Chiamami col tuo nome

Un film “silenzioso”

Sono andato a vedere il pluripremiato e plurinominato “Chiamami col tuo nome” di Guadagnino, che dire? Sicuramente un film da festival. Il riadattamento cinematografico del libro omonino di Andrè Aciman, racconta la storia d’amore tra Elio, teenager italiano degli anni ’80, ed Omar, studente americano in vacanza-studio in Italia.

Un film “silenzioso”. Per quasi tutta la sua durata i suoni ambientali sono appena accennati, dando largo spazio ai discorsi tra i personaggi, purtroppo a volte questo spezza il ritmo del film che risulta in alcuni punti un po’ noioso. I dialoghi non raccontano, non spiegano, ma sono molto naturali e lo spettatore viene subito immerso nella realtà quotidiana della famiglia Perlman. La scelta delle location è accurata e pittoresca: la ricostruzione dell’ambientazione anni ’80 nel paese in cui si trovano i protagonisti è veritiera e molto suggestiva, a me che appartengo a quella generazione ha fatto venire un bel sentimento di nostalgia.

I colori della fotografia sono vivi, accesi, quasi pastello, molte scene sembrano piccoli quadri di “autori da strada”. Tuttavia, la trama non è originale, anzi molto semplice, lineare, così come la regia che non presenta particolari inquadrature. Non ho trovato nel film l’arco narrativo, mi è sembrata quasi una cronaca nuda e cruda più che un film. Tutto è sulle spalle del bravissimo Timothée Chalamet che interpreta con grande naturalezza il personaggio del teenager che scopre se stesso, le sue prime pulsioni e il primo vero amore. Non è dello stesso spessore Armie Hammer (Omar), che sembra più il Ken di Barbie, un pupazzone belloccio messo lì per far innamorare Elio. Ultimo ma non per importanza è Michael Stuhlbarg, il papà di Elio, che in italiano gli viene data una voce molto buffa (quasi da macchietta). Quest’ultimo durante il film è messo un po’ da parte, fino al discorso finale tra lui e il figlio, molto toccante e significativo. Giusto per non far mancare le “quote rosa” del film, parlo anche di Esther Garrel, che interpreta la fidanzata di Elio, una ragazza semplice che “passa” nella vita sentimentale del protagonista prima della scoperta della sua omosessualità; la sua interpretazione è molto semplice e spontanea, ma non mi ha lasciato particolari emozioni.

Guadagnino riesce a sfruttare la dilagante “moda degli anni ’80”, che è la chiave di successo di diverse serie e film (vedi per esempio “Stranger Things”), arricchendola di una tematica sociale oggi quasi scontata, ma che, riportata in quegli anni, diventa un ritratto singolare di una Italia piccola e semplice.

La classifica

Non è molto difficile stilare la classifica di questo film, tuttavia mi voglio fermare solo ai primi due posti del podio perché sono effettivamente gli attori che mi hanno colpito:

  1. Timothée Chalamet: è Elio, il protagonista. Come ho già detto la sua interpretazione è veramente emozionante e convincente, a tratti anche comica, come ad esempio la scena all'”American Pie”, in cui si masturba con una pesca. Non a caso è stato candidato agli oscar come miglior attore protagonista.
  2. Michael Stuhlbarg: è il papà di Elio, un professore universitario americano trasferitosi nel nord d’Italia. Non è molto valorizzato nel film se non nel dialogo finale con il figlio, ma interpreta al meglio il suo ruolo, colorando il su personaggio in maniera vivace. Non so se la scelta del sovrappeso e della barba è una scelta precisa per il personaggio (non ho letto il libro) o è semplicemente invecchiato male

Suggerisco di andarlo a vedere solo se non siete troppo stanchi. 

 


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