di Fedora Alessia Occhipinti

trumboposter“L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo” (“Trumbo“) è un film del 2015 diretto dal registra statunitense Jay Roach. La pellicola si basa sulla biografia di Bruce Alexander Cook, autore di gialli storici ambientati nel XVIII secolo. “Trumbo” è la storia dell’omonimo sceneggiatore americano, due volte premio Oscar – “Vacanze Romane” (1953) e “La più grande corrida” (1956), film che scrisse sotto pseudonimo – accusato dalla Commissione per le attività anti-americane di essere una spia comunista. La carriera dell’autore americano, incominciata con successo nel 1937, subirà un brusco arresto nel 1950 quando verrà condannato a 11 mesi di carcere.

Nel secondo dopoguerra, gli Stati Uniti diedero sfogo ai loro timori verso gli ex alleati russi costituendo comitati anti-comunismo, i quali si insediarono in tutti gli aspetti della società al fine di controllare tutte le attività filo-russe. La realtà hollywoodiana non fu da meno. Una vera e propria caccia alle streghe si scatenò negli ambienti cinematografici e non solo, il cui obbiettivo tendeva ad emarginare ogni tipo di simpatizzante comunista. Gli imputati che finivano sotto processo con l’accusa di spionaggio, erano costretti a confessare e smascherare i propri compagni, previa la prigione. Intere vite e carriere distrutte in difesa dell’ideologia “democratica” americana.

usa-mccarthyIl film si dispiega secondo una narrazione piuttosto comune: la vera storia di Dalton Trumbo, sceneggiatore di successo, che inserito nella lista nera dal Senatore McCarth passò dai party hollywoodiani alle mura della prigione. Uscito dal carcere trascorse i successivi anni a lavorare come scrittore per studios di serie B sotto falso nome, per arrivare infine al riscatto personale.  Una sequenza forse non così banale per un regista come Roach che proviene da un genere completamente diverso: il comedy (“Austin Power“, “Ti presento i miei“). L’approccio al biopic drama è stato un salto di qualità alquanto audace e al tempo stesso difficile.

trumboL’intera esposizione si concentra sul bravissimo Bryan Cranston, che tutti ricorderemo per la sua pluripremiata interpretazione del compianto Walter White nella serie “Breaking Bad“. Svestiti i panni del chimico-spacciatore, è ormai chiara a tutti la destrezza e l’abilità di adattamento dell’attore americano, che in questa pellicola di certo non si risparmia in recitazione e mimica. I piani sequenza sulle camaleontiche espressioni, che non eccedono mai nella spettacolarizzazione, ci trasportano in minima parte nel dramma vissuto dal protagonista e non ci distraggono mai dallo storytelling: la disgrazia di chi si vede cadere nel baratro per non aver seguito in massa la linea del governo nazionale.

La pellicola di Roach sceglie di concentrarsi sugli avvenimenti della vita di Trumbo che seguirono allo scoppio della Guerra Fredda. Narrazioni e filmati di repertorio che raccontano la lotta dei “I 10 di Hollywood” contro il governo americano e i boss degli studios, e si focalizzano sulla vita dello scrittore americano, sugli anni di isolamento dalla società hollywoodiana in cui trovò tuttavia il modo di scrivere molti film di successo, uno su tutti “Vacanze Romane”.

hellen mirrenUno dei punti di forza del film è sicuramente la sceneggiatura di John McNamara, scorrevole e leggera. I dialoghi pur se intrisi di qualche clichè, sono intensi  e scorrono facilmente grazie anche alla dinamica fotografia di Jim Denault. Non mancano i camei, quello di Kirk Douglas è facilmente identificabile, ed alcuni personaggi realmente esistiti sono enfatizzati in modo inverosimile: né è un esempio la magnifica interpretazione di Helen Mirren, il cui personaggio Hedda Hopper non ha avuto un pesò così rilevante nella dimensione cinematografica americana.

trumbo daltonIl film, in chiusura, non sarà un capolavoro, ma tutto sommato va visto. Se riuscite a trovarlo nella sale italiane. Va visto quanto meno per rendere merito ancora una volta all’estro e all’uomo Dalton Trumbo, personaggio di spessore a cui di certo non sono bastati i riconoscimenti tardivi e le scuse dell’intera società politica e cinematografica per tutti gli anni in cui la sua vita è stata cancellata.

Un ultimo appunto su questa mania di modificare i nomi dei film in lingua straniera. Nel caso specifico di “Trumbo”, i distributori hanno deciso per “L’ultima parola”, quasi a far intendere che l’intera pellicola si concentri su atti processuali e diatribe linguistiche. La realtà è un’altra: “Trumbo” è un discreto film biografico che forse necessitava di una regia più esperta di quella del buon intenzionato Jay Roach.


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