Don Giovanni Tangorra all’Assemblea Regionale Meic: “La Sinodalità esprime l’essere della Chiesa”

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“Tutti abbiamo bisogno di una via. La via è Cristo. Sinodalità vuol dire proprio questo, camminare insieme per cercare una via. La Sinodalità esprime proprio l’essere della Chiesa. Potrebbe definirsi l’Ontologia della Chiesa”. Con queste riflessioni Don Giovanni Tangorra, Professore ordinario di Ecclesiologia alla Pontificia Università Lateranense ed Assistente nazionale del M.e.i.c (Movimento ecclesiale di impegno culturale), riconfermato dalla Cei per il triennio 2017-2020, ha aperto la sua Lectio Magistralis “Chiesa e Sinodalità” in occasione dell’Assemblea regionale M.e.i.c., che si è tenuta Domenica 19 novembre presso la Pinacoteca del Seminario di Aversa.

La presenza di Don Giovanni per una sua Lectio Magistralis all’Assemblea del M.e.i.c, è stata fortemente voluta dalla Dott.ssa Rosaria Capone, (Presidente Regionale) e dall’Assistente regionale Don Fernando Angelino. L’Assemblea regionale ha avuto il fine di condividere una riflessione sul tema della Sinodalità dinanzi ai rappresentanti, Consiglieri e Presidenti Diocesani e di Gruppo del M.e.i.c. della Campania. “Una chiesa sinodale è una Chiesa dell’ascolto – ha dichiarato Rosaria Capone nella sua prolusione iniziale – e il concetto stesso di Sinodalità punta sulla comunione. A noi laici il silenzio non ci è più concesso. Sinodalità vuol dire discutere insieme per trovare soluzioni”.

Don Giovanni Tangorra, che nel M.e.i.c vanta una lunga e produttiva nonché prolifica attività intellettuale, nel corso della sua relazione si è più volte interrogato sulle tante incombenze che gravano oggi sul clero e sulla responsabilità della Chiesa nell’educazione dei giovani, oggigiorno tematica sempre più scottante, fondamentale ma alquanto confusa. Per Don Tangorra le comunità devono ritornare alla prassi dell’”ascolto”; la Sinodalità è anche ascoltarsi reciprocamente. “L’uomo e quindi il buon cristiano cresce –dichiara – ponendosi delle domande, non eseguendo degli ordini”.

Don Tangorra, la parola Sinodalità è parola di Missione; lo stesso Papa Francesco parla della Sinodalità come una delle più belle esperienze che possa fare un cristiano; far parte di un popolo in cammino verso il suo Signore; quali sono le sfide e gli obiettivi della Sinodalità nel cammino di un cristiano?

Oggi bisogna anzitutto riscoprire la Sinodalità all’interno della Chiesa tenendo presente la bellissima frase di San Giovanni Grisostomo “Chiesa e Sinodalità sono la stessa frase; sia il concetto di Sinodo sia il concetto di Chiesa vanno riscoperti all’interno della comunità cristiana. Come? Soprattutto riscoprendo due capisaldi che sono tra tutti l’uguaglianza tra tutti i membri e quindi la collaborazione di ogni membro per il bene del corpo (secondo la metafora adoperata da San Paolo). Successivamente occorre rafforzare il senso di corresponsabilità che va attivato a tutti i livelli

Il prof. Alberto Melloni, noto storico del Cristianesimo, afferma che “Sinodalità non vuol dire che tutti abbiamo il diritto di metterci al microfono come fossimo in una Radio Libera, ma il metodo sta proprio nel saper coinvolgere, nel modo di formazione che il cristiano deve saper proporre all’interno delle Parrocchie e enei Movimenti. La Chiesa che strada deve intraprendere riguardo proprio ai Movimenti?

Sinodalità vuol dire camminare insieme dunque dobbiamo dare a questo insieme la più ampia soggettività possibile. Ovviamente l’insieme non rivela le vocazioni, perché ci sono diverse vocazioni: vi è la vocazione dei Movimenti, la vocazione delle Associazioni, c’è la vocazione dell’individuo, c’è la vocazione dei gruppi. Nell’insieme c’è anche la diversità; la vera sfida della Sinodalità è l’unità nella pluralità; non si livellano le differenze all’interno della Sinodalità ma si pongono in comunicazione fra loro. Per i Movimenti c’è ampio margine di sfida ed ampio margine di impegno per realizzare quello che poi è il proprio carisma.

Il M.e.i.c. quale figura storica della Chiesa del nostro tempo, potrebbe valorizzare o riscoprire? Faccio riferimento anche alla mozione degli archivi M.e.i.c. presentata dal Segretario nazionale Prof. Tiziano Torresi alla tredicesima Assemblea nazionale di Assisi dello scorso giugno ed in quella sede approvata all’unanimità… si consideri che in questo periodo cade anche l’anniversario del centocinquantesimo anniversario della nascita dell’Azione Cattolica italiana…

Recentemente, rileggendo un libro di storia del M.e.i.c, sono ritornato alla figura del suo fondatore Iginio Righetti, un avvocato morto molto giovane ma che in qui suoi pochi anni della sua vita è riuscito a fare molte cose interessanti ed importanti. Una figura che andrebbe riscoperta. Spesso capita che si si soffermi maggiormente con gli studi su figure ministeriali e clericali (come Papa Paolo Vi) che su queste figure di laici di grande spessore ed il M.e.i.c ne ha avuti tante. Ritrovare la propria anima attraverso la testimonianza di queste figure potrebbe essere una buona via. Non dimentichiamo Giorgio la Pira…Tutte queste personalità potrebbero essere anche uno spunto per la profezia.


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