Che fine hanno fatto i corpi intermedi?

La crisi dei corpi intermedi e lo sfarinamento sociale nell'editoriale di Mimmo Oliva

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Ogni tanto accendi la tv e senti che sono scomparsi i corpi intermedi, apri i giornali e leggi la stessa cosa, scendi in strada e sui marciapiedi non si parla d’altro. Comincio a preoccuparmi, seriamente. Si dice che siano stati in passato numerosi e potenti, fondamentali. E ora? Che fine hanno fatto?

Ricordo quando erano considerati la spina dorsale del nostro Bel Paese, si diceva fossero il 90% della società, quelli che praticamente non albergavano nelle istituzioni ma forse in prossimità sì, le chiamavano reti, erano i sindacati, pure le famiglia, la gente “normale” insomma.

Erano quella fascia ristretta di occupati con buon reddito sicuro e che adesso si trova insieme a tutta quella vasta platea di popolazione vulnerabile che circola tra occupazione a rischio, lavoro precario, mala occupazione e disoccupazione che comporta una destabilizzazione della società meridionale perché dopo decenni sta intaccando i corpi intermedi. Ed è proprio qui che stanno avvenendo i mutamenti più radicali e sconvolgenti ed è questo che comincerà a garantire ancora meno chi è già debole” (*). Come dire, era tutta quella “roba” che garantiva l’ordine sociale in democrazia ed era importante, assai. Se non riusciamo in qualche modo a resuscitarli sarà giungla, oppure, ma non voglio nemmeno immaginarlo, dittatura.

Lo Stato ha bisogno dei corpi intermedi e dovrà, volente o nolente, porsi il problema: deve rimettere insieme le persone per loro libera e responsabile iniziativa, risolvere l’importante crisi della rappresentanza, forzare il ricambio in senso generale e quindi avere rappresentanti all’altezza della contemporaneità. E i corpi intermedi devono rappresentare al meglio le prerogative e le istanze dei propri rappresentati senza per questo sfuggire agli interessi generali.

Sì, mi riferisco anche ai partiti e ai sindacati. I primi sono in disfacimento e questo non può farmi piacere, essi sono essenziali per la democrazia. I secondi devono andare sicuramente oltre lo schema degli attuali “presunti” rappresentati e mirare ad una diversa qualità dei rappresentanti, è centrale.

E le imprese? Corpi intermedi anch’esse.

La domanda è: chi rappresenta chi? Non si sa, lo sfarinamento sociale è ormai così radicato che diventa difficile una analisi chiara e a breve. Troppo il disimpegno attuale della cosiddetta società civile per trarne un risultato analitico chiaro a breve.

E dato che da qualche parte bisogna pur cominciare, allora cominciamo a non demonizzarli più. Poveri corpi intermedi.

(*) Da Il lavoro, il Mezzogiorno, il Sud e lo stallo dell’Italia di Mimmo Oliva


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