Difendere l’ambiente: necessità e convenienza

di Giovanni Minardi

La raccolta differenziata è, prima di tutto, un dovere di ciascun persona per preservare il proprio territorio e può essere anche un modo di risparmiare. Infatti, è portatrice anche di benefici di carattere economico: grazie alla differenziazione dello scarto che le imprese di rimozione dei rifiuti sono in grado di smaltire con procedure più semplici e soprattutto economiche rispetto a quelle che vengono utilizzate per il rifiuto indifferenziato. Inoltre, questo tipo di raccolta consente di superare le discariche a cielo aperto o sotterranee che possono rientrare in un programma di recupero dei territori a favore di attività produttive.

Le tre fasi principali del ciclo organizzativo sono: produzione dei rifiuti; raccolta e trasporto in discarica temporanea; costo del servizio. Il tutto va opportunamente contestualizzato nell’ambito dell’intervento che si vuole realizzare, attraverso una approfondita conoscenza del territorio, della popolazione residente e delle attività produttive esistenti. Va tenuto in debito conto che l’aumento dei rifiuti raccolti in modo differenziato, consente di facilitare il riciclo e quindi di diminuire i costi. Infatti, i rifiuti, come carta e cartone, vetro, plastica, alluminio, ferro, rame, legno, indumenti usati, calcinacci e scarti dell’edilizia, computer, televisori e radio, telefonini, pile e cartucce di toner, hanno un loro mercato: se ben differenziati, possono essere venduti ai vari consorzi di filiera per cui  si trasformano in ricavi piuttosto che in costi.

È appena il caso di evidenziare che nel nostro territorio esistono delle grosse e capienti cave che potrebbero raccogliere e quindi riciclare i calcinacci e gli scarti dell’edilizia di tutto l’Agro, anziché abbandonarli ed ammucchiali lungo le strade, gli alvei torrentizi ed altro.

La produzione complessiva dei rifiuti urbani in Campania, come stimata dal Rapporto Rifiuti Urbani 2009 di ISPRA, è stata nel 2008 di 2.723.326 tonnellate, con una raccolta differenziata su base regionale pari a circa il 19% (517.827 t/a), 2.202.293t/a di rifiuto indifferenziato e 3206 t/a di ingombranti a smaltimento. Nel 2009, il Rapporto Rifiuti Urbani 2010 di ISPRA, pubblicato successivamente alla presentazione della Proposta di PRGRU, riporta una produzione annua di 2.719.170 t/a, con una raccolta differenziata che cresce di circa dieci punti percentuali, attestandosi al 29,3% su base regionale.

Dati riassuntivi, desunti dal Rapporto Rifiuti Urbani 2009 di ISPRA.

Produzione  R.S.U.                              t/giorno               kg/(abitante giorno)

Rifiuti indifferenziati                              6033,7                 1,03

Rifiuti ingombranti a smaltimento               8,8                 1,5 – 10-3

Rifiuti da raccolta differenziata             1418,7                 0,24

Totale RSU prodotti                              7461,2                1,28

Provincia    |     Abitanti      Produzione RSU .  Produzione RSU . Produzione RSU      %

kg/(ab.giorno)  |       t. / anno          |       t. / giorno     .

Napoli            3.074.375    |        1,41             |     1.584.340         |       4.341            |   58,10

Caserta             904.197    |        1,27             |        418.096         |      1.145             |   15,40

Salerno        1.106.099      |        1,14              |        458.547         |      1.256              |   16,80  

Benevento        288.726    |        1,00             |        105.739         |         290             |     3,90

Avellino             439.565   |        0,98             |        156.604         |         429             |     5,80

CAMPANIA    5.812.962     |        1,28             |     2.723.326         |      7.461             | 100,00

I dati appena esposti denunciano una scarsa propensione alla raccolta differenziata, ritengo, non per colpa del cittadino ma della dirigenza politica alla cui responsabilità è rimessa ogni decisione organizzativa. L’attuale organizzazione amministrativa della Provincia di Salerno, 158 Comuni che coprono una superficie di 4.917,47 Kmq, con 1.106.099 abitanti, prevede, per il ciclo integrato dei rifiuti, la suddivisione del territorio in quattro bacini di utenza ai quali fanno capo quattro Consorzi di bacino e una Società partecipata da tutti i Consorzi per la gestione dei siti di trasferenza:

  • Consorzio Salerno 1: 20 Comuni ubicati nell’Agro Nocerino-Sarnese, Valle Irno, Cava dei Tirreni, con una popolazione di 408.911 abitanti, sparsa su una superficie di 335 Kmq;
  • Consorzio Salerno 2: formato da 44 Comuni (Salerno ed altri 43 a Sud di Salerno), gli abitanti sono 424.427 residenti su una superficie di 780,86 Kmq;
  • Consorzio Salerno 3: costituito da 45 Comuni ricadenti nei Comprensori degli Alburni, Alto e Medio Sele, Bussento, Tanagro, Vallo di Diano; i residenti sono 131.012, sparsi su una superficie di 805 Kmq;
  • Consorzio Salerno 4: 49 Comuni ricadenti all’interno del perimetro del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano; gli abitanti sono 123.107 sparsi su una superficie di 1.352 Kmq.

