di Diana Lisciandrano

Donna. Una parola che racchiude in sé mille e più sfaccettature. Quando penso a questa parola un’onda di emozione mi travolge. Una donna è come un prisma di cristallo, capace di riflettere e illuminare in più direzioni nello stesso momento, dando molte visioni di sé senza poter essere mai identificata secondo un preciso standard.

Da donna mi è capitato spesso di riflettere sulla mia condizione di genere. Essere donna è compito assai difficile, forse più oggi che in un passato prossimo o remoto.

La giornata di oggi, 25 Novembre,  contro la violenza sulle donne, vuole porre in evidenza la ferocia gratuita e profonda che viene spesso esercitata nei confronti del sesso femminile, arrivando nei casi estremi al femminicidio.

Esistono purtroppo molti altri modi di subire vessazione: insulti verbali, mobbing sul lavoro, parentale e familiare. Anche qualora una donna non venga uccisa fisicamente, capita spesso di incontrare donne svuotate della propria identità, private della coscienza, stuprate nel proprio IO: ugualmente uccise.

Donne la cui luce fatica a sprigionarsi, non per propria incapacità, bensì perché offuscata da persone che non accettano una luce autentica e sincera, profonda e meravigliosa. Una luce che troppo spesso abbaglia ed acceca coloro i quali ne vengono investiti.img_7300

Come spesso evidenziato, pare si stia assistendo ad un aumento di questi fenomeni.

Il collega Paciello sostiene nel suo articolo “Quella sulle donne è pur sempre violenza come in realtà non si tratti di un vero e proprio aumento di questo fenomeno, bensì quanto la cassa di risonanza sia molto più ampia rispetto ad un tempo. Concordo in pieno con questa analisi; i mezzi di informazione di massa danno sicuramente più rilevanza ad episodi di violenza, con lo scopo forse di sensibilizzare le persone su di un tema così delicato. Credo inoltre che questi fenomeni si siano acuiti, soprattutto dal punto di vista della loro banalità. Motivi spesso futili conducono ad epiloghi tragici.

L’uomo pare spesso non essere in grado di sostenere la poliedricità della propria compagna. Sempre più donne acquisiscono la piena consapevolezza del proprio corpo e della propria mente, e le infinite sfaccettature della propria personalità faticano ad essere colte e capite.

Tradizionalmente la “femmina” era soltanto vista come mezzo atto alla procreazione, alla cura della casa e del proprio uomo, un mezzo atto a dare piacere e conforto a mariti, padri e figli, trascurando spesso sé stessa. Il ruolo della donna all’interno della famiglia e della società è stato troppo spesso bistrattato, sottovalutato e dato per scontato. Una donna poteva essere qualcuno all’interno della società solo con un uomo al proprio fianco.

Le donne di oggi hanno invece capito il proprio valore, indipendentemente dalla presenza di un uomo nella loro vita. Si sentono libere di decidere per sé stesse, senza bisogno di un uomo che dica cosa e come fare.

Resta il fatto che molti uomini non riescono ad accettare tutto questo. Si sentono sopraffatti dagli stereotipi, quali l’uomo macho, l’uomo onorevole e rispettato, l’uomo che non deve chiedere mai, l’uomo a cui viene sempre concesso tutto, compreso il diritto di decidere della vita della propria compagna. Troppo spesso l’uomo di oggi non è ancora in grado di accettare un diniego, una scelta forte da parte della propria fidanzata, moglie, compagna, figlia, collega, madre. E troppo spesso la non accettazione porta a scelte estreme: semplificando, si potrebbe dire “o mia o di nessun altro”. Gelosia? Non credo solo questo. Quanto piuttosto il sentirsi sminuiti, la consapevolezza all’improvviso della piena libertà di chi ha condiviso un pezzo di vita insieme.img_7301

 

Molte volte i femminicidi vengono mascherati da motivi religiosi, sentimentali, comportamentali. Troppo spesso l’opinione pubblica sembra quasi “sostenere” o scusare il reo confesso, adducendo alla vittima colpe comportamentali: “e certo, se non avesse fatto…, se non avesse detto…, se non avesse provocato con quel vestito…, se fosse stata zitta…”.

Beh, io non ci sto.

Ogni donna ha il diritto di sostenere e portare avanti le proprie scelte, di alzare lo sguardo, di andare anche controvento, in direzione ostinata e contraria.img_7302


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