C’eravamo tanto armati: la lezione di Gassani per giovani avvocati

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Un valido vademecum per giovani professionisti che desiderano intraprendere la professione legale ma anche un appassionante viaggio tra i casi giudiziari più scottanti che lui, l’Avvocato Gian Ettore Gassani, ha dovuto affrontare e risolvere in qualità di avvocato matrimonialista tra i più celebri del Paese. Si presenta così la sua ultima opera edita da Imprimatur, “C’eravamo tanto armati – Storie di cuori spezzati”, libro che conclude la “trilogia professionale” (se così la volessimo chiamare) del giovane avvocato-scrittore, iniziata con la stesura de “I perplessi sposi” e seguita un paio di anni fa con l’appassionante, ironica e dissacrante epopea della fine di un matrimonio in “Vi dichiaro divorziati”.

Con “C’eravamo tanto armati”, Gassani vuol ancora una volta dimostrare che il mestiere dell’avvocato non è un mestiere meccanico ed esclusivamente burocratico. Al contrario, l’avvocato è forse il professionista che, solo dopo il medico, sta maggiormente a contatto con la sofferenza, il dolore e la rassegnazione umana. Essere avvocato senza una definita deontologia professionale significa danneggiare ancora di più la persona che ti viene a chiedere un aiuto per risolvere una determinata questione familiare, vitale o economica che gli è capitata improvvisamente. Ogni capitolo di “C’eravamo tanto armati”, è una storia, una piccola storia che si intreccia con le altre in una ampia cornice di situazioni drammatiche il cui lieto fine è stato possibile solo grazie all’accortezza e la sensibilità dell’autore.

Avvocato, “C’eravamo tanto armati” conclude il capitolo della Sua trilogia…

Si, sono molto soddisfatto, per un semplice motivo: credo davvero che attraverso la scrittura sia riuscito a raccontare il mio e nostro mondo di avvocati alla prese quotidianamente con ogni tipo di persona e con le più varie disgrazie che ad essi capitano.

Mogli violente contro i figli, genitori discriminati, vessazioni psicologiche contro prole innocente ed ofani, il Suo libro davvero racconta la degenerazione di un valore come è da sempre la famiglia…

La famiglia di per sè rimane un valore intoccabile e sacro. Purtroppo capita che chi la compone non si comporti bene e perda di vista i valori preziosi che la costituiscono. La conseguenza più grave che io ho toccato con mano è che, come siamo abituati a sentire, chi subisce il trauma peggiore sono sempre i figli che molto spesso, arrivati a compiere la maggiore età, non si capacitano ad aver perso i genitori e di non aver potuto godere di una famiglia unita e salda. E sono curiosi di conoscere quella verità per cui un Matrimonio sia finito. Sono stati tanti i ragazzi che mi hanno chiesto di accedere agli atti della separazione dei loro cari ed io, anche se non avessi voluto perché preoccupato per un loro equilibrio mentale, ho dovuto cedere alle loro richieste.

Il libro, infatti, comincia da un caso del genere: una ragazza che Le ha chiesto insistentemente gli atti della separazione dei suoi. La sua storia ha davvero dell’incredibile…

Esatto. E’ uno dei casi di cui vado più orgoglioso. Orgoglioso perché solo grazie alla mia tenacia abbiamo potuto mettere la parola fine nel miglior modo possibile a quella vicenda davvero sgradevole. Una moglie, dopo aver scoperto l’omosessualità del marito, lo ricatta dicendo che avrebbe dichiarato, se non fosse sparito dalla sua vita… e non solo il suo segreto, ma anche l’identità del suo fidanzato, persona conosciuta. Un ricatto vergognoso a cui il mio cliente dovette sottostare e, di conseguenza, perse la sua famiglia. Il padre era schiacciato da due persone senza scrupoli, la moglie ed il protagonista di questa sua doppia vita che non aveva considerato tutte le sue pressioni psicologiche. Tutto finì bene, i figli non dovettero abbandonare il padre né lui loro. Credo di non aver mai vissuto un senso di liberazione maggiore che dopo la fine di quella storia.

