I “corpi senza storia” di Giuseppe Petrarca: “La società si sbarazza delle anime indifese”

Lo scrittore Giuseppe Petrarca, napoletano, con Inchiostro rosso. La prima indagine del Commissario Lombardo,  Corpi senza storia. Un'indagine del Commissario Lombardo e, ultima sua fatica e novità editoriale L'Avvoltoio: La nuova indagine del Commissario Lombardo, ha costituito una trilogia "del mistero", in cui, specialmente nel secondo capitolo, "Corpi senza storia", al centro della vicenda vi è descritta la condizione umana, psichica ed esistenziale dei protagonisti della vicenda, i malati di mente che scontano la loro eterna condanna di reclusione negli Ospedali psichiatrici giudiziari.  Storie di ordinaria follia, che fino a quarant'anni fa erano fatti quotidiani e quasi naturali, prima che la promulgazione della famosa legge 180, che ha sancito la chiusura dei manicomi, provasse a cancellare pagine buie per i diritti fondamentali della persona.

I malati mentali sono protagonisti inermi, muti, della cui vicenda umana nessuno si cura; le uniche assistenze ricevute sono quelle false e convenzionali di medici senza scrupoli. Il simbolo del corpo e della malattia mentale, esperienze letterarie e umane, tra gli altri, di personaggi come Alda Merini o Edgar Allan Poe,  in letteratura appunto quanto in sociologia, è spesso impiegato quando la parola è assai scarna per rappresentare o raccontare certe situazioni sociali mai descritte prima. Già Pier Paolo Pasolini, al culmine della sua produzione letteraria, delegò al linguaggio del corpo una sua visione della condizione dell'uomo moderno suo contemporaneo; i corpi martoriati, mutilati e umiliati delle vittime di Salò o le 120 giornate di Sodoma, simboleggiano un mero oggetto di piacere da parte del potere, simboleggiato dai quattro "Signori" carnefici nella cinquecentesca Villa Zani.

Petrarca, con Corpi senza storia, racconta l'universo mai esplorato fino in fondo degli ospedali pschiatrici e dei malati di mente toccando le corde della nostra sensibilità in un periodo in cui, a quarant'anni dalla promulgazione della legge Basaglia, si dovrebbe ancora molto riflettere sugli effetti positivi o negativi (nel caso della 180, una norma battezzata come "Una legge che ha ridato dignità e civiltà ai malati mentali), che, anche a distanza di anni, comportano alcuni ordinamenti.

Petrarca, Lei ha affermato che questi "Corpi" nella loro condizione esistenziale sono ridotti ad essere corpi "impalpabili". Come la Letteratura, il narrare le loro storie, ha contribuito a rendere questi corpi reali e presenti nella società civile con il loro urlo di dolore?

Sono i corpi della vergogna. La vergogna di una società che ha deciso di sbarazzarsi di anime indifese. I corpi impalpabili e dematerializzati che le istituzioni hanno deciso di sopprimere. E’ senza dubbio un titolo provocatorio, perché in effetti ogni corpo ha una storia, un passato, un presente. Ogni corpo ha una vita da raccontare. Purtroppo un corpo può diventare strumento di osservazione, di studi clinici, in alcuni casi di tortura. La psichiatria, ad esempio, ha costruito una gabbia fatta di letti di contenzione e di micidiali cocktail di neurolettici per annientare la malattia mentale, annichilendo di fatto la mente di coloro che sono stati sottoposti ad autentiche sperimentazioni scientifiche. Molti psichiatri hanno dovuto ammettere di avere, per lunghi anni, demonizzato  la sola patologia invece di orientarsi a curare l’Uomo.

Che tipo di malato mentale viene descritto in Corpi senza storia? Qual è il messaggio finale che il racconto vuole consegnare alla odierna classe giudiziaria?

Come nel mio primo noir “Inchiostro rosso”, l’ambizione è di cercare di raccontare gli ultimi, i sofferenti. Farlo con garbo senza tracciare pagine di dolore estremo. Farlo perché i nostri occhi non sono più abituati a guardare il Male, troppo distratti da mille altri egoismi. Ecco perché un thriller, in un’allocazione così particolare, squarcia le tenebre su un problema scottante che in genere cerchiamo di rimuovere, di allontanare. Un grido che scuote le coscienze perché ribalta il concetto di “normalità”. I veri mostri si annidano proprio in un sistema ingiusto e crudele che regola e condiziona l'esistenza di creature fragili e vulnerabili. I veri mostri camminano accanto a noi ostentando una falsa facciata di perbenismo. Esiste quindi un sistema che sgretola ogni diritto, nega ogni speranza. Un sistema composto da servitori senza scrupoli, radice del Male di questo secolo.

