Vivere la musica: la storia dei 50 anni di Disclan

La musica, quella vissuta, quella dei piccoli negozi di dischi che resistono all'era digitale

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di Carmine Vitale

Per molti sembrerà impensabile l’idea che la musica possa ancora essere ascoltata e “vissuta” attraverso dischi fisici o addirittura vinili. Ancora più assurda apparirà, dunque, l’idea che possano esserci ancora negozi disposti ad investire in questo mercato afflitto da mille e più problematiche. Tutti, chi più chi meno, hanno vissuto, infatti, le svariate deviazioni e trasformazioni dei supporti musicali: dalle cassette registrate per l’autoradio alla musica digitale passando per le varie piattaforme di file sharing come i vari Emule, Napster e chi più ne ha più ne metta. Eppure, incredibile a dirsi, proprio al centro del capoluogo campano c’è qualcuno che ha fatto della musica un percorso di vita ricco e rivoluzionario e che ha sposato la causa da instancabile martire, creando sul territorio una rete fitta e fidelizzata di utenti accomunati da un’unica grande passione: la Musica. Stiamo parlando della grande famiglia di Disclan, che il 23 Gennaio 2015 ha festeggiato ben 50 anni di attività. Ne abbiamo ripercorso le fasi salienti con Mario Maysse.

NEL SEGNO DI LUCIANO MAYSSE

La storia di Disclan è fortemente radicata nel panorama musicale salernitano. A dettare le linee guida di questo glorioso iter è l’instancabile passionario Luciano Maysse che, in una sera di Dicembre del 1959, si aggiudica la vittoria della trasmissione televisiva “Musichiere”. Un destino che pareva già scritto per chi- come racconta suo figlio Mario – aveva casse montate ovunque in casa per non separarsi mai dalla sua musica. Un milione e 150 mila lire e un biglietto con destinazione Hollywood per incontrare il Walt Disney. Poi l’ascesa discografica, con le prime apparizione tv e quel brano “Amorevole”; il contratto con la dischi Ricordi e la pubblicazione del primo 45 giri ed ancora la stima di Luigi Tenco e di Umberto Bindi, fino agli opening per Ornella Vanoni e Mina. Tutto incredibilmente veloce fino alla proposta della Ricordi di abbandonare la terra natia, l’amata Salerno, per trasferirsi nella Milano delle mille opportunità. Proposta che fu rimandata al mittente e che di fatto ha in qualche modo cambiato anche la storia culturale di Salerno.

PIAZZA MALTA, 1965

disclan1crewLa storia è fatta di date e quella di Disclan coincide con il Gennaio del 1965. Luciano Maysse con un colpo di coda si divincola dalle proposte dell’etichetta discografica e decide di creare un “clan”, un gruppo che potesse condividere in maniera piena e stimolante la propria passione per la musica. Dalla fusione di due lemmi “Disco” e “Clan”, nasce DisClan – il clan del disco per l’appunto. Un luogo diventato, nel corso degli anni, di culto per salernitani e non. Da subito la realtà singolare del progetto s’impone e inizia a ramificarsi sul territorio, accogliendo in questo store appassionati di tutte le età e creando un fenomeno che taglia trasversalmente diverse generazioni fino ad arrivare alla storia più recente. Il 1990, poi, una battuta d’arresto. Si ferma il cuore di Luciano ma non cessa di battere quello di Disclan, intriso tuttora dello spirito del fondatore.

QUESTIONE DI PASSIONE

Con la scomparsa prematura di Luciano, la cura del “clan” passa ai due giovani figli Elisabetta e Mario, entrambi legati a quel luogo creato dal padre ma che non pensavano sarebbe divenuto così presto il loro primo punto di riferimento. Lo stesso Mario racconta che in quei primi anni ’90 cercava di ritagliarsi un piccolo ruolo in ambito musicale attraverso la scrittura prima di gettarsi anima e corpo nel progetto iniziato dal papà: «È stata una scelta molto forte quella presa da me ed Elisabetta, inoltre, pochi sanno che proprio in quel periodo Disclan era in procinto d’aprire un nuovo punto vendita già sotto contratto ma che, essendo acerbi nel settore relativo alle vendite, decidemmo di desistere e continuare con un unico store fino ad approdare nel 2000 a C.so Vittorio Emanuele».

