Il Giubileo straordinario della Misericordia è sicuramente un evento di portata storica, è l’evento del 2016, si svolge in uno dei momenti più complessi della nostra storia. Ed è in questa staordinarietà che si incastona il Giubileo dei ragazzi in cui il Pontefice, in poco più di quindici minuti, ha pronunciato un vero e proprio “discorso sulla vera felicità” richiamando all’attenzione dei giovani il vero significato della libertà, dell’amore, della responsabilità e del costruire, tutti valori che si collocano in una posizione totalmente opposta all’attuale ideologia consumistica, tanto in “voga” tra i “meno adulti”. Il Pontefice con la sua omelia, tenuta davanti a più di 100.000 persone, entrerà di diritto nella storia, ed è proprio per questo che vi racconterò l’esperienza di un gruppo di Azione Cattolica che ha avuto la fortuna di trovarsi in Piazza San Pietro per il Giubileo dei ragazzi…

Il gruppo parte il 22, un giorno prima del raduno ufficiale. I soliti riti: si sale in pullman, si tiene l’appello, si è pronti per partire. Il Giubileo sta aspettando. Il viaggio vola in un attimo, si pranza in autogrill prima di Roma, non il massimo della comodità, ma una scalinata dove si scorge un po’ d’ombra diviene subito preda di 40 ragazzini che pranzano, ridono, scherzano. Roma però aspetta, e subito si riparte. Roma caput mundi, pronta ad accogliere migliaia di ragazzi da tutta Italia e da tutto il mondo. Quando ci siamo avviati, le paure e le preoccupazioni erano tante, dai disordini che questo tempo di guerra ci ha portato, al semplice temporale previsto per il weekend. Poi finalmente si arriva a Castel Sant’Angelo: tutti pronti, kit al collo e subito in marcia per il pellegrinaggio alla Porta Santa. Si fa la fila, fortunatamente non tanta, l’orario è proibitivo, veniamo “armati” di croce decorata con il logo del giubileo e foglietti per la preghiera. Sul foglio ci sono le cinque tappe, si parte da Castel Sant’Angelo fino alla tomba di Pietro. 13094132_1584405048517891_7672147317327779339_nPasso dopo passo ci si avvicina alla piazza, il colonnato del Bernini ci da il benvenuto, altri fedeli si aggregano al nostro gruppo, si passa per la Porta, si entra nella Basilica di San Pietro, ci sentiamo tanto piccoli all’interno di quella struttura maestosa, ma il pellegrinaggio non è ancora finito, si entra nel percorso specifico per i pellegrini e in poco si arriva alla tomba di Pietro. Il nostro gruppo è solo, si pronuncia la preghiera per le intenzioni del Santo Padre. Con la frase “siate dunque misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso” finisce, ma in realtà inizia, il nostro pellegrinaggio. Subito ci fanno uscire dall’area riservata ai pellegrini perché la messa sta per iniziare, abbiamo a disposizione pochi minuti per un giro veloce nella Basilica. Gli occhi dei bambini luccicano davanti alla Pietà di Michelangelo, vista unicamente sui libri e nemmeno tutti, poi si passa davanti alle tombe di Giovanni Paolo II  e Giovanni XXIII, che scopro “famosi” tra i bambini.

Sono le 17,00 in punto quando inizia la messa, riusciamo ad entrare e a sederci insieme ad altri gruppi, ma c’è una sorpresa per i ragazzi: la messa è in latino. I ragazzi sono perplessi, non avevano mai sentito una messa in una lingua differente dall’italiano, tant’è che uno di loro chiede come si dice amen in latino dato che lo sanno dire solo in italiano, strappando un sorriso a tutti. Un pò la stanchezza e un pò il latino aiutano i ragazzi a non distrarsi. La messa finisce, rimaniamo un pò in piazza, poi finalmente viene il tempo di andare nella struttura in cui alloggiamo, bisogna riposare, il sabato sarà molto più impegnativo.

Il sabato mattina la sveglia suona presto, alle otto siamo già in pullman, solita destinazione. Appena mettiamo piede a Roma, vediamo tantissimi ragazzi, tutti con la bandana della misericordia, molti si dirigono a Castel Sant’Angelo, altri, come noi, vanno nelle chiese giubilari, c’è da prepararsi per la confessione. Attraversiamo qualche  “tenda della misericordia”, luoghi in cui si ascoltano testimonianze di varia umanità, ci dirigiamo poi verso piazza San Pietro, che in quella mattina diventa un grande confessionale all’aperto. Mentre siamo in fila per la confessione, scorgiamo qualcosa di insolito, un zucchetto bianco tra i parroci, è il Papa che scende tra i ragazzi per confessare, dopo un primo stupore scoppia la gioia insieme ai cori.

