Henri Kissinger teorizzò il cosiddetto “power of balance”, quella regola che, dalla pace di Westfalia passando per il Congresso di Vienna e per i due conflitti mondiali, portò al contenimento delle ambizioni di potenza.

Il contenimento venne percepito dai contemporanei come un antidoto al caos internazionale. Sull’Islam Kissinger non si sbilanciò, né allora né pochi anni fa nel suo libro “World Order”: si limitò ad un’analisi della mancata separazione tra Stato e moschea, causa di instabilità nell’area del mondo interessata. Cruciale diventa la presenza di un fattore che veicoli la cooperazione internazionale: la leadership. Kissinger non aveva dubbi: sono gli Stati Uniti a dover guidare il mondo. Parafrasando le sue parole, il trionfo di un movimento radicale può apportare miglioramenti in un’area, ma svantaggiarne altre.

Qualunque sistema mondiale per essere sostenibile deve essere accettato e ritenuto giusto non solo dai Governi, ma anche dai cittadini.”

E così, nel corso del Novecento, gli equilibri di potenza hanno seguito una politica teorizzata da Kennan, conosciuta come Teoria del Contenimento, per ridimensionare le mire espansionistiche sovietiche e scongiurare il confronto diretto tra i due blocchi. Tutto ciò fu reso possibile limitando la minaccia, senza il bisogno di dover ricorrere ad una Terza Guerra Mondiale, attraverso strategie che mettessero in competizione il mondo comunista al suo interno, sfruttando la diplomazia e perpetuando una Teoria della Deterrenza che imprimesse il terrore di un prossimo, tangibile, sfruttamento del Mutual Assured Destruction (MAD), cioè dell’utilizzo spropositato delle armi nucleari, capace di annientare in maniera sistemica sia i vincitori che i vinti.

Oggi sono numerosi i paesi che possiedono armi nucleari.
Poco prima dell’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, è arrivato il monito dalla Corea del Nord e da Kim Jong-Un: l’annuncio del lancio imminente di un missile balistico intercontinentale.
La risposta del neo-eletto presidente non si era fatta attendere: “Non succederà mai!” – e, diretto a Pechino: “Porta via agli Stati Uniti enormi somme di denaro e ricchezze in un commercio totalmente a senso a unico e non ci aiuterà sulla Corea del Nord. Bello!”. Trump già in campagna elettorale aveva descritto il leader nordcoreano come “maniaco”, seppur senza mai screditarlo apertamente.

Se Trump decidesse di prendere in considerazione la Dottrina Nixon, sfruttata in occasioneDonald Trump del conflitto vietnamita, allora assisteremmo ad un potenziamento delle capacità militari e politiche del Vietnam del Sud, per scongiurare una sconfitta degli USA nel confronto bellico. La “Vietnamizzazione” si dimostrò un fallimento, con la successiva caduta di Saingon nel 1975. Kissinger, dal canto suo, favorì i negoziati e la tecnica diplomatica di risoluzione dei conflitti (strategia privilegiata anche nell’orbita ONU) che di certo gli USA non avrebbero voluto disattendere, soprattutto negli anni in cui l’opinione pubblica chiedeva a gran voce la fine della guerra.

Dall’altro lato della barricata, ad inizio dicembre del 2016, il quotidiano di stato nordcoreano Rodong Sinmun aveva pubblicato una foto in cui veniva mostrata un’esercitazione militare contro la Casa Blu, una delle sedi della leadership della Corea del Sud. La stampa si era divisa tra chi  aveva inteso la foto come una minaccia e chi, invece, come una labile provocazione. Di certo, nel Sud Corea la situazione politica non è delle migliori! L’asse Giappone–Usa–Sud Corea trova oggettivazione anche in alcune dichiarazioni rilasciate da Trump a fine gennaio.

Antonio Fiori, docente di Storia delle Relazioni Internazionali (UniBo), ha trattato l’argomento nel suo libro “Il nido del Falco”, in cui ha riportato vari episodi avvenuti nella penisola coreana, sottolineando le responsabilità della Cina nell’affaire. James Clapper, capo dell’intelligence statunitense, dimessosi a metà novembre, prima delle presidenziali ammise ciò che tutti sanno già da tempo: convincere la Corea del Nord a rinunciare al nucleare è, ormai, inutile.

Soltanto pochi giorni fa, Wall Street Italia ha pubblicato una notizia in cui esplicita ciò che è stato ordinato all’aviazione militare russa: “prepararsi a tempi di guerra”…


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