UNA FORTE IDENTITÀ CULTURALE

Nel 2013 gli sforzi dei fratelli Maysse vengono ripagati con un immenso attestato di stima da parte dei propri aficionados. La storica rivista musicale Rolling Stone lancia un contest dove s’invita gli utenti ad indicare lo store dove amano acquistare dischi e vivere la musica a 360°. I migliaia di click parlano chiaro: è proprio il negozio salernitano “Disclan” ad esser insignito del titolo di “Negozio di dischi più amato d’Italia”. Un risultato incredibile, considerando anche le disavventure economiche del mercato discografico. «C’è una forte identità culturale legata a questo negozio proprio perché nasce molto tempo fa e, negli anni, è entrato a far parte della storia di tutti i salernitani e delle varie generazioni che ne hanno varcato la soglia. Pian piano, anche grazie alla nostra dedizione, si è trasformato in un punto di ritrovo per tanti appassionati di musica e musicisti. Da qui sono passati molti artisti nostrani, soprattutto nei primi In-Store che da pionieri iniziammo a realizzare, come Lucio Dalla, Luca Carboni, Mango, Gianni Morandi, gli Stadio, Fabi. Col passare del tempo, poi, fare un salto da Disclan è diventato quasi una tradizione e ne siamo felici».

Disclan-50-anni

PROBLEMA DI SPAZI(O)

Sia con i primi In-Store, di fatto piccoli interventi di musica live, sia attraverso la presentazione di album in uscita d’artisti nazionali e locali, Disclan ha cercato e tuttora cerca d’essere anche un ritrovo fatto di note suonate e ricreate. Diverse band emergenti del salernitano e del napoletano hanno avuto modo d’esibirsi in questo piccolo tempio fatto di compact-disc e vinili. Seppur in spazi angusti il clan del disco ha sempre avuto una naturale inclinazione a questo tipo di sperimentazione: «A noi piacerebbe dare ancora più spazio ai live-set di artisti emergenti soprattutto locali, i quali hanno mostrato d’avere proposte di tutto rispetto e che spesso invitiamo durante i nostri eventi. Qualche tempo fa abbiamo fatto richiesta all’attuale amministrazione di uno spazio comunale dove artisti locali avessero modo d’esibirsi e allo stesso tempo vendere la propria musica. In molti paesi europei le stesse amministrazioni si sono mostrate collaborative, mettendo a disposizione spazi con un fitto agevolato. Per quanto ci riguarda, invece, della proposta succitata non abbiamo ricevuto alcun riscontro e forse non lo riceveremo mai. Intanto si riducono progressivamente anche i momenti di condivisione socio-culturale. Come faranno le nuove generazioni ad amare la musica se non esistono spazi dove potersi godere un concerto?» – Una domanda lecita e che ci poniamo anche noi.

PIAZZA PORTANOVA, 2005

disclanDura la vita dei sognatori e, a parlarne con Mario Maysse, s’intuisce tra le righe la soddisfazione e anche la fatica per un piccolo sogno cullato dal fondatore e minuziosamente curato dai diretti successori. Nella nota di presentazione all’evento si legge chiaramente: “Abbiamo affrontato qualsiasi tipo di crisi: le cassette registrate, la prima crisi economica post tangentopoli anni 90, il noleggio dei CD, i primi masterizzatori, i falsi: mixed by erry prima e i Cd “fac-simile” dopo, Napster, il Mega store, il centro commerciale, il download selvaggio, la musica liquida (già il nome mi fa ribrezzo) la crisi economica di questi giorni»– a testimonianza di una realtà completamente radicata nel tessuto sociale e culturale nostrano. In chiusura abbiamo chiesto a Mario, in uno scenario ipotetico ma che tutti ci auguriamo possibile e reale, come immagina Disclan ai festeggiamenti del primo centenario : «Sarebbe bello poterti dare una risposta certa e concreta. Personalmente sono più concentrato sul presente. Mi piacerebbe dare sempre più spazio alla musica dal vivo ed interfacciarci con il mercato on-line, infatti, a tal proposito stiamo ultimando il nostro sito ufficiale che in questo 2015 sarà usufruibile. Un altro mio piccolo sogno è quello, appunto, di trovare uno spazio dove far convivere Musica-Dischi-Live-set e, perché no, creare una piccola etichetta discografica per produrre gruppi emergenti. L’unica cosa che so, l’unica certezza che ho è la musica.»


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