Dago. Le Dame, i Cavalieri, l’Armi e … gli Amori.

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Dago è la saga di un personaggio creato nel 1980 (anche se in Italia fu pubblicato dal 1983 sul settimanale Lanciostory delle Edizioni Lancio, divenute in seguito Eura Editoriale e dal 2010 Editoriale Aurea) dalla fantasia fertilissima di Robin Wood, sceneggiatore paraguaiano (ma anche con nazionalità argentina e irlandese) che parla correntemente quattro lingue.

La storia inizia nella Venezia del XVI secolo, in cui Cesare Renzi, rampollo di una nobilissima famiglia, vive la sua vita spensieratamente insieme al suo più caro amico, Giacomo Barazutti. Il padre di Cesare però viene a scoprire un complotto ordito ai danni del Doge di Venezia, e come lui confida i suoi sospetti al Principe Bertini braccio destro del Doge, così Cesare si confida col suo amico Giacomo. Ma il Bertini e Barazutti sono essi stessi complici del complotto e così ordiscono una spedizione di sicari a Palazzo Renzi che massacra l’intera famiglia, disseminando poi prove false che incolpano del tradimento la stessa famiglia Renzi. Cesare stesso viene accoltellato alle spalle da Giacomo e buttato in mare, dove viene tratto in salvo da una nave turca di mercanti di schiavi e chiamato Dago per via della daga (pugnale che nel Rinascimento era usata anche nei duelli e che aveva una lama lunga circa 30 cm e molto appuntita, che solitamente veniva portata alla cintura) rimastagli nella schiena.

Robin Wood

Da questo momento comincia la saga di Dago, prima schiavo, al prezzo di terribili esperienze e sofferenze che ne forgiano fisico e carattere; poi grazie a Barbarossa (pirata realmente esistito col nome di Khayr Al-Din) riesce ad affrancarsi dalla schiavitù; inviato a servire il sultano Solimano (Solimano I, sultano e padiscià dell’impero ottomano e di Costantinopoli, realmente esistito) diventa un membro dei Giannizzeri, il corpo di élite dell’esercito turco, e poi intraprende il viaggio che lo riporta in Europa, a Vienna, durante il quale conosce Vlad Tepes, detto anche Dracula, anch’esso realmente esistito. Da qui inizia il suo girovagare per l ‘Europa, sospinto dal desiderio di vendetta nei confronti dei responsabili del massacro della sua famiglia.

In questi suoi spostamenti, Dago diventa il motore e l’ingranaggio del racconto: viene mosso da Wood con leggerezza e padronanza, causa e insieme vittima degli eventi della Storia, che fluisce intorno a lui suo malgrado. Dago partecipa al sacco di Roma come difensore della Città Eterna con lo scultore Benvenuto Cellini al suo fianco, incontra il Conestabile di Spagna ossia Carlo III di Borbone (uno dei più grandi militari delle Guerre d’Italia nonché l’ultimo grande Feudatario ribelle del Regno di Francia), Carlo V d’Asburgo, il cavaliere Baiardo (al secolo Pierre Terrail de Bayard, condottiero e cavaliere francese per il cui coraggio e le cui gesta fu necessario coniare per lui un soprannome che sopravvisse nei secoli, come esempio di purezza nel valore e di lealtà nel combattimento: cavaliere senza macchia e senza paura), è al capezzale di Giovanni dalle Bande Nere (ossia il valoroso Condottiero Lodovico di Giovanni de’ Medici), incontra, diventandone amico, Michelangelo Buonarroti, diventa l ‘amante di Margherita d’Angoulême, sorella di Francesco I di Francia, viene condannato dalla Santa Inquisizione e per questo fugge in Sudamerica aiutato da Hernàn Cortez e Francisco Pizarro.