Dalla tabella precedente si rileva che durante l’anno 2008, i predetti quattro consorzi hanno gestito (bene o male: ognuno di noi guardando la realtà può valutare) la produzione di 458.577 tonnellate di rifiuti solidi urbani (RSU). Una miniera che se ben gestita, attraverso un riciclo virtuoso dei rifiuti, costituisce una fonte di ricchezza con l’aggiunta della salvaguarda ambientale. Per rafforzare questo mio dire riporto qui di seguito quanto letto, sul sito di Legambiente, circa i tempi in cui si degradano alcuni oggetti d’uso comune abbandonati incoscientemente. Li elenco: scatoletta di metallo: 50 anni; lattina di alluminio: da 20 a 100 anni;  mozzicone di sigaretta: 2 anni; bottiglia di vetro: 4000 anni; contenitore di polistirolo: 1000 anni; bottiglia e sacchetto di plastica: da 100 a 1000 anni; resti di frutta e verdura: da 3 mesi a 2 anni;  pannolino usa e getta: 450 anni; piatti, bicchieri e accessori di plastica: da 100 a 1000 anni; gomma da masticare: 5 anni; card plastificata o telefonica: da 100 a 1000 anni;  giornale e rivista: 6 mesi; indumento di lana o cotone: 1 anno; fazzoletto e tovagliolo di carta: 3 mesi; cartone di latte o succo: 1 anno; scatola di cartone: 2 mesi; accendino di plastica: da 100 a 1000 anni; tessuto sintetico: 500 anni.

Le Civiltà passate, ci hanno tramandato pregevoli strutture mentre la nostra rischia di lasciare solo rifiuti e inquinamento dell’ambiente di vita e di lavoro, il tutto causato da un inconsapevole e incosciente “consumismo”. Diamoci, pertanto, una regolata ed incrementiamo un intelligente e fruttuoso riciclo per creare anche una nuova economia.

Il Nord dell’Italia si è già avviato: a Rimini, dal 5 all’8 novembre 2014, si è svolta la 18^ Fiera per eccellenza delle tecnologie e dei sistemi per l’Ambiente “ECOMONDO”: lo sviluppo possibile per creare una nuova economia. Le Aziende presenti erano articolate fra i saloni: Ecomondo, dedicato al recupero e al riuso di materia ed energia; key Energy, energia rinnovabile ed efficienza energetica; key Wind, energia eolica; H2R, mobilità sostenibile; Cooperambiente, sistema coop per l’ambiente: Condominio Eco, soluzioni e servizi per gli immobili.

E noi della Campania, cosa stiamo facendo? La Regione ha legiferato sulla “ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO RIFIUTI URBANI IN CAMPANIA”: con la Legge del 24 gennaio 2014 n. 5, ha modificato la n. 4 del 2007,  delimitando sette ATO di cui tre interni al territorio provinciale di Napoli e quattro corrispondenti ai territori delle province di Avellino, Benevento, Caserta e Salerno. Successivamente, con Delibera di Giunta n. 106 del 23 aprile 2014 è stato decretato, su richiesta degli enti stessi, lo spostamento di cinque Comuni ricadenti nella Provincie di Avellino  ( Calabritto, Caposele e Senerchia) e di Benevento (Rotondi e San Martino Valle Caudina) negli ATO di Salerno.  L’intenzione è quella di consentire l’organizzazione dei servizi in base alle diversità territoriali e favorire l’efficienza gestionale, con particolare riferimento al servizio di spazzamento,  raccolta e trasporto di rifiuti, ciascun ATO può essere articolato in aree omogenee, denominate Sistemi Territoriali Operativi (STO), sulla base dei seguenti criteri:

  1. popolazione o bacino di utenza;
  2. densità abitativa;
  3. caratteristiche morfologiche e urbanistiche;
  4. logistica, in funzione della dislocazione degli impianti;
  5. limite demografico, tenendo conto dei vincoli minimi imposti dal D.L. 78/2010 per l’esercizio associato delle funzioni fondamentali da parte dei comuni con meno di 3.000 abitanti.

La delimitazione degli STO è definita dalle Conferenze d’Ambito.

Funzioni di governo dei bacini/ambiti: in base all’art. 15-bis della L. R. n. 4/2007 come modificata dalla L. R.  n. 5/2014, i Comuni di ciascun Ambito Territoriale Ottimale esercitano, in forma aggregata, le funzioni di organizzazione del servizio, associandosi secondo le forme previste dall’art. 30 del D. Lgs. 18 ago. 2000 n. 267, sottoscrivendo opportuna convenzione e individuando, per ciascun ATO, una Conferenza d’Ambito che rappresenta l’ente di governo dell’ATO ai sensi del D.L. 138/2011, art. 3-bis. Le decisioni riguardanti esclusivamente i singoli STO sono adottate dalla Conferenza d’ambito riunita in assemblea ristretta, presieduta dal Presidente della Conferenza d’ATO, alla quale partecipano esclusivamente i Sindaci dei Comuni ricadenti nel rispettivo STO.