Lei dunque non ha solo saputo affrontare e risolvere quella storia, ma la ha anche saputa raccontare…

Certo, credo che gli avvocati debbano soprattutto sapersi raccontare e saper raccontare tutto quello che avviene al di fuori del proprio studio. Il nostro studio è quasi come un confessionale, un pronto soccorso. Ho lanciato un’allarme su quello che nel nostro Paese non c’è: la protezione della tutela dell’individuo, verso i soggetti deboli, verso chi subisce ingiustizia e se perde tutto si ritrova ancora più solo senza sostegni economici, sociali e psicologici. Il diritto di famiglia, in questi casi, aiuta molto. Come ho potuto affermare in molti contesti, il diritto di famiglia è un vero termometro di un Paese.

Due bambini sottratti dalla madre romena al padre italiano, un racconto toccante in prima persona di un bambino maltrattato dal suo stesso padre che non riconosceva tale, ma anche la storia di Mina Welby. In esclusiva Lei racconta la storia di quel periodo in cui assisteva Pier Giorgio e così “C’eravamo tanto armati” diviene anche un racconto saggio sull’argomento delicato del fine vita e del trattamento biologico….

Tengo molto a quel capitolo perché è davvero una storia toccante quella che Mina, ormai mia cara amica, mi ha donato. Ho conosciuto un’altra Mina, non il personaggio dimesso che ci hanno fatto conoscere i Tg di quell’anno, ma una donna coraggiosa, sprint, paziente, volenterosa e con un amore immenso per quel marito con cui si capivano sempre, anche a gesti e che aveva sposato sapendo che la sua malattia sarebbe stata progressiva. L’Eutanasia è un tema fondamentale che va discusso approfonditamente ma purtroppo l’Italia è sempre ultima riguardo i diritti della persona.

Allude alla Legge Cirinnà? Nel libro ne parla ampiamente.

Fu una legge che, teoricamente, nacque nel mio studio. Come Avvocato, quel giorno, mi sentì fiero del mio Paese. L’Ami, l’Associazione matrimonialisti italiani che ho l’onore di presiedere, partecipò prima e dopo la sua approvazione, a numerosi convegni. Le unioni civili sono un Matrimonio a tutti gli effetti, stessi diritti e doveri per tutti, tutela penalistica e civilistica. La differenza tra Matrimonio ed unione civile consiste nel fatto che nelle Unioni non sussiste l’obbligo di fedeltà e che la fase della separazione non esiste. E’ una legge che coinvolge e non esclude nessuno. Né penalizza gli eterosessuali che possono continuare a sposarsi nel modo tradizionale. Un notevole risultato raggiunto è anche la Legge “Dopo di noi” riguardante la legge sul futuro dei diversamente abili dopo la morte dei loro congiunti. Anche in quel caso, per quella vittoria, l’Ami giocò un ruolo fondamentale.

Il Suo libro è anche un’autobiografia. Lei ricorda i Suoi studi, la figura importante di Suo padre Dino, vittima di un barbaro delitto rimasto impunito e soprattutto i Suoi Maestri. Un capitolo che apre il libro è dedicato al “Vecchio leone”, un avvocato anziano con cui Lei, affascinato dalla ripetitività delle sue azioni e del suo amore non immutato per quei luoghi come il Tribunale, dove per anni aveva esercitato la professione forense, istaura una lunga discussione che Le permette di tracciare insieme il ritratto di come dovrebbe essere un avvocato…

Il vecchio Leone fu un avvocato che mi colpì molto. Lo chiamai così perché nonostante tutte le delusioni che aveva vissuto sulla sua pelle non aveva ancora perso lo smalto e l’ottimismo da trasmettere ai giovani. Oggi assistiamo a tanta ingratitudine riguardo i propri maestri e questo fa molto male. “I vecchi avvocati non smettono mai di emozionarsi”, mi ripeteva il mio Maestro. E’ così. Questo vecchio avvocato mi raccontava che oggi la giustizia italiana necessita di avvocati che hanno un grande cuore ed una grande umiltà.


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