Ricorrono a breve, i 40 anni dalla istituzione della Legge Basaglia,Il suo allievo Giuseppe Dell'Acqua ha recentemente dichiarato, in un'intervista rilasciata ad "Avvenire" a cura di Lucia Bellaspiga, che con quella legge "Il malato è divenuto un cittadino". La sua personale opinione e una sua ricostruzione storica su quella ormai storica legge ma anche molto controversa. Quanto è stata presente la lezione dello psichiatra veneziano per la realizzazione di Corpi senza storia?

Come Basaglia anche un noto psichiatra americano Allen France ha denunciato i mali della psichiatria. un vero atto di accusa contro i metodi di costrizione adottati negli ospedali psichiatrici giudiziari. Una psichiatria miope che ha demonizzato la malattia senza guardare l'uomo. Corpi senza storia però è anche una riflessione sui meccanismi che regolano il rapporto tra individuo e potere, sulla repressione da parte della cosiddetta società civile nei confronti di uomini e donne reietti, privati di ogni libertà.

Lei definisce i detenuti degli ospedali psichiatrici come povere anime dannate, descrive l'ospedale come il luogo della sofferenza degli uomini persi. Perchè tanto dolore?

Perché il Male, come detto, va raccontato, non bisogna averne paura, dobbiamo aprire gli occhi anche su realtà che restano nell’indifferenza di tutti. Un pugno nello stomaco: questo deve poter rappresentare un testo che ci induce a  pensare, a riflettere. Scrivere ci rende liberi, ritengo che la scrittura non debba essere uno sterile esercizio di virtuosismo per ostentare le nostre abilità. Chi scrive non deve guardarsi allo specchio per compiacersi. Un autore ha il compito di arrivare dritto al cuore del lettore mettendo passione e autenticità. Questo è il mio ambizioso tentativo.

Ma il finale lascia intravedere una luce di speranza...

Sì, anche nel dramma più ferale la speranza seppur smarrita e disattesa deve restare una necessità per vivere. Abbiamo bisogno di sperare come abbiamo bisogno di respirare, bere…

C'è un personaggio a cui è particolarmente legato? Un personaggio la cui storia è unita alle altre?

Nel mio primo “medical thriller” Inchiostro rosso, il personaggio principale era Davide Silli, un giovane inchiodato su una sedia a rotelle a causa di una patologia degenerativa. Da quella sedia saprà, però, contribuire alle indagini per la morte dell'amico biologo Piero Delli Carri. Davide è stato senza dubbio il mio primo e più amato personaggio. Tratteggiando Davide ho raffigurato me stesso e tanti di noi che, zavorrati dalle nostre fragilità e dalla nostra mediocrità, non riusciamo a emergere e staccarci verso nuovi orizzonti. Questo personaggio, prima ancora del protagonista assoluto della serie, ovvero il commissario Cosimo Lombardo, mi ha insegnato molto. Mi ha insegnato a lottare e sperare sempre. Anche quanto tutto sembra perduto. Perché, se è vero che la speranza si è affievolita, è necessario, comunque, sperare. Sperare come necessità di vita. Sperare come bere o respirare. Un bisogno insopprimibile.

Il 2 Maggio, a conclusione della trilogia del commissario Lombardo, sarà presentato L'Avvoltoio, cosa dobbiamo aspettarci?

Se “Corpi senza storia” è stato definito un libro di grande intensità emotiva, il terzo volume, che dovrebbe concludere la saga del commissario Lombardo, sarà “esplosivo”. Tratterò, sempre in chiave noir, il problema dell’immigrazione sfiorando il tema orribile e spaventoso, e che nessuno vuole trattare, del traffico di organi illegali ai danni dei bambini clandestini.

Sappiamo che l'evento del 2 maggio al Maschio Angioino vedrà quali ospiti d'eccezione Maurizio De Giovanni e il direttore della Rai Di Napoli, Francesco Pinto. Allora, può dirci qualcosa in più sulla trama...

Il commissario Cosimo Lombardo, rientrato in Sicilia per un periodo di riposo, è costretto, invece, a dirimere due intricate vicende: un traffico d’organi gestito da un’organizzazione criminale internazionale che non esita a operare anche su bambini e una violenta epidemia fatta scoppiare nel campo di accoglienza di Cala Manenti al solo scopo di causarne la chiusura per dirottare gli immigrati in un’altra struttura direttamente gestita da soggetti mafiosi collusi con esponenti del ceto politico locale. In entrambi i casi, determinante è l’apporto d’insospettabili medici che si prestano a tradire il giuramento d’Ippocrate per sete di denaro e per sotteso razzismo.
Un medical thriller che squarcia il silenzio di un mondo di omertà e interessi economici, tra politica, mafia, corruzione, traffico illegale di organi.

Così saremo di fronte a una trilogia?

Sì, questo mi riempie di soddisfazione. Ringrazio i lettori che mi seguono con grande stima e interesse e il mio editore Aldo Putignano e la sua casa editrice Homo Scrivens che è diventata davvero un fiore all’occhiello nel panorama dell’editoria napoletana.

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