Commonfare. In direzione ostinata e contraria

Il Welfare State (lo Stato del Benessere o Stato Sociale) divenne una prerogativa degli stati occidentali nel IX secolo, ma le sue origini risalgono a molto tempo prima, addirittura al 1601, quando in Inghilterra venne introdotta una nuova legislazione in materia di povertà (Poor Law).

L’esperienza del Welfare State si è tradotta, con il passare del tempo, in variegati esperimenti con alcuni punti in comune:
– Assistenza sanitaria;
– Pubblica istruzione;
– Indennità di disoccupazione, sussidi familiari, in caso di accertato stato di povertà o bisogno;
– Previdenza sociale (assistenza d’invalidità e di vecchiaia)
– Accesso alle risorse culturali (biblioteche, musei, tempo libero)
– Difesa dell’ambiente naturale

Sulla scia del principio di uguaglianza, al regime liberale statunitense si affiancò il regime conservatore-corporativo italiano e tedesco e così anche il regime socialdemocratico scandinavo, che ancora oggi sorprende gli studiosi della disciplina. Fu, infatti, la Svezia, nel 1948, ad introdurre la pensione popolare fondata sul diritto di nascita e, ancor prima, sia Svezia che Finlandia furono i primi due paesi europei ad introdurre il suffragio universale.

A partire dal 1980 e soprattutto durante i governi di Reagan negli Usa e della Thatcher nel Regno Unito, che gettarono le basi del neoliberismo, ebbe inizio la crisi del Welfare state.
La deregolamentazione del mercato e la tendenza all’affidamento di servizi come l’istruzione e la sanità ai privati hanno chiaramente accelerato questo processo.
Le misure di austerity degli ultimi anni non hanno fatto altro che accelerare tale fenomeno.
Pochi giorni fa, il coordinatore degli assessori regionali al Bilancio Massimo Garavaglia, per ilManifesto, parlava di tagli choc al Welfare: «Questi tagli arrivano per volontà del Parlamento che attua la spending review. Una volta la chiamavano “macelleria sociale”..».

Reddito

Oggi potremmo dire che, per rispondere a Margaret Thatcher (“Non esiste la società, esistono gli individui”), al salto antropologico dell’homo aeconomicus, da solo contro tutti nell’arena della concorrenza, studiosi ed economisti hanno teorizzato il terzo modello possibile, il Commonfare, per far fronte alle sfide della contemporaneità, incarnate dalla precarietà e dal concetto di debito.
Il collettivismo e la cooperazione sociale ripensano le politiche pubbliche di benessere comune nella direzione ostinata e contraria di riuscire a introdurre un reddito minimo garantito a tutti i cittadini, la definizione di un salario minimo e la gestione condivisa dei beni comuni.


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