“Don Matteo”: la vera star è Frassica | TV e dintorni

Puntualmente Don Matteo, la serie TV con protagonista Terence Hill, asfalta tutti gli altri programmi della prima serata del giovedì. Anche la puntata del 13 aprile registra dati molto alti: 6.274.000 spettatori pari al 25.9%

La serie nata nel 2000 è alla sua undicesima stagione. Attorno a Terence Hill (Don Matteo) ruotano altri personaggi secondari, ogni puntata un caso da risolvere e storie che si protraggono per tutti gli episodi della stagione: di solito una storia d’amore e una sul sociale. A onor del vero, poco spessore si trova sia nelle storie più lunghe che nelle indagini monopuntata. La storia portante è di solito basata su una storia d’amore che coinvolge il comandante della stazione dei carabinieri (nel tempo vari interpreti hanno ricoperto il ruolo).

Il sociale e la solidarietà fanno da sfondo alla storia secondaria, normalmente orfani o ragazze-madri che alloggeranno nella canonica di Don Matteo. La location iniziale è quella di Gubbio e del suo territorio, ma nel 2013 è guerra di campanili.

I dati Auditel parlano chiaro, Don Matteo sta dando una visibilità enorme ai posti in cui è girato. Spoleto si candita come nuovo set e la spunta, probabilmente i motivi che spingono la produzione a cambiare città sono di pura ragione economica.  “Don Matteo” deve in gran parte il suo successo non al suo protagonista, ma a quella che doveva essere una spalla: Nino Frassica.

Il comico siciliano interpreta il maresciallo Antonio Cecchini. Il poliedrico attore da vita a un personaggio trasognato e pasticcione, dotato di una straordinaria umanità. Le sue battute, l’ironia, le sua storia familiare, danno pepe a una sceneggiatura spesso non all’altezza di un successo che dura da diciotto anni.

 

Il paragone con il “Commissario Montalbano”, che abbiamo trattato la scorsa settimana, parrebbe inadeguato… troppa differenza di interpretazione e sceneggiatura, ma ci sono cose che accomunano questi campioni d’ascolto: la straordinaria bellezza delle location, la non spettacolarizzazione dei delitti, la mancanza di vizi e scheletri negli armadi dei protagonisti e copratagonosti . In ultima analisi c’è da rivedere il ritratto dello spettatore medio che esce fuori da questa analisi: in fondo ama il bello e l’onestà, pur non rinunciando ad un bel delitto.


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