Corruzione: quanto ci costi?! | Etica della Repubblica

di Federico Bergaminelli, Presidente dell’Istituto Italiano Anticorruzione

Ho ragionato molto su quale argomento affrontare, per primo, che tracciasse significativamente, la collaborazione dell’Istituto Italiano Anticorruzione con questa gloriosa testata, ed ho deciso di partire dall’argomento più discusso e più dibattuto, in tema di Corruzione:

Quanto costa la corruzione in Italia?

Su questo, apparentemente e strumentalmente, annoso problema ci si affanna e ci si accapiglia soprattutto con riferimento all’affidabilità dei dati e dei sondaggi italiani e internazionali: da un canto c’è sempre la fazione di chi, enfatizza e drammatizza alcuni sondaggi, dall’altro lato c’è la corrente di chi legittimamente dubita degli stessi in virtù di filtri mediaticiche disorientano chi vorrebbe semplicemente capire e conoscere

Il dato di partenza per questa breve disamina, sulla valenza delle classifiche dei Paesi più corrotti, deve provenire necessariamente dal CPI (Corruption Perceptions Index) di Trasparency International che, lo scorso dicembre 2017, collocava l’Italia, ancora una volta,  agli ultimi posti della classifica internazionale della corruzione, nonostante gli sforzi, fin qui operati dalle Pubbliche Amministrazioni e dalle attività dell’ANAC.

Ahinoi, continua a pesare sulle spalle del nostro paese una vera e propria elucubrazione sul costo della corruzione in Italia, frutto di uno studio di Daniel Kaufmann, nel 2004, economista di spicco della Banca Mondiale, secondo cui l’importo pagato in tangenti, nel mondo, a quella data sarebbe stato pari ad oltre mille miliardi di euro, ovvero corrispondente, all’incirca al 3% del PIL mondiale.

Nella sua interessante disamina Kaufmann, però asserisce che: l’Europa Unita perde, in totale 121 miliardi di euro e, la sola Italia ben 60 miliardi, per corruzione. Per deduzione, il nostro Stato sarebbe – dunque – si responsabile di una perdita economica pari alla metà di ciò che rifonde l’intera EU e, per il medesimo assunto, l’Italia rappresenterebbe una capacità economica pari al 50% dell’intero PIL europeo: i conti non tornano!

E’ immediatamente da chiarire che alle risultanze dei sondaggi di Trasparency International , vanno opposti  quelli dell’Eurobarometro della Commissione europea e dell’ISTAT.

Mi si conceda: il punto fondamentale da cui partire, per una serena e distaccata riflessione sul fenomeno “corruzione”,  è il seguente: non è possibile avere una statistica diretta della corruzione – in nessun luogo al mondo – perchè non esistono e non esisteranno mai degli “indicatori ufficiali” di un fenomeno del genere. Ed è da questo assunto che importanti istituti di sondaggio internazionale hanno avviato da anni un sistema di rilevazione campionario con il quale si stima la “percezione” della corruzione. Da cui ne scaturisce la statistica, maggiormente accreditata che Trasparency International –  organizzazione facente capo alla Banca mondiale e istituita nell’anno 1993 –  elabora ogni anno  come indice della corruzione percepita e che quindi non va valutato come “indice della corruzione”. Questa mistificazione di principio induce il lettore, poco avvertito e/o non avvertito, a leggere e comprendere altro. È dunque corretto precisare e sottolineare che,  il problema di questo indice, è riferito alla “corruzione percepita” che necessariamente riflette valutazioni soggettive e può – dunque – essere anche molto distante dalla realtà.

A fronte delle statistiche di Trasparency International, appare molto più corretto l’approccio della Commissione Europea che elabora da circa 14 anni un filone, completamente diverso e più articolato, di statistiche sul tema della corruzione, che si basa su rilevazione campionarie intorno a tentativi di corruzione dei quali gli intervistati siano stati oggetto o testimoni nel corso della loro vita,  nell’ultimo anno.

Questi dati smentiscono radicalmente i risultati dei sondaggi sull’indice di percezione della corruzione. Tant’è vero che i risultati dell’ultimo sondaggio pubblicato dalla Commissione nello scorso anno evidenziano sostanzialmente che la percentuale di Italiani fatti oggetto o testimoni di atti di corruzione negli ultimi 12 mesi è INFERIORE alla media UE, pari a Gran Bretagna e Spagna, di poco inferiore alla Francia e alla Svezia, di molto più bassa di Croazia, Bulgaria, Grecia e Belgio. 

Altro importante sondaggio, effettuato con la stessa metodologia di rilevazione, pubblicato dall’ISTAT lo scorso ottobre 2017, certifica dati ancora più lusinghieri.

In conclusione, mi pare corretto affermare che detti sondaggi, per quanto elaborati con criteri di obiettività, non vadano mai presi come “oro colato”. La percezione (della corruzione) è un fenomeno, spesso molto distante dalla realtà dei fatti, pertanto – detti sondaggi – sono e saranno da valutare come utili ausili per una iniziale comprensione di un articolato fenomeno che depaupera economia e crescita, intrinseco a tutti i sistemi sociali organizzati, vecchio quanto il mondo che, nelle prossime settimane, cercheremo di affrontare in tutte le sue sfaccettature.


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