Tranquilli, non è la solita barzelletta.

Gianroberto Casaleggio ha avuto il merito di trasformare una visione onirica, improbabile e orwelliana in un movimento di consenso (perchè definirlo politico anche a lui faceva strano) che ha sconvolto le regole del gioco istituzionale.

Lo hanno sostenuto il 25% degli italiani votanti e la loro voglia di intransigenza populistica (montata efficacemente da un talentuoso Clown)  che forse, in mancanza, avrebbero infoltito la schiera del disagio non votante.

Era dai tempi dell’Uomo Qualunque che non si osservava un tale fenomeno massificato. Il “movimento” ha in pratica destabilizzato le dinamiche politiche del nostro Paese, distinguendosi per il rifiuto di apparentarsi con chiunque, sublimato nella presunzione di poter essere in grado di governare da soli.

Sbagliato? Non saprei, ai posteri l’ardua sentenza, ma appare chiaro che il ragionamento non può definirsi del tutto inconsistente e magari, se ci fossero stati i numeri sufficienti, avremmo potuto osservare quanto degli slogan, delle pletore e dei Vaffa Day potevano rappresentare un progetto politico reale.

Casaleggio, un pò come Miglio per la Lega, era sì una fonte ideologica pura ma, diversamente dal professore, andava ben oltre: inventandosi una sorta di democrazia sociale controllata che reggimentava lo sviluppo e l’azione degli attivisti con l’uso esclusivo ed elitario di una piattaforma digitale. Un innovatore senza dubbio, almeno nelle dinamiche.

Al di là dal verificare praticamente quali saranno gli sviluppi della macchina Cinque Stelle, credo sia intrigante provare invece a immaginare, soprattutto in merito al processo strategico, quali effetti produrrà la dipartita del ideologo.

Posto che Grillo rimane – o almeno così dà l’impressione di essere – uno strumento mediatico forte, talvolta convincente ma sempre nel solco della denuncia caciarona e colorita, chi si occuperà di rimodellare le attività del movimento in termini di strategia rispetto alle battaglie politiche e sociali?

Ma davvero uno vale uno?

Spunti di ragionamento, perchè sappiamo che in politica la bolla di cristallo serve a poco.


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