Che Donald Trump piacesse a pochi questo lo si era capito. E si era anche capito che quella piccola minoranza che lo aveva voluto fortemente, erano suoi pari: investitori, imprenditori, banchieri, quello zoccolo duro dell’America che conta soprattutto in campo internazionale. Molto meno si è capito chi mai lo abbia votato, considerate le immediate proteste delle donne americane ed afroamericane seguite alla sua elezione. Lui Mr Donald, prosegue. Va avanti e mette paletti: l’Obama Care, protezionismo, abbattimento dei costi, muri divisori.

Chomsky su Trump

Non è un suo fan Noam Chomsky. E questo era chiaro. Il linguista ha affidato alle colonne dell’AlterNet e ripreso dall’Indipendent, la sua analisi e la sua critica a quello che è il modello Donald. Secondo Chomsky, infatti, il forte aumento dei prezzi, alimentato da Trump, porterà presto a un’altra pesante crisi finanziaria. Per Chomsky tutta la campagna elettorale improntata sull’idea che lui fosse l’anti-establishment per antonomasia, non è stata altro che uno scherzo. “Cosa di quello che sta facendo è anti-establishment? – chiede in modo retorico al giornalista – Basta guardare alle persone che ha incaricato e alla sua politica di anti regolamentazione, elementi che hanno incoraggiato il mercato azionario“; Trump starebbe favorendo, secondo la sua analisi, “i miliardari, i grandi istituti finanziari, l’esercito. Basta guardare il mercato azionario per capire come stanno le cose“, conclude.

Il riferimento è a uomini come Steve Mnuchin, Segretario del Tesoro, e Gary Cohn, direttore del Consiglio Economico Nazionale, entrambi ex Goldman Sachs, la banca d’affari newyorchese al centro di continue vicende poco chiare. Tutto questo è establishment. Tutto questo è quello contro cui Trump a giurato guerra. Ma fino a che punto?

Gli investitori sono felici delle sue iniziative di abbattimento dei costi e di alcune imposte che di fatto li de-potenziavano; tuttavia, eliminazione di qualsiasi tipo di regolamentazione significa sì avere maggiore profitto ma, spiega Chomsky, “tutto questo porterà a un’altra crisi finanziaria. A loro non importa, tanto il problema non è loro. I contribuenti pagheranno le conseguenze“.

Insomma un presidente che aiuta i ricchi a diventare ancora più ricchi in un Paese, come l’America, in cui più di cinque milioni di abitanti sono milionari, mentre i non ricchi non andrebbero completamente dimenticati, schiacciati dai troppi costi da coprire. Meno regolamentazione, meno pressione fiscale. Quanto questo aiuterà davvero l’economia, a questo punto, è difficile dirlo ed una risposta negativa pare la diretta conseguenza.

Schermata 2017-03-18 alle 15.09.20

 

La visione, che potremo definire apocalittica – data la sofferenza ancora molto forte dell’economia mondiale in seguito alla crisi economica – paventata da Chomsky di una seconda grande crisi economica, non riguarda solo l’America e questo l’Europa lo sa bene. Dietro e dentro la politica di Mr Donald c’è la volontà, per motivi diversi, di centellinare gli incontri istituzionali e di scegliere bene con chi parlare. La prima è stata la premier inglese Theresa May, lo scorso 27 gennaio a cui ha detto “la Brexit sarà fantastica per il vostro Paese“; oggi ha incontrato la cancelliera Angela Merkel e il tono è stato più serioso. E l’Italia? Ciò che lega Mr Donald al bel paese è solo l’amicizia con Flavio Briatore? 

Probabilmente no, eppure c’è stata solo una telefonata, i primi di febbraio, con il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni per discutere dei rapporti bilaterali e di lotta al terrorismo ma nessun incontro è stato ancora annunciato. Forse la questione è nata qualche mese fa, durante la campagna elettorale americana con l’allora premier Matteo Renzi che apertamente diceva di preferire come commander in chief Hillary Clinton, democratica e più vicina alle sue idee politiche. Poi c’è stata l’ultima cena di Obama alla Casa Bianca con Renzi al suo fianco ed una delegazione italiana tutta in tiro. Giungiamo così al 9 novembre: Mr Donald vince ed Hillary perde.

Schermata 2017-03-18 alle 15.22.55
L’ex Premier Renzi, durante il suo ultimo viaggio-studio in America, aveva chiesto di incontrare Trump ma il due di picche è stato colossale. E c’è di più: il nostro ambasciatore in America, Armando Varricchio, veneziano, 55 anni, ex consigliere diplomatico di Renzi a Palazzo Chigi non piace a Mr Donald. Comprensibile. Come potrebbe essere lui, Armando Verricchio, renziano democratico, a ricucire i rapporti con l’Italia politica? No, non l’Italia in generale perché quella della pizza, e del mandolino, dell’arte e della cultura piace sempre e comunque, protezionismo permettendo!


*Se hai trovato un errore di ortografia, può avvisarci selezionando il testo e premendo Ctrl+Invio.

Comments

comments