Cristo? Si è fermato a Roma nell’archivio della SVIMEZ

Ok, ragioniamo sui fatti. Il giornalista e Scrittore Alessandro Leogrande titola su InternazionaleLa questione Meridionale non è mai finita”. Il pezzo è un pezzo lucido e ben sviluppato, a tratti fascinoso.

Il ragionamento è esploso, come nel nostro caso, dal famigerato rapporto SVIMEZ 2015 sull’economia del Mezzogiorno (si scrive con la maiuscola perché l’area ha le connotazioni di uno stato a sé? Bah!)

La SVIMEZ – non tutti lo sanno –   è un ente privato, un associazione  senza fini di lucro, il cui obiettivo (cioè il motivo per cui esiste) è lo studio dell’economia del Mezzogiorno per poi proporre a istituzioni centrali e locali concreti programmi di sviluppo delle regioni meridionali (quelle d’Italia ovviamente). La SVIMEZ è il parto illuminato di alcuni “visionari del mondo industriale italiano” che, sotto regime e durante la seconda guerra mondiale, ha dato vita (e copio testualmente dal sito web) a un centro di ricerche e studi specializzato sul Mezzogiorno. Quelli dello “Schema Vanoni” per intenderci, cioè quelli che tra il 1955 e il 1964 tracciavano “lo schema di sviluppo dell’occupazione e del reddito in Italia”. Poi dal 1974 gli annuali rapporti di cui sopra, ogni anno.

Devo dire che in oltre settantanni di attività La SVIMEZ ha prodotto una considerevole quantità di studi, analisi, suggerimenti e proposte, conservati minuziosamente in un archivio a Roma.

Oddio, se lo stato dell’arte è quello sottolineato nell’ultimo rapporto comincerei a meravigliarmi, e quindi preoccuparmi, del reale valore e attendibilità di questo prestigioso istituto o quanto meno se le indicazioni offerte a Stato e Regioni sia stato recepito con un laconico “si, va bene, grazie” allora ne deduco che il suo prestigioso lavoro vale come il due di picche.

Roberto Saviano, caricatura
Roberto Saviano, caricatura

Potenza dei media, ecco che arriva Roberto Saviano. Il cavaliere, senza macchia e senza paura, spara un accorato appello ospitato (e vorrei vedere) sugli spalti di La Repubblica. Un bel colpo per Ezio Mauro ma, in seconda battuta, anche un’ottima occasione per riabilitare una risorsa qual è la SVIMEZ che fa lavorare fior di analisti e consulenti, spero intimamente frustrati e costretti  a rodersi l’anima perché il loro lavoro di settant’anni appare sprecato e inutile.

Ora non vorrei dire perle ai porci  ma cerchiamo di  capire e chiediamoci:  ha un peso specifico il controllo e il monitoraggio dei flussi  di un’area, tanto importante quanto strategica qual è il Mezzogiorno d’Italia, per il sistema paese?

Se la risposta è sì allora sveglia, l’occasione è unica per quella profonda trasformazione che Alessandro Leogrande e tutti noi auspichiamo.

Abbiamo risorse, intelligenza e cultura. Abbiamo voglia di emergere senza piagnistei, senza cappello in mano. Abbiamo idee da trasformare in progetti.

Le opportunità di sviluppo passano attraverso le industrie pesanti del Mezzogiorno. Esse sono gli attrattori turistici, l’immenso patrimonio artistico e culturale, l’artigianato di qualità, le produzioni agricole d’eccellenza, la sapienza secolare nella trasformazione alimentare. A queste latitudini godiamo – viva dio – di condizioni climatiche uniche per produrre e distribuire energia pulita da fonti rinnovabili.

Ma il meridione d’Italia, per porre a sistema tutto questo capitale, ha necessità assoluta di politiche che premino le imprese locali, garantiscano legalità e facciano terra bruciata intorno alle cosce di mafia, camorra e ‘ndrangheta. C’è bisogno come il pane che le regole scritte vengano rispettate e che il patto tra Stato e Cittadino sia chiaro e garantito, in modo che si annullino le condizioni per foraggiare corruzione e concussione.

Si può fare, se ci crediamo si deve realizzare. Ora o mai più.

 


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