Bennet Omalu, anatomopatologo di origine nigeriana in quel di Pittsburgh, è uno scienziato intelligente, scrupoloso e animato da saldi principi cristiani.

S’imbatte in un caso di follia-suicidio che non ha nessun riscontro nel quadro genetico del soggetto. In cerca della verità, fa indagini più approfondite, a sue spese: procede su un sentiero parecchio pericoloso, che lo porta a scontrarsi con la potentissima Foot Ball League, che in nome di quello sport, popolarissimo in USA, mette in moto miliardi di dollari…

Per far capire di cosa stiamo parlando, è come se un qualche oscuro mediconzolo scoprisse che nel calcio, nostro corrispettivo di sport per risonanza tra il pubblico e di quantità di interessi commerciali che vi girano, c’è una malattia che è strettamente connaturata all’espletamento dello sport stesso.

Non credo che Lega Calcio, i singoli Club e le TV, quelle che maggiormente vi pompano cifre milionarie, starebbero con le mani in mano: muoverebbero mari e monti, la politica, i giornaloni, le tifoserie: una guerra si scatenerebbe a zittire, con le buone o con le cattive, quel malcapitato.zona-d-ombra-v1-478079Il senso e il coraggio del film (USA,15) è in questo. Il titolo originale è “Concussion” e indica l’urto violentissimo assai spesso di testa, e a forte velocità che i giocatori hanno per mantenere il possesso palla, o interromperlo agli avversari. Sono scontri che vengono resi regolari anche a testa bassa. Da ciò nasce quella naturale, coinvolgente spettacolarità che rende il gioco così visivamente potente. Ma ciò ha dei prezzi. Dai ripetuti, brutali cozzi a mò d’ariete, può nascere quella patologia che è chiamata Encefalopatia Traumatica Cronica: essa produce delle proteine che lentamente, ma inesorabilmente, distruggono la materia grigia del cervello. E non è riconducibile e forme di Demenza o di Alzheimer: perciò essa è restata non diagnosticata per tanto tempo. E, poiché agisce soprattutto su soggetti che hanno specifiche pratiche professionistiche di sport, cioè su numeri limitati, è rimasta per lungo tempo addirittura nemmeno indicata. Si calcola che circa il 25% dei giocatori professionisti di Football ne possano essere affetti.

Il coraggio dei produttori  – nel porre all’attenzione del pubblico americano questo fenomeno conclamato, di cinica barbarie e tendenzialmente omicida – è stato enorme.

Hanno osato attaccare qualcosa di intimamente, strutturalmente americano, come il Football.

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Del resto tra i principali produttori vi sono il grande regista Ridley Scott, che è inglese, e sua moglie, Giannina Facio, che è brasiliana: ovvero in possesso di un occhio più distaccato e critico sulla cultura di quel paese. E sicuramente non ha giovato alla popolarità dell’attore protagonista del film Will Smith.

Però, nel film, viene citata la battaglia contro le straricche multinazionali del tabacco: iniziata da tanti piccoli David, ha trovato la strada per sconfiggere sonoramente i Big Tobacco, quei Golia che sembravano invincibili. E la denuncia è tanto più riuscita perché siamo in presenza di un bel film. Non un capolavoro: ma assolutamente godibile ed efficace.

La regia e la sceneggiatura sono di Peter Landesman: anch’egli un personaggio professionalmente non facilmente inquadrabile negli standard del cinema hollywoodiano, di cui comunque è parte. Nasce come giornalista free lance, col gusto della denuncia civile: un suo articolo sulla prostituzione e l’immigrazione clandestina tra Messico e Usa è stato il soggetto del primo film. Poi ne ha diretto un altro su aspetti marginali ma non secondari del caso Kennedy. Ha scritto la sceneggiatura del conosciuto e apprezzato “La regola del gioco” (14), che smascherava la triangolazione tra CIA/Presidenza Reagan, narcotrafficanti del Centro America e i Contras del Nicaragua. Insomma: un tipo tosto. Perfettamente adeguato alla portata della denuncia del film.

Ed essa prende corpo e carne grazie alla forza della caratterizzazione psicologica del Dott. Omalu: egli è rispettoso delle persone non più vive con cui ha a che fare. Si rivolge a loro con affetto: questo non lo rende popolare tra i colleghi, che lo accusano di “perdere tempo”; e per la considerazione di loro come persone, va fino in fondo quando i risultati delle sue analisi non lo soddisfano.

Egli è profondamente scienziato e cerca incessantemente la verità. E non ha paura di scontrarsi con coloro che vogliono nasconderla o sminuirla. In questa chiave è anche il rapporto con la moglie, l’affascinante attrice Gugu Mbatha-Raw, nera nata in Inghilterra, soffuso di credibile e rispettoso romanticismo.

1286100 - Concussion

I dialoghi tra loro, comunque, benché importanti ai fini della chiarificazione delle motivazioni e della loro evoluzione nel tempo, talvolta appesantiscono la narrazione. Però il personaggio del medico è alquanto ben reso da un Will Smith molto concentrato e poco propenso alle battute. Interessante e credibile è il personaggio del medico dei Campioni, lo sperimentato attore Alec Baldwin: egli, pur facendo parte del Sistema dello sport-business aiuta il suo collega, consapevole di andare incontro all’ostracismo dei suoi ex amici. Avverte questo con sofferenza, ma con dignità e amore per l’onestà.

Il film si regge su questo coordinamento/conflitto tra la ricerca e l’ambiente che si andava di fatto a attaccare. La sua drammatizzazione, pur non essendo di strepitante violenza, ne ha un contenuto di tipo psicologico e di ingiuste pressioni politiche (interviene pure l’FBI) e professionali. L’atmosfera è sapientemente tesa: il montaggio, del più volte Nominato agli Oscar William Goldenberg, la costruisce senza stacchi a effetto, ma un attento lavoro sui personaggi, ben individuati dalla sceneggiatura, le loro motivazioni e il rapporto col loro ambiente, sia esso domestico che di vita sociale e di lavoro.

Si costruisce un’atmosfera di inchiesta, in una specie di thriller collettivo: perché sotto osservazione è un mito costitutivo dell’intera società. Al film non sfugge tale complessità.

Importante è l’apporto del Direttore della Foto, il newyorkese Salvatore Totino: la Pittsburgh da lui ritratta in modi umbratili, ci appare come una metropoli moderna, ma ormai limitata, fatalmente concentrata e chiusa sui suoi pochi asset di potere finanziario, gelosamente e pervicacemente custoditi, tra cui è preponderante lo Stadio.


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