Storia dei migliori portieri in Italia

Una Coppa del mondo vinta con la nazionale italiana in quell’indimenticabile mondiale di calcio di Spagna 1982, un campionato europeo, sei scudetti conquistati con la maglia della Juventus, due coppe Italia e una Coppa Uefa. È l’incredibile palmares di Dino Zoff, storico portiere dell’Italia che ancora oggi detiene il record di imbattibilità in Nazionale, 1142 minuti in partite ufficiali consecutive, da Italia-Jugoslavia del 20 settembre 1972 ad Haiti-Italia del 15 giugno 1974. È stato il primo calciatore italiano ad aver totalizzato cento presenze in Nazionale. Dopo di lui, dagli anni ’90 in poi, leader indiscusso come numero uno del calcio italiano, è stato senza ombra di dubbio, Gianluigi Buffon. Come Zoff, anche dell’estremo difensore di Massa Carrara è inevitabile evidenziare un palmares di tutto rispetto con sei campionati italiani vinti con la Juventus, un Mondiale vinto in Germania nel 2006, sei Supercoppe italiane, due Coppe Italia, una Coppa Uefa e un Campionato Europeo Under 21 vinto nel 1996. Due monumenti storici del calcio italiano, ma soprattutto due grandi portieri che hanno ispirato da sempre i sogni e le aspirazioni di giovani colleghi pronti a sperare di compiere, prima o poi, il grande salto nel calcio professionistico.

La tradizione dei portieri in Italia, da Scuffet a Donnarumma

In Italia la tradizione di portieri è stata sempre occupata, per almeno trent’anni, da questi due grandi protagonisti del panorama calcistico nazionale, oscurando in maniera indiretta, l’evoluzione di altri baby prodigi che solo oggi si stanno facendo spazio sul grande palcoscenico. Era il 1º febbraio 2014, a 17 anni, in Bologna-Udinese (0-2) della 22ª giornata di campionato di Serie A, a causa di un infortunio del portiere titolare Brkic, fa il suo esordio in campo Simone Scuffet, giovane promessa della squadra friulana. A seguito di prestazioni convincenti, mantiene il posto anche quando Brkić recupera dall’infortunio, mostrando in campo sicurezza e reattività notevoli per la sua giovane età. Prestazioni, numeri ed attenzioni di diversi grandi club internazionali, hanno poi convinto l’Udinese a sottoscrive, il 9 giugno 2014, un nuovo contratto con la società della famiglia Pozzo con scadenza il 30 giugno 2019. Peccato poi, che la storia di Scuffet, ad oggi abbia avuto una brusca frenata, a causa, si suppone, di un mancato trasferimento all’Atletico Madrid, bloccato dalla famiglia del giovane portiere, per permettergli di completare gli studi. Un “rifiuto” che pare abbia indispettito, non poco, la società friulana, che la stagione successiva, nel 2015, lo ha relegato alla panchina per un’intera stagione, per poi girarlo, solo quest’anno, in prestito in Serie B al Como. Da Simone Scuffet, passando poi per “Gigio” Donnarumma, portiere classe 1999, nato a Castellammare di Stabia (NA), da quest’anno portiere titolare del Milan di Sinisa Mihajilolvic che con un po’ di sana incoscienza e con un coraggio non indifferente, ha affidato al giovane sedicenne, la porta del club italiano più titolato al mondo.

Fiorentina come esempio da seguire in Italia

È solo uno dei tanti esempi di come oggi la tradizione di portieri italiani stia prendendo il largo in un campionato sempre più ricco di presunte promesse del calcio sudamericano, sedicenti fantasisti dell’Est Europa o finti figli d’arte. Secondo lo studio del Cies, che ha analizzato i 100 migliori vivai d’Europa, il primo italiano è quello dell’Inter (77° posizione): avanti ai nostri settori giovanili persino gli under di Ucraina e Israele. Un trend negativo che sicuramente deve far riflettere chi come i giovani calciatori, e nella fattispecie i portieri, cercano di emergere nel calcio italiano che non ha la pazienza di aspettare. Una delle società italiane che però ha fatto del settore giovanile un vero e proprio marchio di fabbrica, è la Fiorentina della famiglia Della Valle. Nel corso degli ultimi anni, il club viola ha incrementato notevolmente la presenza in campo o in panchina di giovani portieri autoritari, sicuri e umili. Dal ventenne Luca Lezzerini infatti, questa sera, a Londra contro il Totthenam per il ritorno dei sedicesimi di finale di Europa League, la Fiorentina porterà in panchina un portiere classe ’99, 16 anni, Giacomo Salatino, addirittura secondo portiere della squadra Primavera della viola, ma che a sorpresa Sousa ha voluto premiare con una convocazione di lusso. Una forte dimostrazione di quanto la considerazione di un allenatore e le doti tecniche, condite da tanta pazienza e umiltà, possano portare poi ad ineguagliabili soddisfazioni.

Gollini ed Alastra, un futuro già scritto

Soddisfazioni che stanno premiando anche Pierluigi Gollini, portiere titolare dell’Hellas Verona. Classe 1995, l’estremo difensore gialloblù ha collezionato fino ad oggi 13 presenze in Serie A, dopo aver trascorso due anni fra le fila della squadra Under 18 del Manchester United. Ultima in ordine di tempo, è stata invece la conoscenza che ha avuto il calcio italiano con Fabrizio Alastra, portiere del Palermo, nato nel 1997, e che a 18 anni ha esordito in Serie A, subentrando due giornate fa all’infortunato estremo difensore titolare rosanero Stefano Sorrentino. Fra parate degne di nota e interventi sicuri e di stile, il giovane Alastra si è conquistato la porta del Palermo in attesa, eventualmente, del recupero di Sorrentino che lo ha già ribattezzato come un predestinato.

Prospettive di un calcio in grande confusione

Alla luce di tutto ciò, il calcio italiano mostra davvero un grande tesoro. Certo, sarebbe più semplice tentare la fortuna acquistando a prezzi stracciati giovani provenienti da campionati stranieri che, spesso, si rivelano poco adatti al nostro calcio. Investimenti mirati e programmati in un settore giovanile di qualità invece, richiedono si sforzi economici importanti, almeno inizialmente, ma questi vengono poi ripagati quando nascono i vari Zoff e Buffon che paradossalmente invece, vivono e sono presenti nel nostro calcio, pronti a difendere la porta dell’Italia del futuro.


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