A tutto questo turbinio coinvolgente tra fantasia e Storia, si deve aggiungere la profonda conoscenza di Wood dell’animo umano e delle sue infinite sfaccettature e contraddizioni, che arricchiscono, e commuovono, e in cui ogni lettore riesce a riscontrare un pizzico del proprio vissuto; non di rado nelle storie di Dago sono i personaggi di contorno che assurgono a ruolo di protagonisti con i loro pregi e i loro difetti. L’Umanità dopotutto, è variegata e colma di contraddizioni, sia nel bene che nel male. Wood riesce in modo impareggiabile a tratteggiare uomini e donne, con tutte le loro grandezze e tutte le loro meschinità. E poi c’è Dago, con la sua irriverente ironia nei confronti del potere, la sua esperienza negli intrighi di corte, il suo disinvolto e (perché no) arrogante successo con le donne; ma la peculiarità forse principale del nostro Cesare Renzi è il suo “autopunitivo chiudersi all’amore”, dovuto alle tantissime sofferenze che hanno costellato la sua vita, a causa delle quali si è rinchiuso in una corazza.

Nonostante il suo cinismo, dovuto alle esperienze più terribili a cui è riuscito a sopravvivere per la sola forza che gli dava l’odio dovuto al suo desiderio assoluto di avere vendetta su chi lo aveva barbaramente tradito, Dago resta una persona, sostanzialmente, dal gran cuore che si schiera (a volte anche incoscientemente) dalla parte dei deboli e degli sfruttati.

La forza del personaggio è quindi la sua umanità. Non poche volte le certezze di Dago vacillano, la sua armatura sembra incrinarsi, e a volte, seppur rabbiosamente, si arrende all’evidenza e alla forza dei sentimenti che tanto ostinatamente cerca di scacciare e negare.

I disegnatori che ne hanno contraddistinto la sua storia grafica sono sostanzialmente due: Alberto Salinas e Carlos Gómez.

Salinas è stato il primo che lo ha caratterizzato dal 1980 al 1997. Dal tratto classico e oscuro, tipico rappresentante della scuola argentina delle historietas (il termine con cui viene in indicato il fumetto in Argentina), riesce a trasmettere tutta la sofferenza fisica e psicologica a cui deve attingere Cesare Renzi pur di sopravvivere negli anni della schiavitù; il suo è un Dago rabbioso, determinato a non morire e a sopravvivere ad ogni costo pur di portare a compimento la sua vendetta.

Salinas, che morirà nel 2004 accidentalmente maneggiando un’arma da fuoco, passa a un certo punto il testimone a Carlos Gómez, che pur subentrando a una leggenda del fumetto, e pur tra alcune incertezze iniziali, riesce a far suo il personaggio in una maniera assolutamente imprevedibile diventando in pochi anni, “IL” disegnatore di Dago, che dipinge ambienti, emozioni, profumi, passioni come solo lui sa fare. Gomez riesce a dare un’ anima viva e pulsante a ogni personaggio, anche a quelli secondari che affollano i mercati, o sciamano per le strade della Parigi o della Lucca dell’epoca.

 

Dal 2012 a Gómez (impegnato nell’illustrare una storia di Tex e quindi costretto a diradare il suo impegno con Dago) subentra Joan Mundet, spagnolo scelto direttamente da Wood, che però non incontra i favori del pubblico, essendo troppo diverso da Gómez non solo come stile ma soprattutto nettamente inferiore tecnicamente. La casa editrice (l’Editoriale Aurea) corre quindi ai ripari, coadiuvando Gómez con altri due disegnatori dal tratto pulito che riescono a dare una continuità grafica e qualitativa decisamente migliore: David Tejada, e Carlos Borstelmann che disegna anche per il mercato statunitense.

Insomma Dago ha tutte le premesse per continuare il suo errare attraverso la Storia e la fantasia, guidato dal suo cuore e dal suo cinismo in un’Epoca aulica, fatta sì di re e cortigiani, di schiavi e tiranni, ma soprattutto di amori, tradimenti, lealtà, violenza; emozioni che, in fondo, appartengono un po’ a tutti noi.

Fonti ed immagini:

http://www.editorialeaurea.it

http://www.loschermo.it

http://www.digitalhistoriansunisa.wordpress.com

http://www.dimensionefumetto.it


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