Come si difende una città

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L’amministrazione comunale di Napoli ha deciso di istituire un apposito sportello on line, denominato Difendi la città che, come si legge dal sito del Comune, ha lo scopo di  “raccogliere le segnalazioni dei cittadini napoletani relative alle offese contro Napoli, chiedendo attraverso gli uffici comunali interessati precisazioni ed apposita rettifica ma eventualmente avviando, previa attenta valutazione dell’Avvocatura comunale, iniziative legali per tutelare la dignità del territorio, l’immagine e la reputazione della città di Napoli e del popolo partenopeo.”

La particolare iniziativa ha destato consensi ma anche non poche perplessità come succede spesso alle prese di posizione del sindaco partenopeo Luigi de Magistris: d’altronde, che la terza città d’Italia sia amministrata da un sindaco civico, non collegato ufficialmente ad alcuna forza politica di carattere nazionale, già costituisce di per sé una singolarità nel sistema politico italiano. Il carattere civico della sindacatura De Magistris è stata letta sempre dal sindaco stesso come una vera e propria investitura ricevuta esclusivamente dai cittadini – ovvero dal popolo come egli ama ripetere – e che, magari anche involontariamente, lo ha spesso indotto a dichiarazioni e comportamenti venati di forte populismo, tesi a cercare un immediato consenso piuttosto che a verificare se essi tendano effettivamente al bene della città.

Da quando de Magistris esercita il mandato di primo cittadino, sarebbe ingeneroso non riconoscere che sono stati raggiunti alcuni ottimi risultati: la pedonalizzazione del lungomare, l’evidente maggiore pulizia della città rispetto al precedente oscuro decennio, la riscoperta della vocazione turistica che ha fatto di Napoli una meta molto gettonata. Inoltre è anche onesto ammettere che i principali problemi della città, la mancanza di sicurezza e la presenza di una forte criminalità, non sono addebitabili al sindaco ma richiedono, per la loro risoluzione, lo sforzo congiunto di molte istituzioni oltre che delle forze di polizia.

Lo sportello on line Difendi la città è uno strumento effettivamente efficace a tutelare la dignità di Napoli? Innanzitutto il progetto, così come preannunciato, appare vago: la distinzione tra critiche legittime e offese ad una città è troppo labile e soggettiva. Il rischio che si corre in questo caso è di creare un clima da caccia alle streghe, invogliando i cittadini a diventare delatori di idee più che di comportamenti effettivi. E’ naturale chiedersi se la celebre invettiva di Edoardo – “Fujtevenn a Napoli”, Pino Daniele che cantava “ Napul’è na carta sporca”, oppure le più recenti analisi di Roberto Saviano sarebbero considerate diffamazioni degne di essere segnalate allo sportello per un’eventuale azione legale.totò

La manifestazione del pensiero non può essere censurata, e quando essa travalica i limiti offendendo l’altrui reputazione, esistono già gli strumenti previsti dalla legge per la tutela sia in sede civile che in sede penale. Le querele tuttavia non vanno solo minacciate ma poi vanno anche vinte nei Tribunali; le iniziative paventate dall’Avvocatura comunale paradossalmente, se non andassero a buon fine, farebbero ricadere sui cittadini il costo delle spese legali. L’idea di de Magistris appare, in realtà, caratterizzata dalla sindrome del “soli contro tutti” nella quale da qualche anno la città è  caduta e di cui il suo primo cittadino si fa portavoce, mutuando anche gli atteggiamenti tipici delle curve ultrà ( non è un caso che il nome dello sportello derivi dall’ormai famoso coro che riecheggia allo stadio S.Paolo). Ancora una volta il sindaco sembra parlare solo ed esclusivamente alla sua gente, in un’autoreferenzialità che sta trascinando la principale città del Meridione, come è stato rilevato anche da autorevoli intellettuali napoletani, in un circolo vizioso da cui non pare al momento sapersi tirare fuori. Anziché parlare al mondo, come sarebbe nelle corde di Napoli alla luce non solo della sua storia ma anche e soprattutto dei fermenti culturali odierni che pure attraversano il tessuto partenopeo, il capoluogo campano si ripiega su stesso, preferendo farsi capire solo dai suoi abitanti.  E’ un fenomeno che è cominciato da qualche decennio e riguarda un po’ tutti i settori: valga come esempio la scena musicale, passata dalla grande scuola degli anni Settanta ed Ottanta che ha influenzato l’intero panorama italiano ai neomelodici che frequentano i matrimoni locali oppure si pensi ai numerosi film interpretati da comici televisivi che non oltrepassano il circuito regionale.de magistris

Responsabilità dell’amministrazione comunale sarebbe quella di creare le condizioni per valorizzare le attrazioni della città, restituendo a Napoli il ruolo di capitale europea e così scardinare i luoghi comuni che l’accompagnano. La dignità del suo popolo si difende moltiplicando le iniziative che tolgano l’acqua in cui nuotano i pesci della criminalità, supportando le iniziative imprenditoriali che devono combattere il pizzo oltre che la crisi economica, creando un welfare non assistenziale che coinvolga la parte più socialmente a rischio delle periferie.

Lo sportello on line Difendi la città sembra l’ennesimo selfie che Napoli si scatta, deviando l’attenzione dai suoi problemi e, cosa ancora più grave, ponendola in uno stato di isolamento che certo non le giova. E’ un’iniziativa estemporanea, priva di reali conseguenze positive per i napoletani, insomma una quisquilia che uno dei suoi più grandi figli, Totò, di cui in questi giorni si celebra il cinquantesimo anniversario dalla morte, avrebbe certamente commentato con l’immenso “ Ma mi faccia il piacere!”


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