Criticare gli altri per sfuggire a se stessi- Rubrica Interattiva “Pillole di Pedagogia”

0
criticare gli altri per sfuggire a se stessi
  1. Mi scrive una signora chiedendomi perché molte delle sue amiche trascorrono il tempo a criticare gli altri.

“Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa piacere così come sei! Quindi vivi, fai quello che ti dice il cuore, la vita è come un’opera di teatro, ma non ha prove iniziali: canta, balla, ridi e vivi intensamente ogni giorno della tua vita prima che l’opera finisca priva di applausi.” (Charlie Chaplin)

Vi siete mai soffermati a pensare quante volte vi trovate a giudicare qualcuno ogni giorno? Quante sono le critiche che sentiamo e quante quelle che facciamo da quando ci svegliamo a quando andiamo a letto? Sicuramente saranno tante da non permetterci di poter vivere con la serenità mentale di cui abbiamo bisogno.

Uno dei segreti che ci insegna la filosofia buddista per riscoprire la pace spirituale è di non criticare mai. Tuttavia, questo è probabilmente uno dei principi più difficili da applicare dato che siamo portati a criticare per natura. Vediamo qualcosa che non ci piace o non soddisfa le nostre aspettative e valori e lo critichiamo immediatamente.

Ci sono persone che sono veri e propri specialisti in questo campo, sono persone che vivono praticamente solo per criticare ciò che fanno gli altri.

Dietro ogni critica vi è un meccanismo di proiezione. Si tratta di quel meccanismo di difesa attraverso cui il soggetto espelle da sé e localizza nell’altro (persona o cosa), sentimenti, desideri o qualità che sono suoi ma che egli non riconosce o rifiuta in sé. Questo meccanismo di difesa serve a fare economia mentale, dal momento in cui ci libera di sensazioni, emozioni, sentimenti, caratteristiche che sono percepiti come sgradevoli e non si vuole tenere per sé.

Tendiamo, quindi, a rinnegare noi stessi. Ecco perché dobbiamo stare ben attenti ogni qualvolta ci troviamo a formulare giudizi rigidi e lapidari nei confronti degli altri. Se guardassimo bene e attentamente dentro di noi ci accorgeremmo che quelle persone che noi critichiamo sono portatrici di caratteristiche che noi stessi non riconosciamo di avere.

Si tratta di quelle parti che noi non vogliamo accettare di avere per motivi religiosi, etici, morali, educativi, familiari. Sono caratteristiche che se ammettessimo di avere, manderebbero in crisi un certo coerente sistema valoriale-personale sul quale per anni ci siamo costruiti.

Basterebbe comprendere che questa è una falsa individuazione: Ad esempio ci facciamo forti dell’essere persone moralmente rette, ma dentro una parte di noi vorrebbe essere smaliziata e priva di inibizioni, oppure ci consideriamo fieramente riservati e attenti al buon comportarsi quando in realtà c’è la parte di noi più casinista e sfacciata che vorrebbe essere ascoltata. E così via.

Molte delle persone che si dedicano a criticare gli altri cercano semplicemente di distrarre la loro mente dal disagio esistenziale che stanno vivendo. Criticano gli altri per non essere costrette a criticare se stesse e non dover prendere delle misure per risolvere i loro problemi. Si limitano, quindi, a guardare la pagliuzza nell’occhio altrui ignorando la trave che c’è nei loro occhi.

Per uscire da questa trappola bisogna imparare a riconoscere quando e cosa stiamo proiettando sull’altro. Impariamo ad accettare che quello che stiamo proiettando è un qualcosa che risiede dentro di noi.

In effetti, si tratta di un cammino di consapevolezza che implica grande capacità e sforzo di mettersi in discussione. È un cammino non privo di sofferenze che spesso implica il sostegno di esperti, per sostenerci progressivamente ad accettare che non siamo fatti di poche parti rigide, ma di molte parti flessibili.

“Quando vedi rabbia negli altri, va e scava profondamente dentro di te e vedrai che quella rabbia si trova anche lì. Quando vedi troppo ego negli altri, va semplicemente dentro di te e vedrai quell’ego seduto lì dentro. La dimensione interiore opera come un proiettore: gli altri diventano schermi e tu inizi a vedere dei film su di loro, che di fatto sono solo i nastri registrati di ciò che tu sei” (Osho)

Inviate i vostri quesiti a valeria.dellaporta@gmail.com

*Valeria Della Porta -Pedagogista Esperto in Criminologia, Disturbi Specifici dell’Apprendimento e Progettazione Sociale. Consigliere Regionale Campano APEI (Ass. Pedagogisti Educatori Italiani). Mediatore Familiare e dei Conflitti Interpersonali AIMeF (Ass. Italiana Mediatori Familiari). Consulente Genitoriale e di Coppia. HR- Selezione e Reclutamento del personale, Formazione e Orientamento al Lavoro. Consulente di Marketing e Comunicazione, Gestione e intermediazione di Servizi.


*Se hai trovato un errore di ortografia, può avvisarci selezionando il testo e premendo Ctrl+Invio.

Comments

comments