Il potere dello Specchio gestisce la vita della Strega Ravenna.  Sua sorella Freya scopre il suo dominio del ghiaccio: dopo la scomparsa di Ravenna, nella guerra con Biancaneve, Freya vuole rimpadronirsi dello Specchio, in cui è imprigionata Ravenna, che si libera e ritorna più incazzata e perfida che mai.

Questo è un film (USA, 16) la cui matrice è strana: è nato per sfruttare e, se possibile, bissare il successo di “Biancaneve e il Cacciatore” (12), tra l’altro utilizzando la stessa protagonista, la splendente Charlize Theron nel personaggio di Ravenna; ma tiene presente anche l’impostazione narrativa a suo modo rivoluzionaria di “Maleficient” (14). In cui il punto di vista è rovesciato: cioè il protagonismo è della “cattiva”, Angelina Jolie, che si scopre essere una vittima di chi si nasconde tra coloro, soprattutto umani, che tradizionalmente sono ascritti ai “buoni”.

cacciatore

Nel film attuale abbiamo la cattivissima che è tale pur in assenza, in quanto ne determina gli sviluppi narrativi: Ravenna appare solo all’inizio e alla fine. Poi c’è la sua “vice”, Freya che conduce apparentemente il gioco, con la sua carica di aggressività vendicativa: ma che scopriremo essere vittima dell’impostura di Ravenna. E qui stiamo nei paraggi di “Frozen”, la bella favola della Disney. Per lo mezzo ci stanno il Cacciatore e una Cacciatrice, che in realtà sono “i valletti” che concludono il cerchio, ricongiungendo le due presenze di Ravenna.HuntsmanCome si vede, è una tessitura di scrittura piuttosto complicata: i due sceneggiatori, Evan Spiliotopoulos, specializzato in film da favole, e Craig Mazin, dai copioni più brillanti, hanno fatto un lavoro molto ardito nel connettere i ben quattro protagonisti alle vicende amplificate della favola di Biancaneve. Perché il film è contemporaneamente il prequel (in quanto parla di fatti precedenti all’episodio di Biancaneve) e lo spin off (ci dice il “dopo” della stessa favola) di quello del 12, in cui si scontravano, come nel presente si scontrano ancora una volta, quel bel bisteccone di Chris Hemsworth e la Theron: mentre lì la Biancaneve tosta guerriera, diversa dalle romanticherie precedenti di casa Disney, era l’aspirante vampira Kristen Stewart di “Twilight”.

Comunque, bisogna dire che l’opera ha disorientato gli spettatori, che ne hanno decretato il flop, soprattutto in USA. Però a me il film è piaciuto. In quanto il vero protagonista non è rappresentato dalle due bellissime stregazze, né dai due attivissimi, forzuti aitanti umani, più i solo quattro nani di contorno, ma dalla presenza costante dello Specchio: è quest’aggeggio circolare, invasivo, dalla struttura vagamente a spirale, il protagonista “ideologico” del film, l’architrave concettuale, diremmo alla Propp. Noi sappiamo che le favole hanno la capacità di parlare delle nostre lontane origini e delle più profonde componenti caratteriali dell’umanità.

E qual è la metafora

dello Specchio?

E’ che siamo sempre e solo noi stessi a “muovere”, ad evocare a perfino a dialogare con le forze oscure: esse abitano “dentro” di noi, non ne sono estranee. Lo Specchio, allorché “parla”, lo afferma più volte. E chiunque vi si ponga nelle vicinanze, ne è attratto: perché il piacere che noi traiamo dall’essere soggiogati diventa una componente esistenziale, che riempie e anestetizza ogni altro vuoto e infelicità.

Questi elementi erano impliciti nell’orditura delle favole classiche, così come le leggevamo: il cinema le esplicita. Del resto ciò si accompagna a sfumature di interpretazione che riusciamo a cogliere nei protagonisti: Ravenna, nel suo iniziale rivolgersi allo Specchio è sola e disperata, perché non ha “niente” oltre a quel “tutto” che la circonda esteriormente; e che lei copre con la sua cattiveria forsennata, in cui vorrebbe spasmodicamente coinvolgere Freya, sua sorella, e farla diventare come lei, sola, meschina e perfida. Ma la Regina del Ghiaccio, che scopre il suo potere grazie a Ravenna, ne è annichilita. In più è da considerare che il ghiaccio, da lei prodotto, è illusorio: esso è soprattutto fonte di inganni. E la prima ad essere ingannata è proprio lei.the-huntsman-winters-war_0Questo è un’altra voluta delle complessità metaforiche messe in campo. Ma stiamo parlando di attrici di grandi sfaccettature gestuali: oltre alla Theron, c’è Emily Blunt. Esse sono in grado di sostenere complessi percorsi di interiorizzazione attoriale dando ad ogni singola sfumatura piena credibilità: pur all’interno di tortuose e fosche vicende, spesso caratterizzate da scontri e da azione. Mentre i due umani, oltre ad essere perfetti per il ruolo, hanno una componente passionale molto forte, specie in Jessica Chastain, che diventa carburante aggiunto al motore del “cunto”.

Il regista di questo grande macchinone narrativo è Cedric Nicolas-Troyan, che viene dall’esperienza di direzione delle Second Unit di diversi film, compreso il prequel del 12; nonché dall’averne gestito gli Effetti Speciali. Ed è un dettaglio non trascurabile, perché indica la capacità di governarli in modi funzionali agli assetti stabiliti, non subirli pippescamente.

Certo non abbiamo la concentrata, visionaria e virulenta potenza di un Peter Jackson: ma una più che decorosa spettacolarizzazione di una materia assai composita. Compreso un uso degli effetti speciali, coordinati da Dominic Tuhoy, con diverse compagnie specializzate, che hanno fluidità, forza, piacevolezza grafica e non invasività coll’insieme.

Da sottolineare la fotografia, che è di Phedon Papamichael uno dei più grandi photographer del cinema americano, con una Nomination agli Oscar e innumerevoli premi. Il senso cromatico da lui ottenuto ci suggerisce un rimando continuo ai contenuti limbici che il film evoca tematicamente: in una parola, alle nostre “oscurità”.

 

 


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