Nell’antichità, molte civiltà attribuivano un’interpretazione religiosa ai disastri naturali: per calmare la collera degli dei venivano eseguiti riti propiziatori e cerimonie religiose. La nascita della filosofia antica ha consentito – in particolare sia alla cultura greca che a quella romana – di interpretare i disastri naturali non solo dal punto di vista religioso ma anche naturalistico, facendo coesistere perfettamente le due cose. Con il passare del tempo si è fatta spazio, tuttavia, che la convinzione che il disastro naturale fosse interpretabile come castigo divino, segno della volontà di Dio di reagire alla disubbidienza umana e al disordine sociale. Nella sola Bibbia, ad esempio, ci sono ben sedici citazioni sul terremoto, tra il Vecchio e il Nuovo Testamento; in Matteo 24,7-8 si legge: Si solleverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno carestie e terremoti in vari luoghi: ma tutto questo è solo l’inizio dei dolori. Per gran parte del Medioevo quindi, i fenomeni naturali della terra erano segni della potenza e della collera divina. Bisognerà attendere la Rivoluzione scientifica e l’Età dei Lumi – che furono poi la base del successivo progresso civile, economico e sociale – quando molti filosofi e scienziati cominciarono a distinguere il rapporto tra ordine naturale e ordine soprannaturale, dando una spiegazione non più religiosa dei disastri naturali, ma razionale. Proprio durante il periodo dell’Illuminismo, avvenne un fattoterremoto di lisbona del 1755 di cronaca che investì gran parte dell’Europa; il 1° novembre del 1755 si registrò un terremoto di magnitudo tra 8,7 e i 9,0 gradi della scala Richter in Portogallo, con epicentro non distante dalla capitale Lisbona, che perciò verrà ricordato come terremoto di Lisbona. Il sisma provocò complessivamente circa 70.000 morti in Europa ed Africa – qui, in particolare, ad essere colpito fu il Marocco – ma gli effetti si sentirono anche nelle Americhe. La zona subito dopo il terremoto venne poi colpita da un violentissimo tsunami che travolse la costa spazzando via intere città. Per molti, questa inaudita manifestazione della collera tsunamilisbonadivina – che coincise con la festa di Ognissanti e, tra l’altro, portò alla distruzione di quasi tutte le più importanti chiese – fu la conseguenza del massacro degli indios in Sudamerica da parte dei gesuiti e della corruzione della Chiesa in generale: lo sconvolgimento psicologico collettivo che seguì quello sismici fu tale da mettere definitivamente la parola fine sulle mire espansionistiche di quella che, al tempo, era una importante potenza coloniale. Diversi filosofi illuministi menzionarono o fecero allusione a questo avvenimento nei loro scritti, in particolare Voltaire con due libri: Candido e Poema sul disastro di Lisbona. Il carattere arbitrario con cui le persone furono risparmiate voltaire poémes sur le deasastre de lisbonneo uccise dal terremoto fu utilizzato da Voltaire per screditare il concetto di miglior mondo possibile espresso dal filosofo tedesco Leibniz. Voltaire si poneva domande semplici ma piene di disperazione tra cui: Qual crimine, qual peccato commisero questi bimbi, schiacciati e ricoperti di sangue sul seno materno?
Domande che avevano trovato interpreti prima e dopo, come abbiamo già avuto modo di discutere in un precedente articolo. Immanuel Kant, il maggior rappresentante dell’Illuminismo e tra i più importanti filosofi di tutti i tempi, demolì la teodicea e la metafisica poiché sosteneva che erano concetti di cui non possiamo avere esperienza alcuna, di conseguenza anche le catastrofi non erano pensate come fenomeni soprannaturali ma fisici, pratici, materiali. Kant cercò di comprendere tutti gli aspetti del disastro lusitano; raccolse tutte le informazioni disponibili e formulò una teoria sui terremoti, espressa in tre scritti successivi. Le sue teorie furono smantellate dalle successive scoperte scientifiche, restò comunque un primo tentativo di spiegare i terremoti attraverso un approccio scientifico; era l’inizio della geografia scientifica e della sismologia in Germania. Già dal XVII secolo, la ricerca scientifica lentamente segnerà l’inizio di una nuova visione del mondo e determinare la netta separazione tra religione e scienza.

Purtroppo ancora oggi non mancano fanatici integralisti fermi al Medioevo. A proposito del terremoto che ha colpito il Centro Italia qualcuno non ha perso l’occasione di scrivere idiozie sui social network; i Militia Christi avevano postato: “La tragedia del terremoto ci interroghi sui nostri peccati e sull’abominio delle unioni civili” poi cancellato e smentito, mentre un sito islamista ha titolato “Il sisma punizione di Allah”. Per fortuna esiste anche l’altra faccia dei social: Twitter è servito per informare in tempo reale sulla tragedia del terremoto consentendo anche ai soccorritori di coordinarsi per gli aiuti e su Facebook era attivo il safety check per mettersi in contatto con parenti e amici.

Resta legittimo per un credente pregare per un Dio infinitamente buono, onnipotente ed onnisciente e nello stesso tempo chiedersi di fronte alle macerie: “Dov’era Dio in quel momento? Che senso ha la morte di uomini, donne e bambini innocenti? Esiste una giustizia divina? Dio si occupa delle cose di questo mondo?” Secondo l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INVG), negli ultimi 30 anni la Rete Sismica Nazionale ha registrato più di 190.000 eventi sismici in Italia e nei Paesi confinanti, la maggior parte dei quali non è stata avvertita dalla popolazione, mentre sono stati finora 45 i terremoti che hanno avuto una magnitudo Richter pari o superiore a 5.0. L’ultimo, come sappiamo, è avvenuto nel Centro Italia il 24 agosto passato, con magnitudo Richter 6.0 e innumerevoli scosse di assestamento. L’Italia è quindi un Paese a rischio sismico, e questo lo si sa da tempo; mediamente ogni quattro anni si registra una forte scossa e, nonostante le promesse, ancora non è stato attuato un piano serio per la messa in sicurezza degli edifici, primariamente quelli pubblici, e dei centri storici nelle zone di maggior rischio; di conseguenza si continua a registrare in modo drammatico un elevato numero di vittime. Oggi, grazie ai progressi dell’ingegneria sismica, una branca dell’ingegneria civile, il numero dei morti e dei feriti potrebbe diminuire notevolmente; in molti Paesi a elevata sismicità non si registrano molti danni, nonostante scosse superiori a quelle che si registrano in Italia, e le motivazioni sono differenti e controverse, fonte comunque di inesauribile dibattito. Il Giappone è uno dei Paesi al mondo che ha un’edilizia antisismica ormai consolidata; a maggio di quest’anno ad esempio, c’è stata una scossa con magnitudo 5.6 della scala Richter nell’area di Tokio e non ha causato alcun danno agli edifici. Rispetto ai secoli precedenti, volendo, abbiamo la possibilità di abitare in case sicure, a patto che venga attuata una politica seria ed intelligente del territorio, tenendo conto anche della morfologia e delle caratteristiche idro-geologiche dei luoghi. Intanto, almeno nel caso di terremoti, una buona politica applicata ad una seria edilizia antisismica salverebbe la vita più di mille preghiere…


*Se hai trovato un errore di ortografia, può avvisarci selezionando il testo e premendo Ctrl+Invio.

Comments

comments