L’art. 30, del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267, prescrive:

  1. Al fine di svolgere in modo coordinato funzioni e servizi determinati, gli enti locali possono stipulare tra loro apposite convenzioni.
  2. Le convenzioni devono stabilire i fini, la durata, le forme di consultazione degli enti contraenti, i loro rapporti finanziari ed  i reciproci obblighi e garanzie.
  3. Per la gestione a tempo determinato di uno specifico servizio o per la realizzazione di un opera lo Stato e la Regione, nelle materie di propria competenza, possono prevedere forme di convenzione obbligatoria fra enti locali, previa statuizione di un disciplinare – tipo.
  4. Le convenzioni di cui al presente articolo possono prevedere anche la costituzione di uffici comuni, che operano con personale distaccato dagli enti partecipanti, ai quali affidare l’esercizio delle funzioni pubbliche in luogo degli enti partecipanti all’accordo, ovvero la delega di funzioni da parte degli enti partecipanti all’accordo a favore di uno di essi,  che opera in luogo e per conto degli enti deleganti.

La decisione Regionale di provincializzare il servizio di gestione del ciclo integrato dei rifiuti urbani, attraverso società Provinciali, aperte al capitale privato, senza regole certe, non appare convincente per la realizzazione dei previsti risultati di economicità e di efficienza industriale dei servizi da erogare al territorio anche e soprattutto attraverso il superamento della frammentazione della gestione attuale per raggiungere la realizzazione di un sistema basato sui principi dell’efficienza.  Buone intenzioni (la via di Damasco era lastricata di buone intenzioni) e tanta, tanta, tanta burocrazia che complica tutto. A mio modesto parere è un salto nel buio. Si prevede di conseguire “fumose” e “fantomatiche” economie di scala ed un generico “migliore utilizzo delle risorse disponibili.  È appena il caso di precisare che le invocate “economie di scala” si occupano solo del prezzo e non badano alla gestione;  infatti, nessun bilancio le rileva e mettono a rischio la qualità del servizio ed i livelli occupazionali.  Ed infine, e non per ultimo, il voler accentrare a livello provinciale realtà diverse significa renderne difficile e difficoltosa la gestione con il rischio certo di creare confusione amministrativa ed aumentare i costi. Valga l’esempio della Sanità “provincializzata” che a mio avviso va rivisto: questo rappresenta altro argomento da affrontare.

Desidero evidenziare che le riforme, che coinvolgono in prima persona i cittadini, devono partire dal basso e non essere calate dall’alto per restare poi  non attuate secondo le iniziali intenzioni programmate.  Il decisore politico nazionale e regionale deve dettare poche regole chiare, non intervenire nella gestione ma controllare.

Nel caso dei rifiuti solidi urbani si dovrebbero imporre ai Comuni poche e ferree regole che di seguito enumero:

  1. Obbligo di consorzio per i Comuni limitrofi e/o vicini per raccolta, trasporto e stoccaggio temporaneo dei rifiuti solidi urbani;
  2. Obbligo di raccolta differenziata di tutti i rifiuti solidi urbani;
  3. Centri di raccolta presso i rivenditori di pile esauste, cartucce di toner esauste, farmaci scaduti, ed altri eventuali rifiuti speciali;
  4. Obbligo di organizzare e attrezzare una adeguata struttura impiantistica consortile ove allocare temporaneamente i rifiuti solidi urbani già selezionati in fase di raccolta e da avviare al riciclo;
  5. Obbligo di organizzare e attrezzare una adeguata struttura impiantistica consortile ove allocare i rifiuti ingombranti durevoli e da recuperare;
  6. Obbligo di raccogliere il vetro in base al suo colore;
  7. Obbligo della raccolta, in appositi contenitori dedicati, del rifiuto organico (c.d. umido);
  8. Obbligo di costruire in ogni consorzio un apposito impianto di compostaggio per il riciclo dell’umido;
  9. Obbligo di stipulare appositi contratti con imprese autorizzate per la vendita dei RSU appositamente selezionati come pretende il mercato;
  10. Obbligo del governo dei costi (tutti i costi devono essere interamente coperti dai Comuni del Consorzio e resi trasparenti con la pubblicazione dei bilanci).

Ovviamente ogni obbligo non assolto deve essere sanzionato solo ed esclusivamente con il pagamento di pene pecuniarie a carico degli amministratori locali che a tale scopo devono essere preventivamente muniti di poteri decisionali per l’esecuzione degli obblighi affidati. Favorire con leggi e decreti il lavoro di imprese e di cooperative locali secondo il principio che i soldi pagati dalla comunità locale restino alla stessa comunità attraverso la organizzazione di imprese e cooperative della stessa comunità e che i ricavi della vendita dei rifiuti siano restituiti, sotto forma di sgravi tariffari, ai cittadini che hanno contribuito alla raccolta differenziata.

È l’interesse condiviso che muove il mercato e facilita la gestione dei rifiuti.


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