tanto da essere lui il primo scettico sui vari casi che gli si presentano, al punto di consigliare talvolta ai suoi clienti una buona visita psichiatrica. Sempre in bolletta, ma completamente distaccato dal denaro, verso cui è molto più concreto il suo aiutante/amico/collaboratore Groucho, un sosia di Groucho Marx che alleggerisce le situazioni con giochi di parole e freddure… glaciali; tanto fredde da rischiare il “licenziamento” da parte di Dylan.

Ha molte fobie: è claustrofobico, ha paura dell’altezza (e quindi non usa  l’aereo e soffre di vertigini), è ipocondiraco. In compenso, cambia ragazza in ogni storia e di ognuna si innamora perdutamente… fino al mese successivo! E quando le cose sono troppo complicate, il suo vecchio amico Bloch, ispettore a Scotland Yard è sempre pronto a dargli una mano mettendogli a disposizione la sua esperienza e i mezzi della Polizia londinese.

Tiziano Sclavi

Presosi il suo tempo, il botto di vendite arriva dopo un paio di settimane: al punto che il primo numero necessita di una ristampa perché le copie stampate non reggono la richiesta. E il successo aumenterà a dismisura fino ai primi anni ’90 raggiungendo addirittura le 500.000 copie mensili e con premi a ripetizione per Sclavi (nel 1990 vince il premio Yellow Kid come miglior autore) e valutazioni degli arretrati che toccano cifre assurde (chi scrive è stato testimone di torme di ragazzini che compravano i primi numeri della serie a prezzi oscillanti tra le 100.000 e le 200.000 lire, che erano davvero una bella cifra!)

E le storie… beh quelle spaziano in ogni direzione. Dal serial killer ai fantasmi, dai demoni agli zombie, il tutto infarcito con citazioni di films, libri, canzoni, che mettono alla prova i lettori sfidandoli, in pratica, a trovarle! Vengono usati testi di canzoni, inquadrature tratte da quel certo film, nomi ispirati a personaggi letti o visti al cinema o in TV.

Le prime 60/70 storie di Dylan Dog entrano di diritto nella storia del fumetto con un ritmo mediato dal cinema, con vignette che sono inquadrature cinematografiche, alternando e mescolando i “mostri classici” con quelli che ognuno cela dentro di sé: svelando le conseguenze che ci sono per chi guarda nell’abisso, perché poi è “l’abisso che guarda dentro di noi e artiglia l’animo” mostrando che non c’è bisogno di cercare il Male lontano in quanto spesso si nasconde dentro di noi; che la paura del diverso fa reagire l’essere umano come e più di un vero mostro; che spesso, più di quanto si creda, le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni.

Storie surreali che scavano l’animo umano, che spiano le vite degli ultimi, dei vinti, che mostrano che c’è tanta crudeltà nella vita reale da essere inutile immaginarsi un Inferno: il vero inferno è la nostra esistenza quotidiana.

E così, viene lanciato definitivamente il filone Horror colto e ben strutturato. Categoria che poi degenererà nello splatter fine a se stesso, con pubblicazioni come “Splatter“, “Mostri“, “Gore Scanners“, “Lobotomia“, “Primi Delitti“, che provocheranno addirittura una interrogazione parlamentare nel 1990 da parte di solerti deputati dalla mentalità decisamente “passatista”, per usare il termine impiegato dallo psicanalista Cesare Musatti.

Il riscontro di pubblico arriva a tal punto che Dylan Dog diventa il soggetto di figurine, di tarocchi, di riviste di sport e moda, e perfino di una canzone di successo di Claudio Baglioni, Le vie dei colori, il cui testo funge da base per una storia del Nostro disegnata da Claudio Villa. Diventa “testimonial” di varie campagne pubblicitarie, come quelle contro l’abbandono dei cani e degli animali in genere.

Ma dopo tanti anni, anche Dylan comincia a mostrare i … segni dell’usura, e le vendite iniziano a calare inesorabilmente, fin quando la Sergio Bonelli Editore, nel 2013, decide di affidare le sorti della testata a un nuovo curatore: Roberto Recchioni. E’ lui che provvede a rinnovare il personaggio cambiando lo status quo e i comprimari. Bloch va finalmente (come da lui anelato per tanti anni) in pensione e al suo posto arriva l’ispettore capo Tyron Carpenter che detesta decisamente Dylan Dog ritenendolo solo un ciarlatano ficcanaso. In compenso il sergente Rania Rakim, di origini musulmane, lo prende in simpatia aiutandolo di nascosto. Oltre a questo, Dylan viene reso più interattivo col mondo moderno, facendogli acquistare un cellulare, che usa in modo decisamente…conflittuale. Questo restyling all’inizio sembra ridare vitalità al personaggio facendone aumentare le vendite, ma poi esaurita la curiosità la testata si attesta su un venduto leggermente superiore al passato.

Doveroso ricordare i vari autori: tra i soggettisti oltre a Sclavi che scrisse tutte le storie del primo anno, tra i tanti una citazione di merito spetta a  Luigi Mignacco, Alfredo Castelli, Marcello Toninelli, il trio di autori Medda, Serra e Vigna, Claudio Chiaverotti, Mauro Marcheselli, Pasquale Ruju, Giuseppe de Nardo, Paola Barbato, Alessandro Bilotta; tra i disegnatori insieme a Claudio Villa creatore grafico e copertinista fino al numero 41, vanno ricordati Angelo Stano, copertinista dal numero 42 al 364, Gigi Cavenago dal 365 a oggi; e poi Giuseppe Montanari & Ernesto Grassani, Giovanni Freghieri, Luigi Piccatto, Corrado Roi, Giampiero Casertano, Bruno Brindisi, Ugolino Cossu.

Da segnalare Giuseppe De Nardo e Bruno Brindisi, colonne portanti della serie e della cosiddetta “scuola salernitana“. Ma questa è un’altra storia…

Immagini:

http://www.sergiobonelli.it

http://www.lacooltura.com


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