Comincia la corsa per confessarsi con il Pontefice, che dopo un’ora se ne torna nei suoi appartamenti, ma non per questo termina l’entusiasmo. Dopo la messa si va a mangiare a Castel Sant’Angelo, tanti sono coloro che nei giardini riposano sotto gli alberi o sugli scalini, c’è chi mangia un gelato e chi passeggia per Roma, vi è chi attraversa piazza Navona e piazza Venezia. Noi, i più grandi, proviamo a spiegare cosa è avvenuto in quei luoghi, ma a loro non interessa, in quel momento vogliono solo andare allo stadio Olimpico per il concerto del Giubileo. Gli artisti sono tanti, da Rocco Hunt a Francesca Michielin, da Iurato a Caccamo, e tanti altri, che confesso, non ho mai sentito prima, anche se ho visto i ragazzi in visibilio. All’Olimpico siamo tantissimi, si prospettano 70.000 mila ragazzi, numeri che ormai non si fanno più nemmeno per le partite di calcio, ma proprio come una partita di calcio si aspetta l’apertura dei tornelli.  Alle 17,00 aprono e si corre verso la curva nord, settore destinato ai ragazzi che stanno con noi. Noi di Nocera Superiore siamo vicini a gruppi di Verona, Treviso, Torino, ma nessun coro di sfottò come purtroppo accade negli stadi, si parla e si ride, poi si sa, i ragazzi fanno amicizia in fretta e subito partono competizioni su quale città sia più bella, sui modi di dire più simpatici, si imparano dialetti e soprattutto si parla di piatti tipici. Il concerto sta per iniziare, ma prima c’è tempo per giocare con dei grandi palloni gialli che insieme a striscioni e cartelloni colorano l’intero stadio. Alle 20,30 inizia il concerto, ma prima c’è il videomessaggio di qualcuno che non è riuscito a recarsi all’Olimpico. Compare l’immagine di Papa Francesco e lo stadio esplode, non ho mai sentito un boato così forte.papa-stadio-roma-giubileo-giovani-20160424093234 Il Papa si rivolge ai ragazzi, si scusa per non esser venuto al concerto, poi parla di amore, misericordia, felicità, ma soprattutto usa il loro stesso linguaggio quando accenna al telefono quando  “senza campo” e rivolgendosi ai 70,000 dello stadio dice: “Ragazzi quante volte mi capita di dover telefonare a degli amici e succede che non riesco a mettermi in contatto perché non c’è campo, sono certo che capita anche a voi che i cellulari in alcuni posti non prendono. Bene ricordate che se nella vostra vita non c’è Gesù, è come se non ci fosse campo. Non si riesce a parlare e ci si richiude in se stessi, mettiamoci sempre dove si prende: la famiglia, la parrocchia, la scuola, perché in questo modo avremo sempre qualcosa da dire di buono e di vero!”. Lo stadio diventa una bolgia.

Ma ormai arriva il momento del concerto. Non ricordo l’ordine preciso di uscita degli artisti, ma quello che ricordo con certezza è la “wake up” di Rocco Hunt che fa saltare l’intero stadio, tutti cantano e tutti  ballano, Moreno e Michielin non sono da meno. Poi c’è tempo per diverse testimonianze come quella dell’astronauta Nicola Parmitano e del regista Gianfranco Rosi, e tanti altri ancora. Il concerto è condito dalla partecipazione attiva dei ragazzi con cori, ola, e il classico “popopo” dell’Italia mondiale di calcio del 2006. Il concerto finisce alle 22,30, con Andrea D’alessio, ex partecipante di X-factor, che con il suo beat-box fa ballare tutto lo stadio. Si ritorna all’alloggio tardissimo, sono quasi le 2 di notte, bisogna andare a dormire, la sveglia il giorno dopo suonerà alle 5 e mezza, c’è la messa con il Papa.

Nemmeno il tempo di addormentarsi che suona la sveglia, si fa fatica ad alzarsi ma bisogna passare per le camere, bisogna fare colazione e poi la valigia, si parte. Sembra quasi un miracolo l’essere pronti in pullman alle 7. Intanto piove e fa freddo, e si spera che a Roma il tempo sia buono, la festa sarebbe rovinata. Arriviamo in piazza San Pietro, la strada è libera, ma la piazza è già quasi piena, e si fa a sportellate per entrare, ma dopo un’oretta riusciamo ad entrare e a trovare un posto tutto nostro, tra il maxi schermo e la fontana.134154039-cb329828-b213-441d-8f5a-ed04fa289d9e  C’è sole e fa caldo, la messa inizia alle 11, i ragazzi hanno tempo per fare amicizia con un gruppo di Toledo e sembrano quasi riuscire a capire tutto ciò che gli viene detto. Tutti aspettano il Papa, alle 11 inizia la messa e l’omelia è qualcosa di straordinario, con una semplicità unica si rivolge ai ragazzi parlando di “amore concreto”, parla di libertà e di felicità e poi rivolgendosi direttamente ai ragazzi afferma : “non accontentatevi della mediocrità e di vivacchiare stando comodi e seduti, non fidatevi di chi vi dice che la vita è bella solo se si hanno molte cose o quando vi mascherate da forti o portate abiti all’ultima moda. La felicità non è un’app, nemmeno la versione più aggiornata”, applausi su applausi, i ragazzi hanno orecchie e occhi solo per lui. La messa sta giungendo al termine e il papa si rivolge per un ultimo saluto a tutti noi dicendo “cari giovani, avete celebrato il Giubileo: adesso tornate a casa con la gioia della vostra identità cristiana. In piedi, a testa alta, e con la vostra carta d’identità nelle vostre mani e nel vostro cuore!”

La nostra “avventura” finisce, si ritorna in pullman stanchissimi, pensando e ripensando alle parole del papa, all’impegno a cui siamo chiamati noi giovani, alle difficoltà dei nostri tempi, ai grandi valori che sembrano perduti.

Poi pensi che probabilmente la nostra vera “avventura” inizia proprio mettendo piede sul pullman per il ritorno…


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