Era il 1963 e sedeva sul Trono di Pietro Angelo Giuseppe Roncalli, al secolo Giovanni XXIII, che ancora oggi è considerato uno dei papi più importanti della storia millenaria della Chiesa. Giovanni XXIII era salito al soglio pontificio all’età di 77 anni, considerato come un Papa di transizione, che portò non pochi cambiamenti all’interno di una istituzione “immutabile” tramite il Concilio Vaticano II, concluso poi con il suo successore Paolo VI. Ancora oggi, nel ricordo comune, è ricordato con l’appellativo di “Papa Buono”, che quasi ha appannato l’importanza che egli ebbe durante al difficile periodo della distensione tra Kennedy e Kruscev. Che sia Kennedy-Kushevchiaro, la fama di essere “buono” era vera, a testimonianza ci sono innumerevoli uscite fuori programma oppure i dialoghi con il suo segretario Capovillia fino ad arrivare al famoso discorso dell’11 ottobre, in occasione dell’apertura del Concilio, quando diede quell’improvvisa “carezza ai bambini”. Ma ci sono tantissimi altri casi in cui, anche contro il volere o il parere della Curia, si intromise all’interno delle questioni di politica internazionale, cercando di mediare tra i due leader delle super potenze, dialogando sia con il Presidente cattolico americano ma sia con la controparte comunista.

Tanti furono gli avvenimenti a testimonianza dell’impegno di Roncalli, dal radiomessaggio a causa della guerra imminente causata dalla Crisi di Cuba, che vide l’impegno anche del Governo italiano, fino ad arrivare alla lettera enciclica “Pacem in Terris” indirizzata a tutti “gli uomini di buona volontà”, in poche parole a tutto il mondo cattolico e non. Tra la “crisi di Cuba”, primo atto importante, e l’enciclica, ultimo atto, molte furono le iniziative fatte dal Pontefice per rasserenare i rapporti incandescenti tra i due blocchi. Tra queste iniziative spicca l’incontro con Rada Kruscev e Alexei Adjubei.

Rada Kruscev era figlia di Nikita, leader del PCUS, mentre suo marito Alexei Adjubei oltre ad essere membro del Comitato Centrale era anche direttore della “Izvestija”, time giovanni xxiiiil giornale del Governo di Mosca. Ma partiamo da molto prima, Giovanni XXIII a fine 1962 fu premiato dalla rivista “Time”come uomo dell’anno, di lì a poco fu premiato con il premio della Fondazione Balzan per la pace.
In merito a questi due riconoscimenti tanti furono i messaggi di congratulazioni che arrivarono anche dallo stesso Nikita Kruscev. Da questo momento, iniziò a serpeggiare la notizia di una possibile visita di Kruscev al Vaticano. Mentre in Russia iniziavano i primi dialoghi, il 27 febbraio del 1963, arrivarono a Roma i coniugi Adjubei e davanti ad una folla di giornalisti e curiosi dichiararono la loro volontà di incontrare il Papa per portare un dono da parte di Nikita in merito all’ultimo premio ricevuto.

Giustamente la notizia creò non poche difficoltà all’interno del Vaticano, molti erano restii, altri vedevano un modo di estorcere relazioni internazionali, altri parlavano di un Papa ormai fuori dal senno, altri, in realtà molti, avevano paura che l’incontro tra il Pontefice e il leader russo potesse portare uno spostamento di voti dalla DC al PC nelle elezioni politiche del 1963.

La Curia e alcuni giornali cattolici e di destra iniziarono a fare pressione sul Pontefice, tentando di mandare in fumo il possibile incontro. Dall’altro lato Giovanni XXIII era sempre più convinto che il dialogo potesse essere l’arma possibile per poter completare il suo disegno di distensione. Anche se il pontefice propendeva nell’accettare l’incontro di Adjubei, decise di non affrettare il passo e chiese consiglio al capo riconosciuto della Curia, nonché Segretario del Sant’Uffizio: Alfredo Ottaviani. Il cardinale Ottaviani era estremamente contrario all’ipotesi ma suggerì al Pontefice di non declinare l’invito, ma al tempo stesso proponeva l’incontro non più con il Papa ma con uno dei suoi stretti collaboratori. La questione sembrava conclusa, ma non fu così.

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Giovanni XXIII  non era d’accordo, voleva incontrare Rada Kruscev, anche sapendo di non avere il completo appoggio della Curia e sapendo di essere esposto ai possibili attacchi da parte della stampa, i quali non si fecero attendere. Decine e decine di articoli vennero pubblicati, molti dei quali provarono a dare una motivazione dell’interesse russo nei confronti del Vaticano. Sempre sulla carta stampata non furono pochi i richiami alla e alle possibili intenzioni di relazioni internazionali con il Vaticano.

Dopo tutto ciò l’idea di Roncalli non cambiò idea. Il 6 marzo, mentre Adjubei e la moglie ricevevano il biglietto protocollare di invito, la Radio Vaticana commemorava la decennale morte di Stalin con un attacco antisovietico tipico della guerra fredda da parte di Ottaviani e Siri. Ma ormai tutto era pronto, Giovanni XXIII aveva trovato lo stratagemma per invitare i due coniugi russi senza alzare un ulteriore polverone: semplici giornalisti per la conferenza stampa del 7 marzo in occasione del premio Balzan.

La mattina del 7 marzo… [Fine Prima Parte]


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