Il termine digital divide o, nella sua più utilizzata locuazione italiana, divario digitale – anche se altri preferiscono per rafforzare il termine divide parlare di frattura – ha sempre incluso forme di “esclusione” molto diverse: da quelle più di natura tecnologica – ovvero la disponibilità di infrastrutture di accesso in grado di consentire l’utilizzo di applicazioni e contenuti disponibili su reti digitali – a quelle di natura culturale e sociale. Ciò con la consapevolezza che soltanto l’uso combinato di azioni e strumenti sia in grado di intervenire per ridurre progressivamente la frattura.

Intanto partiamo dalla definizione che (Wikipedia) recita: Il divario digitale o digital divide è il divario esistente tra chi ha accesso effettivo alle tecnologie dell’informazione (in particolare personal computer e internet) e chi ne è escluso, in modo parziale o totale. I motivi di esclusione comprendono diverse variabili: condizioni economiche, livello d’istruzione, qualità delle infrastrutture, differenze di età o di sesso, appartenenza a diversi gruppi etnici, provenienza geografica. Oltre a indicare il divario nell’accesso reale alle tecnologie, la definizione include anche disparità nell’acquisizione di risorse o capacità necessarie a partecipare alla società dell’informazione. Il termine digital divide può essere utilizzato sia per riferirsi ad un divario esistente tra diverse persone, o gruppi sociali in una stessa area, che al divario esistente tra diverse regioni di uno stesso stato, o tra stati (o regioni del mondo) a livello globale.

Tale definizione si fa originare da Jeffrey Cole, Direttore del Center for Communication Policy dell’UCLA [Università della California], che nel 2000 coniò tale termine per evidenziare come l’elevata rapidità attraverso cui si è diffusa internet accresceva i rischi tra coloro che ne potessero disporre (gli have) e coloro che ne potessero rimanare esclusi (gli have NOT). Secondo il pensiero di Cole “internet è divenuta la tecnologia con la crescita più rapida della storia. Negli Usa, ad esempio, ci vollero 46 anni prima che il 30% delle case fosse collegato alla rete elettrica, 38 ne passarono prima che il telefono entrasse nella stessa percentuale di famiglie e 17 ne servirono alla televisione. A internet sono bastati 7 anni per raggiungere il 30% delle famiglie americane.”

Allarghiamo ora lo sguardo proprio sulla diffusione delle tecnologie digitali e in particolare di internet nel mondo: Se guardiamo ai dati ufficiali dell’ITU (l’Istituto dedicato alle telecomunicazioni dell’ONU) vediamo come tale crescita sia stata impressionante nel corso degli ultimi 15 anni cambiando radicalmente il concetto di comunicazione e con esso ponendo il tema delle condizioni di accesso come punto di diverse iniziative a livello globale. Ad esempio negli ultimi 12 anni (2005 – 2016) il numero di abbonati ai servizi di telefonia fissa è diminuito globalmente di 230 milioni, raggiungendo un’incidenza nel 2016 di meno di 14 abbonati ogni 100 abitanti (14%), mentre il numero degli abbonati a servizi di telecomunicazioni mobili è più che triplicato, raggiungendo quasi 7 miliardi e 400 milioni di abbonamenti con una copertura pari al 99,7% della popolazione (addirittura nei Paesi sviluppati si raggiunge il numero di 126 abbonamenti per 100 abitanti). La banda larga mobile ha numeri ancor più significativi: si passa dai 268 milioni di abbonamenti del 2007 agli oltre 3,6 miliardi del 2016, mentre la banda larga fissa riesce “solo” a quadruplicare arrivando a circa 900 milioni di abbonamenti. Le persone con accesso a internet sono passate da 1 miliardo del 2005 a più di 3,5 miliardi del 2016. Ma proprio su questo punto e sul successivo (ovvero presenza di pc e di internet a casa) le distanza tra Paesi developed e developing utilizzata dall’ONU per la classificazione generale delle statistiche si fa marcata. Mentre i computer sono presenti nell’82% dei developed e nel 35% dei developing, l’accesso internet da casa è presente nell’83% della case dei Paesi developed e soltanto nel 41% dei developingE se le persone che usano internet sono l’81% di Paesi developed, lo sono per solo il 41% Paesi developing.

Per non perdersi in troppi dati proviamo a tirare qualche prima conclusione: sempre più persone su internet tramite connessioni mobili a banda larga e un divario ancora molto forte nell’accesso tra diverse aree del mondo. Quindi possiamo con la forza dei numeri indicare un primo punto: nonostante impegni e più o meno solenni dichiarazioni il divario digitale tra le diverse parti del mondo si restringe ma rimane ancora molto ampio.

Ma siamo solo al primo punto: quello dei dati globali in cui come sempre regna la “media del pollo”. Vi sono almeno tre altri livelli di attenzione per misurare il divario digitale: quello interno ai singoli territori (l’esperienza ci dice che la differenza tra centri e periferie a scala variabile è molto marcata in grandi e piccole città), quello relativo alle persone e alle loro differenze di età, di genere, di provenienza, di estrazione sociale e quello infine di natura cognitiva perché ormai siamo dentro al mondo dei contenuti e delle applicazioni.


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