Clonazione: l’uomo vuole emulare Dio? Due scimmiette riaprono l’eterna diatriba

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Zhong Zhong e Hua Hua sono le due scimmiette che stanno spopolando in questi giorni. Hanno la particolarità di essere state clonate, proprio come accadde anni fa con la celebre pecora Dolly.

Il loro nome ha per radice il termine zhonghua che significa “popolo cinese”.

L’Istituto di neuroscienze dell’Accademia Cinese delle scienze di Shangai diretto dal Dottor Qiang Sun ha replicato una serie di esperimenti precedenti, ma con un’importante novità: a differenza degli altri primati clonati – già gli Stati Uniti d’America si erano resi protagonisti di una simile sperimentazione una ventina di anni fa – le due neonate sono state generate grazie alla tecnica usata nel 1966 per Dolly, la SCNT – Somatic Cell Nuclear Transfer – con cui è possibile trasferire il nucleo di una cellula da copiare nell’ovulo non fecondato privato del proprio nucleo. Il vantaggio sta nel fatto di poter produrre molti cloni utilizzando un solo soggetto donatore.

L’intento è quello di creare tanti animali, sicuramente tra i più simili all’essere umano, su cui poter sperimentare farmaci per trovare la cura alle malattie più terribili che colpiscono l’uomo. La clonazione non è quindi un fenomeno nuovo, ma quella sulle scimmie era da sempre risultata particolarmente difficile, quasi impossibile, a causa di geni che negano lo sviluppo embrionale. L’azione degli scienziati è stata mirata proprio a questi geni, che sono stati quindi riattivati. Il fatto di poter decidere quali geni attivare o disattivare è il vero successo dell’esperimento, perché apre nuove possibilità di vittoria nell’impegno contro i tumori, ma anche contro altre malattie genetiche.

Per questo esperimento sono stati utilizzati i fibroblasti, nuclei cellulari che riescono a bloccare i geni coinvolti nell’inibizione dell’ovocita. Zhong Zhong e Hua Hua, macachi cimolghi, sono l’unico risultato positivo derivato da ventuno madri surrogate a cui sono stati impiantati settantanove embrioni; due primati che condividono l’identico patrimonio genetico, pur non essendo gemelle. Precedentemente, nel 1999, un altro macaco, Tetra, era nato da clonazione, ma per mezzo della fissione embrionale, una tecnica diversa simile alla riproduzione artificiale delle gravidanze gemellari, che prevede la scissione delle cellule dell’embrione.

La notizia di questo nuovo traguardo scientifico ha ovviamente suscitato apprezzamenti, speranze, ma anche perplessità e contrarietà. L’opinione contraria più rilevante è probabilmente quella della Chiesa. Il Magistero ecclesiastico condanna da sempre la clonazione umana, ma anche quella animale non è accettata e, sebbene al momento non ci siano effettivi divieti, si rivolge con sguardo severo alla coscienza e alla responsabilità degli scienziati.

Accanto all’opposizione della Chiesa si affianca l’opinione nauseata di molti animalisti, che non accettano la sperimentazione animale neanche se volta al miglioramento della salute dell’essere umano, nell’ottica di una ricerca dedicata alla salvezza della vita stessa.

Infine, accanto a chi sostiene che ormai da tempo anche gli esseri umani sono stati clonati, sebbene questa notizia non venga condivisa dall’opinione pubblica dei comuni esseri umani, alludendo a cospirazioni tutte da provare, c’è chi, pur comprendendo le profonde e pericolose implicazioni, condividendo l’orrore di utilizzare un essere vivente come cavia da laboratorio e la insicurezza dei risvolti etici, guarda ora il futuro con occhi diversi, forse pieni di speranza, pregando che presto venga trovata una soluzione decisiva a un male che lo affligge, o che tormenta un suo caro, minacciando di portarglielo via da un momento all’altro.


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