Da Mario Chiesa a Raffaele Peluso, quando il fattore M(oglie) diventa devastante

A San Giorgio a Cremano la storia si ripete. Una moglie inviperita scoperchia un giro di malaffare pubblico, si reca dal Magistrato e denuncia suo marito Raffaele Peluso, dirigente ai lavori pubblici del comune, per corruzione e turbativa d’asta. Il Sindaco Zinno ribadisce la sua estraneità ai fatti

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di Tonia Ferraro e Francesco Paciello

San Giorgio a Cremano (Na) – Sembra un film già visto, un imprevedibile ricorso storico quello che lo scorso 22 ottobre ha fatto scattare sei provvedimenti restrittivi contro i dirigenti del Comune Raffaele Peluso, Carmine Intoccia, alcuni membri del loro staff e due imprenditori edili locali.

L’elemento scatenante non è stata un’azione routinaria di autocontrollo ma una moglie tradita che ha consumato la sua vendetta denunciando il marito per le mazzette, in soldi, gioielli e benefit, ricevute da due imprese edili locali “aiutate” ad aggiudicarsi appalti milionari attraverso il metodo del “vestitino” cioè con bandi di gara costruiti “ad hoc” per consentire la sicura assegnazione dei lavori di manutenzione appaltati.

Al di là della curiosità per come è emerso il fatto, tornano insolute le dinamiche, troppo spesso incontrollate, con le quali funzionano alcune macchine comunali. In genere ad ogni nuova amministrazione si procede ad un “rimpasto” dei ruoli dirigenziali, cosa che avviene normalmente nelle realtà dove si esercita potere e transitano fondi e si spendono soldi. Una buona pratica volta a garantire che non si creino pericolose condizioni d’inamovibilità le quali, il più delle volte, stuzzicano l’appetito di coloro che hanno meno scrupoli e un’etica professionale volatile. Si sa, la carne è debole e gli appetiti spesso stimolati.

Ma avviene, nonostante le buone intenzioni, che alcuni ruoli (un po’ per competenza specifica e un po’ per esigenze di bilancio),  restino inamovibili facendo emergere con forza il problema della scuola di pubblica amministrazione che, probabilmente, non svolge con efficacia la propria attività formativa.

Abbiamo raggiunto  telefonicamente Giorgio Zinno, attuale sindaco e vice sindaco all’epoca dei fatti contestati. Ci ha confermato di essere stato destinatario, in uno al suo predecessore Mimmo Giorgiano, di un avviso di garanzia nel quale gli viene contestato dal Gip di Napoli la responsabilità oggettiva: Non poteva non sapere.

Giorgio Zinno
Giorgio Zinno

Zinno è uomo di partito e non certo una figura prestata alla politica: è nota la sua graduale e continua scalata che in un ventennio lo ha portato da responsabile della FGCI  alla candidatura a Sindaco, consacrata da un consenso forte e diffuso che gli ha permesso di essere eletto al primo scrutinio.

Appare sereno, fiducioso nel operato della magistratura, sebbene palesemente provato dal clamore della vicenda e, in fondo, “deluso nelle aspettative riposte“.

Dice: «A poco più di 3 mesi dall’elezione, siamo ancora in fase di start up del mio mandato. I controlli sulle dinamiche procedurali sono state delegate alle figure preposte, dipendenti comunali e non certo eletti dalla cittadinanza. Stiamo operando per rendere il comune un’istituzione che usi la massima trasparenza quale strumento fondamentale. Mi aspetto nei prossimi giorni di avere i dettagli sugli addebiti per avviare con la giunta tutte le iniziative necessarie. Al momento il servizio dell’Ufficio Tecnico è “ad interim” nelle mani del Segretario Generale del Comune».

Alla domanda di chiarire i rapporti con le opposizioni Zinno ha ribadito che il rapporto con Cascone (M5S) non è cresciuto, il capo gruppo pentastellato propone un’opposizione “a prescindere” senza avere sinora presentato proposte concrete su cui discutere. Le altre opposizioni hanno invece espresso, per il caso specifico, la loro personale solidarietà.

La preoccupazione della cittadinanza è che, come avvenuto nel caso Chiesa, l’azione degli inquirenti non porti alla luce altro.


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