Diario di Borgo. 6/4/2009, il terremoto e le Pizze di Pasqua

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imagesT89EMDOGCari lettori, la nostra rubrica oggi non può tacere su una data che é marchiata con il fuoco della sofferenza nei cuori degli abruzzesi, il sisma del 6 aprile 2009 che colpì principalmente L’Aquila. Sono trascorsi 8 anni da quel giorno, esattamente 96 travagliatissimi mesi per i cittadini aquilani, ma direi per una gran parte della popolazione abruzzese.
In questi frangenti tendono ad impadronirsi di noi due atteggiamenti molto diversi, ma facce della stessa medaglia; uno che é di silenzio, un silenzio colmo di memoria e commozione, l’altro che é invece voglia di dare voce ai sentimenti, di testimoniare, rievocare, condividere.

Fedeli ai valori che ispirano la nostra rubrica, oggi vi parliamo dell’esperienza drammatica del sisma attraverso una donna, una delle migliaia di donne abruzzesi forti e gentili che incarnano i valori della nostra regione.
Torniamo a quel mattino. Erano quasi le nove del 6 aprile 2009, quando Concetta, seduta sul muretto davanti casa, mentre si stringeva un golfino sulle spalle sospirò: quest’anno le Pizze di Pasqua non si possono fare! Ormai si era resa conto, aveva realizzato, che non si trattava della solita scossa, ma di una grande tragedia. Già! Per lei, solida e affidabile come un fabbricato antisismico, il lunedì dopo la Domenica delle Palme è da sempre il giorno dedicato alla realizzazione delle Pizze di Pasqua. Quelle “lievitate” fatte con la tradizionale ricetta che si tramanda di madre in figlia, scritta su un quaderno ormai sgualcito, una ricetta che non ha più bisogno di essere letta, ma che “è scritta”. Il quaderno ogni anno si tira fuori quasi con un senso di religiosità, con la gestualità e tempi degni di un rito speciale… sacro!
Anche quel 6 aprile 2009, che era il lunedì dopo la Domenica delle Palme, era tutto pronto. C’erano circa cento uova e svariati pacchi di zucchero e farina pronti, mentre il forno era stato pulito e le fascine di legna preparate. La sveglia avrebbe suonato alle 5 e Concetta sarebbe scesa dal letto, pronta ad impastare e preparare le pizze di Pasqua. Nella sua casa indipendente, ormai in città, ha fermamente voluto da sempre il suo spazio. Un enorme stanzone con un grande forno a legna dove fino ad una decina di anni fa realizzava personalmente anche il pane per i suoi quattro figli, senza mai comprarlo in negozio o al forno. Nel suo regno Concetta ha la madia in legno di ciliegio fatta dal “mastro” del paese, che era stata prima di sua madre, così come la credenza. Anche  tutti gli arnesi sono rigorosamente originali e consumati dal tempo, per questo ricchi di fascino.
Le Pizze di Pasqua di Concetta alla fine non sono per soddisfare la sua golosità, o solo per essere consumate in famiglia. Infatti ne realizza una trentina. Sono il segno della fratellanza e della condivisione, della vicinanza ai suoi cari e alle persone a cui tiene. Lei va personalmente a farne dono ai figli, ai nipoti per i quali ne fa una versione più piccola, ai consuoceri, ai fratelli, alle famiglie vicine, e così via. Lei non porta in dono cioccolatini, uova di cioccolata o cesti con i fiocchi sgargianti, magari accompagnati da sorrisi di circostanza. Concetta ti porta la “Pizza di Pasqua” avvolta con la carta del pane che gli dà il suo amico fornaio, accompagnata da gesti semplici e carichi di affetto: “che tu la possa mangiare in buona salute” (te la pozzi magnà co’lla bbona salute) e “pregami la salute così te la posso portare anche il prossimo anno, se Dio vuole”. (pregame la salute, che te la pozzo reportà pure ju prossimu annu … se Dio vole).
Di solito il giro delle consegne delle pizze Concetta lo completa il Venerdì Santo e la sera, soddisfatta, si sente appagata. È motivo di  gioia per lei pensare che tutte le persone care il giorno di Pasqua metteranno a tavola la sua pizza. In Abruzzo, soprattutto nell’aquilano, la mattina del giorno di Pasqua tagliare la Pizza per accompagnare la tradizionale colazione è un rito. Certamente chi l’ha ricevuta da Concetta dedica un pensiero a lei e alla sua genuina generosità. Quando la mattina di Pasqua lei taglia la sua, silenziosamente la guarda e poi l’assaggia. Tutti i commensali aspettano che lei dica la solita frase:  “quest’anno non mi sembrano cotte al punto giusto” (quist’annu non me sembrano cotte aju puntu giustu). Poi, rivolta al marito: “devo cambiare fornaio, te lo dicevo che dovevi mettere più legna al forno” (Tenga cagnà fornaru, te lo so dittu che tenivi mette più fascine). Così ormai da cinquant’anni, mentre il marito sorride e alza gli occhi al cielo in segno di rassegnazione.
Se voi, proprio oggi, vi poteste affacciare a casa di Concetta la trovereste intenta a riordinare il suo regno e a fare la lista di ciò che gli servirà tra 3 giorni, cioè lunedì dopo la prossima Domenica delle Palme, per preparare le Pizze di Pasqua.  Concetta infatti già dall’anno successivo alla Pasqua del 2009 ha ripreso con la stessa lena, la stessa fiducia e la stessa generosità a rifare le sue Pizze. Anche quest’anno, come sempre, la mattina di Pasqua scopriremo se saranno “cotte al punto giusto”.

 

 

 


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