suburraRoma, la Capitale. Sullo sfondo una storia forse fin troppo banale o no, quella della scomparsa di una escort minorenne, che scopriremo poi morta durante una serata a base di giochi erotici in compagnia di un potente onorevole. Questo “piccolo” avvenimento innescherà una vera e propria apocalisse, mentre politici, mafia ed ecclesiastici sono impegnati a gestire un importante e imponente affare immobiliare lungo la costa di Ostia.

suburraQuesto l’inizio, e in parte la trama del film “Suburra” (ITA-FRA, 2015) diretto da Stefano Sollima. Ambientato nel 2011, scandisce in flashforwards i giorni che mancano al redde rationem, giorno in cui tutti i fatti precipitano convulsamente in una soluzione finale, nella crisi annunciata di Governo (quello Berluscono?) e le dimissioni annunciate di un Papa anziano (Papa Ratzinger? Il quale si è dimesso solo nel 2013, mentre le dimissioni dell’ex- Cavalieri coincidono al 2011). Il legame tra gli avvenimenti, chiaramente rivolto al futuro, è molto profondo e dalla finzione passa agevolmente al “nostro” odierno presente. Il film è tratto dal libro omonimo di Giancarlo De Cataldo e del giornalista Carlo Bonini, tra l’altro anche sceneggiatori del film. De Cataldo è ex magistrato, ora autore a cui si deve il riuscito e intrigante “Romanzo criminale” (2002), diventato film nel 2005 con la regia di Michele Placido, e successivamente fortunata serie tv (Sky, 2008 – 2010), diretta dallo stesso Stefano Sollima. E sempre allo stesso Sollima si deve il coordinamento e la regia, insieme a Francesca Comencini e Claudio Cupellini, della serie tv “Gomorra” (Sky, 2014), che ha avuto un meritato successo mondiale.

Sono fatti per lo più noti al cosiddetto “grande pubblico”, gli stessi che hanno decretato un inarrestabile crescendo di tutte le fatiche di Sollima. Dati che riescono a “commuovere” il criticòn supercilioso, aspirantemente intellettuale, grandpippeur? O non c’è, invece, una sorta di presuntuosa sufficienza  nei confronti di un autore che, in fondo, non è altro che un divo della tv generalista

sollima
Il regista Stefano Sollima

Ad ogni modo, a me “Suburra” è piaciuto molto, mi ha divertito e mi ha fatto riflettere. Come per “Gomorra – la serie”, possiede un linguaggio profondamente. Stefano è figlio di un altro grande regista, Sergio Sollima, cui era stata cucita la definizione – assai limitativa per gli standard culturali del cinema italiano – di “regista di genere”, ovvero western, che declinavano innovazione, libertà, psicologia e azione. E anche messe in scena di avventurosi in tv; chi non ha amato il libertario e generoso “Sandokan”? Intendiamoci,  Stefano Sollima è un regista di genere, come lui stesso si definisce, con una punta di divertita civetteria, e come lo sono stati i grandi del noir e western Usa, Anthony Mann, Howard Hawks, John Ford, Sam Peckimpah. E i francesi, Jules Dassin e Jean-Pierre Melville. Oggi nessuno si azzarderebbe a relegarli fuori dello status di Autori.

amendola suburraQuesto è l’occhio con cui bisogna guardare al cinema di Stefano Sollima, e a questo film in particolare. Ogni singola scelta, anche nel dettaglio, obbedisce ad una logica espressiva chiara, mirata e consapevole. Ad esempio, la pioggia iniziale, presente spesso nel film, dà quel carattere veramente da “fine del mondo” alla città, che “ripulisce” solo superficialmente e copre la sozzura che resta intatta. E dalle cui fogne sembrano uscire dei veri  e propri mostri. E lo sono tutti, da i politici, i vescovi alle nuove figure di pierre corrotti in primis. Senza dimenticare i criminali, che son parte di un tutto. Passano disinvoltamente dal politico, al potere della Chiesa, alla “terra di mezzo”: Claudio Amendola è sublime quando compiutamente quasi cinguetta minacce al cardinale invischiato per poi intenerirsi in compagnia della madre. Il suo personaggio, Samurai, è la versione cinematografica del “Cecato”, quel Massimo Carminati di “Mafia Capitale”. Figura che i due autori del libro avevano individuato ben prima dell’inchiesta del Procuratore Pignatone del 2014, mentre il libro è uscito nel 2013.

favino suburraAnche tutti gli altri personaggi sono curati nei dettagli, non sono semplicemente figurette messe in mostra. Le donne in particolare: Viola (Greta Scarano), tossicodipendente attiva e reattiva più di altri maschi, follemente innamorata del suo uomo, il nr. 8, (Alessandro Borghi). O la escort Sabrina (Giulia Elettra Gorietti), vittima di giochi di potere. Figure che hanno caratteristiche di umanità, per quanto fuorviate. Come il viscido pierre, diventato capro espiratorio (un bravissimo Elio Germano; il parlamentare Filippo Malgradi, detentore di un gran potere che si troverà a fare i conti con le sue scelte sbagliate(Pierfrancesco Favino). E ancora, il clan degli zingari – prefigurazione di quelli che sarebbero i Casamonica – il cui capo è un feroce ma furbissimo Adamo Dionisi.

La fotografia, diretta dal veterano Paolo Carnera, è di grandissima importanza nello scandire le tinte degli incubi metropolitani di questa misteriosa, ma terribile Roma.


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