Termini come ecumenismo o universalismo erano presenti fin dall’antica Grecia, ancor prima della nascita dell’Impero romano e del Cristianesimo. Nel III secolo a.C. infatti, Alessandro Magno intraprende una lunga spedizione militare volta a sconfiggere l’Impero Persiano. Nella prima parte della spedizione, il re macedone fu spietato verso i suoi nemici e la stessa Tebe ad esempio, fu rasa al suolo, nessuno fu risparmiato. Dopo la morte di Dario, avvenuta per mano di Besso, l’atteggiamento di Alessandro iniziò a mutare; cominciò ad avvertire la necessità di unire popoli di culture e tradizioni diverse sotto un’unica idea universalistica. Sposò donne barbare, si vestì con abiti persiani e indiani, adottò usi e costumi di altri popoli. Questi erano comportamenti che differivano dall’autarchia e dal nazionalismo tipico della polis ma è stato il primo grande tentativo da parte di un uomo di creare un unico Impero nel quale potessero coesistere in pace popoli diversi tra loro. La morte prematura del re macedone, avvenuta a soli 33 anni, non consentì di portare a termine questo grande progetto che si sgretolò anche a causa degli interessi e delle incapacità dei satrapi, ma lasciò in eredità un nuovo modello che sarà acquisito dall’Impero Romano.

Dopo oltre duemila anni, cosa resta di quell’idea universalistica di Alessandro Magno? Oggi i popoli sono in grado di attuare un’idea ecumenica in grado di superare le diversità sociali, economiche e culturali? Se puntiamo lo sguardo sull’Europa di oggi, si potrà mai realizzare quella unità tanto auspicata dai padri fondatori oppure ci sarà il timore che verranno eretti nuovi muri ideologici e fisici?

Nel corso della storia importanti figure hanno ipotizzato un’Europa unita, da Carlo Magno a Napoleone, da Kant a Mazzini ma solo nel Novecento questa idea si concretizzò. Dopo la seconda guerra mondiale, l’idea di una Europa unita si rafforzò ulteriormente affinché non si ripetessero più le tante tragedie umane, le persecuzioni, l’olocausto, le foibe e l’annientamento dei diritti umani. Uomini come Alcide De Gasperi, Jean Monnet, Robert Schuman, Altiero Spinelli per citarne solo alcuni, hanno cercato di realizzare questo progetto. Si pensò ad un’Europa di pace, di prosperità, di crescita economica e sociale. Così tanti Stati hanno deciso di collaborare per il bene comune creando una comunità europea, poi una moneta unica, una banca centrale e tante regole accettate e firmate da tutti.

Oggi la realtà è ben diversa e l’Europa si sta avvitando su se stessa a causa dei contrasti economici, sociali e politici. Ogni nazione europea ha i suoi propri interessi finanziari. Facciamo qualche esempio: la Germania ha accordi con Mosca per il proprio approvvigionamento di gas, mentre la Francia, la Spagna e l’Inghilterra vogliono diventare il crocevia dello shale gas americano che rappresenta un vantaggio importante; l’Italia con l’Eni ha accordi strettissimi con Gazprom, azienda statale russa ma nello stesso tempo ha accordi con Obama. Se non ci si mette intorno ad un tavolo per trovare un comune accordo sull’approvvigionamento delle materie prime energetiche non si andrà molto lontano. Per non parlare poi degli interessi finanziari e bancari dei vari Stati; sembra che gli interessi bancari siano gli unici ad essere difesi a discapito del valore e della vita dell’uomo. Significativa l’intervista che Massimo D’Alema rilasciò a RepTv lo scorso anno: “[…] noi abbiamo dato alla Grecia 250 miliardi di euro ma non per le pensioni dei greci ma per pagare gli interessi alle banche tedesche, francesi e molto parzialmente italiane. 220 miliardi dei 250 miliardi di aiuti, sono andati direttamente alle banche tedesche, francesi e italiani, i prestatori … interessi… Quindi in realtà, quando si dice noi paghiamo le pensioni dei greci, no, noi paghiamo le banche tedesche, questa è la verità. Certo, è un giro ma i greci non ne sentono neanche l’odore (…) questo meccanismo non può reggere a lungo, non regge, non reggerà”.

Sul fronte dell’immigrazione, poi, la Croazia, la Spagna e soprattutto l’Italia, sono maggiormente esposti per ragioni geografiche; gli altri Stati europei non vivono lo stesso problema, i loro confini non sono esposti, per questo abbiamo assistito e continuiamo ad assistere all’indifferenza degli altri Paesi compresa la Germania. Eppure dovrebbe essere una priorità dell’UE la difesa della vita di uomini, donne e bambini che attraversano disperatamente il Mediterraneo. La verità è che gli stessi politici, gli stessi governi non si sentono europei, e non stupisce l’avanzata delle destre xenofobe in Francia con Le Pen, in Inghilterra con Farage, in Olanda con Wilders e in Germania con Holm.

Prima ancora del default della Grecia, il vero cedimento europeo è iniziato il 23 giugno di quest’anno quando il 51,9% degli inglesi ha scelto di uscire dall’UE attraverso il referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea, noto anche come Brexit. A tre mesi di distanza, le disastrose conseguenze che economisti e commentatori prevedevano con l’uscita dell’Inghilterra dalla Ue non si sono verificate, anzi, sembra che gli inglesi ne stiano giovando. Anche l’Olanda, la Finlandia e la Danimarca stanno prendendo posizioni sempre più gelide nei confronti dell’Unione e la voce dei partiti antieuropeisti diventa sempre più forte. Non dimentichiamo che nazioni apparentemente europeiste come Spagna e Portogallo chiedono a gran voce un ripensamento delle regole sul bilancio e sul tema del debito pubblico. Ma la vera tempesta politica per l’Unione rischia di arrivare nel 2017 quando Francia e Germania andranno alle urne per le elezioni amministrative. I partiti di estrema destra, potrebbero mettere a segno un risultato importante destabilizzando l’intera Europa.

Per concludere è il caso di ricordare la frase attribuita a Massimo D’Azeglio quando disse: “Abbiamo fatto l’Italia. Ora si tratta di fare gli italiani”; sulla carta è stata fatta l’Europa ma non sono stati fatti gli europei con gli stessi diritti, gli stessi doveri e le stesse condizioni sociali.


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