L’ultimo baluardo alla globalizzazione, Cuba apre all’America

Svolta a Cuba, Obama rende possibile la rimozione dalla lista dei Paesi sponsor del terrorismo. Il definitivo passo alla prossima rimozione dell'embargo?

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Habana Veja

di Francesco Paciello

Più che uno strappo è stato un taglio netto durato 54 anni. L’embargo più inutile e lungo della storia, embargo vero da ogni punto di vista. Un isolamento duro che ha obbligato i cubani a provvedere a se stessi specie dopo la disintegrazione dell’URSS e paradossalmente foriero d’orgoglio nella comunità isolana.

Chi ha avuto la fortuna di passare per Cuba poteva toccarlo con mano, lo annusava nell’aria. E seppure a Varadero – tra lusso e disincanto sfrenato di meta turistica internazionale – si percepiva una voglia sommessa di apertura al mondo, all’Havana ma soprattutto nell’entroterra scorreva ancora vivo il “fluido magico” della rivoluzione dei barbudos e dei campesinos.

IMG_1538Cuba è un tempo fermo, bloccata agli anni 50, una fotografia sbiadita che celebra un’epoca di grandi fermenti ma irrimediabilmente ripiegata su miseria e disagio. In tale contesto la fierezza sinora ostentata da Castro appare a molti fuori luogo, specie per le condizioni di sopravvivenza dei cubani innescando inevitabilmente una voglia sfrenata di fuggire da una condizione spesso insopportabile e ancora oggi continua l’esodo di centinaia di barconi in rotta verso la Florida. Chi non ha potuto o saputo provarci si è calato nella speranza di adolescenti disponibili per un possibile espatrio, altri vivacchiano con il contrabbando di sigari e rum.

Nonostante tutto, grazie all’orgoglio isolazionista degli eredi della rivoluzione del 1956, i cubani hanno prodotto risultati impensabili, soprattutto nel settore sanitario dove si sono toccate punte di eccellenza vera.

Con Fidel Castro sulla via del sereno riposo e mentre si issava la bandiera americana sul pennone della nuova ambasceria, il segretario di Stato Kerry, a ferragosto, dichiarava “Il futuro di Cuba deve essere fatto dai cubani e non può venire da una entità esterna. Ma i leader cubani sappiano che gli Usa resteranno sempre un campione di principi democratici e riforme, continueranno a esortare il governo sul rispetto dei diritti umani”.

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Con le porte aperte, la corrente d’aria della democrazia globalizzata fluisce ora senza ostacoli. Ma i gringos non vogliono perderne il controllo e lo stesso Kerry mette le mani avanti aggiungendo “L’embargo nei confronti di Cuba resta in vigore, infatti questo passo spetta solo ed esclusivamente al Congresso che dal 3 gennaio è, però, a maggioranza repubblicana e potrebbe non consentirlo”

C’è la mano tesa di Obama a cui è toccato il passo preliminare per rendere possibile la rimozione di Cuba dalla lista dei Paesi sponsor del terrorismo, in cui era stata inserita nel 1982. L’altra mano sarà pronta a incassare.


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