Diario di Borgo. Boutique? Grandi Magazzini? No grazie! Gomitoli di lana.

Esiste un borgo in Abruzzo, sulle pendici del Gran Sasso a 1.250 mt di altitudine, Santo Stefano di Sessanio (AQ) dove potete passeggiare tra piazzette senza automobili, stradine, archetti e strettissimi vicoli. Certo in Abruzzo ce ne sono altri con queste caratteristiche, dove come a Santo Stefano potete incontrare botteghe e negozietti, gustare liquori artigianali, assaggiare salumi e formaggi tipici conditi con un bel respiro di aria pura. A volte anche tirare il fiato a causa delle ripide salite e scoprire che esiste ancora la possibilità di spazi senza ansie, senza frastuono, dove riuscire persino ad ascoltare i propri silenzi.Giallo

Tra le botteghe di Santo Stefano di Sessanio c’è ne una direi proprio unica. La Bottega di Valeria e della sua “Aquilana”. Se fate capolino nel suo negozio Valeria Gallese vi accoglie con un sorriso che vi scalda l’anima anche nelle giornate fredde che, data l’altitudine, sono per una gran parte dell’anno. Così d’incanto venite rapiti dalle morbidissime e colorate lane che Valeria sapientemente lavora, partendo dalle tosature delle pecore dell’azienda agricola che gestisce il marito, per poi passare alla filatura di aziende di alta qualità nel biellese. Infine il suo tocco magico che consiste nella colorazione assolutamente e rigorosamente con prodotti naturali, finanche con il vino Montepulciano d’Abruzzo che è una delle eccellenze identitarie della nostra regione. Valeria Gallese, grazie alla sua capacità imprenditoriale, alla grande comunicativa e allo stare sul mercato in modo moderno, ha avuto più volte ruoli da protagonista sia in trasmissioni RAI come Linea Verde, Geo, oltre che in servizi giornalistici su testate importanti a livello nazionale.Fiori

Noi di Diario di Borgo ne parliamo in quanto a nostro parere Valeria Gallese incarna in modo moderno, direi che traspone in questo secolo in cui si parla di 2.0, 3.0, 4.0 ecc…, la figura della donna che fino alla metà o poco più dello scorso secolo ha abitato proprio quei territori, quei borghi, in definitiva l’intero Abruzzo montano. Donne tenaci, pazienti ma caparbie, capaci di spendersi totalmente tra gli impegni familiari, la cura e educazione dei figli e il lavoro. Per loro si lavorava n… ore, quanto necessario, “tutto quello che serve” usavano dire. Chi come me affonda le radici in quel periodo storico e in quei borghi, quelle donne le ha conosciute bene, ne è figlio e nipote.

Proprio il gomitolo di lana era uno dei simboli di quelle donne, non ne mancavano mai in casa, di diversi colori e grandezze a seconda di ciò che ci si voleva realizzare. Così che dopo l’estate incominciava il periodo delle misure. Misure necessarie per le sciarpe, i guanti o i cappelli per affrontare i primi freddi, ed anche gli scialli colorati per zie e nonne. L’apoteosi, il momento clou, si raggiungeva a dicembre quando veniva confezionato il maglione regalo per il Natale. Per quello si sceglieva la lana migliore dal merciaio di fiducia, dopo consultazioni con vicine e amiche su prezzi e qualità. Un rito!17757196_626414857568003_8432803764946781535_n

Le vedo ancora sferruzzare con gli occhiali calati sul naso, mentre davano uno sguardo alle pentole sul fuoco o a te che facevi i compiti o giocavi per casa. Uno sferruzzare che diventava frenetico se si avvicinava il freddo o il Natale e il lavoro era indietro, magari fino a tarda notte. Per non parlare di quando usavano le spalliere delle sedie per riaggomitolare la lana, oppure ti chiedevano in prestito i tuoi polsi. Allo stesso modo rivedo gli sguardi soddisfatti o dubbiosi mentre ci sottoponevamo alle “misure”. Poi arrivava il momento che potevi indossare i guanti, la sciarpa e il maglione. Morbidi, caldi.17353286_622144054661750_8499018111204766263_n

La certificazione del successo del modello era quando un insegnante o magari la mamma di qualche compagno ti chiedeva: “dove ha comprato tua mamma questo bel maglione, non ne ho visti così in giro.” Raccontarlo appena rientrato a casa ti rendeva orgoglioso e lei si scioglieva in un sorriso soddisfatto. Quei capi non avevano etichette, marchi e tanto meno firme, non venivano da boutique o grandi magazzini. Il marchio impresso su quei maglioni, sciarpe o cappelli era unico ed aveva una doppia faccia, da un lato c’era scritto amore, dall’altro sacrificio.

Ci auguriamo che il seme messo a dimora da Valeria tra le pietre di Santo Stefano di Sessanio e Barisciano, paese dove abita e c’è l’azienda agricola, dia buoni frutti. Valeria insieme ad una generazione di giovani donne e uomini ci sta facendo riscoprire un modo autentico di vivere, di fare impresa e creare valore per il futuro.valeria-1


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