C’è musica e Musica: Intervista a Luciana Cerreta

La musica detta folk o popolare. Vincenzo Volpe continua il suo viaggio tra i gruppi di musica popolare. Questa volta è il turno di Luciana Cerreta

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di Vincenzo Volpe

Da un po’ di tempo a questa parte la musica popolare è l’unica che sopravvive  alla crisi del tempo. Ma che cos’è la musica popolare oggi? Nel viaggio nei meandri della musica tradizionale Campana, incontriamo per il secondo ciclo di “C’è musica e Musica” Luciana Cerreta, portavoce  del gruppo di Simone Carotenuto e I Tammorarri del Vesuvio, nonché giornalista e docente di Letteratura e Storia.»

Come nasce il gruppo, e perché si definisce di “musica popolare”?
«Il gruppo nasce dopo la divisione della Nuova Compagnia Della Tammorra Di Scafati, gruppo storico della tammurriata in Campania di cui Simone era la voce. Dopo la divisione si sono ritrovati alcuni amici musicisti con la passione e l’amore per la musica tradizionale, un incontro che non è stato casuale ma voluto fortemente da Simone che ha chiamato attorno a se come dicevo, amici/musicisti con cui la sintonia era assodata da tempo, nascono così I Tammorrari del Vesuvio

Come  è formato l’organico, chi sono gli elementi portanti?
«Il gruppo è corposo e poliedrico, le voci sono quelle di  Simone e quella di  Pina Ascione, eccellente interprete che ha una vocalità mediterranea, calda e ricca di fioriture, capace di interpretare magnificamente sia le strofe della tammurriata sia pezzi di natura più complessa musicalmente.  Antonio Mancuso, anche lui  ex componente della Nuova Compagnia della Tammorra,  Giovanni Vicidomini alle chitarre e Nobile Masi alle percussioni. Questo è il fulcro, ma spesso il gruppo si arricchisce di maestrie quali Francesco Maiorino, Peppe Pacelli, Ruggiero BottaEnzo Mozzarella o di giovani e già sapienti interpreti della tammurriata come Mimì Falciano.»

Il repertorio su quali brani si basa?
«Ovviamente è la tammurriata che la fa da padrona,  anche se da alcuni anni i Tammorrari del Vesuvio hanno intrapreso un cammino che tenendo sempre ben presente la tradizione si arricchisce di nuove sperimentazioni, nuovi arrangiamenti musicali  che portano l’ascoltatore a volare con la fantasia verso altre realtà  e altre culture e altri mondi  che possono essere l ‘Africa  come i  tropici e le regioni balcaniche.»

Come vengono arrangiati i brani?
«È sempre un lavoro di gruppo,  una  sinergia tra tutti i musicisti, con la supervisione di Simone.»

Quanto spazio occupa la musica quanto i testi?
«Credo che ci sia un perfetto equilibrio. Si dedica lo stesso tempo e le  medesime energie alla ricerca della musica come a quella delle parole affinché il messaggio sia il pensiero esatto de I Tammorrari del Vesuvio, della loro visione della vita e del mondo.  Se parliamo di tammurriate i testi sono intercambiabili e assemblabili  per creare sempre qualcosa di nuovo, le strofe fanno il pezzo che non ha un tempo di durata netto tutto è a discrezione del o dei cantori.»

Un’analisi essenziale sul contenuto dei testi.
«In realtà i testi hanno sempre una matrice di forte legame con  la terra di origine, sia che  si tratti di canzoni d’amore passionale sia che sia altro,  la terra intesa come luogo di nascita e luogo dove profonde sono le radici e quindi il senso di appartenenza.»

Gli interpreti hanno un punto di riferimento a cui si ispirano?
«Devo ripetermi,  Simone e Pina  hanno come costante punto di riferimento la loro terra, il Vesuvio, il mare, e tutto quello che intorno ad essi gravita, è da questo che partono le voci, le vibrazioni, il canto.»

Qual è il punto forte del  progetto musicale e quale quello debole? Se ce ne sono…
«Il punto di energia del gruppo è sicuramente la grande sinergia che è tra i musicisti, lavorano insieme  ad ogni progetto, ognuno dà quello che ha, partendo proprio da Simone che è impegnato sempre e totalmente in prima persona.»

Due parole sulla tammurriata  sulla pizzica e le altre forme musicali della musica popolare de sud.
«Entrambe sono connotazioni forti del territorio  che le ha generate, ognuna rappresenta la carnalità e la passionalità del popolo proprio così com’ è espressa nella vita quotidiana. La pizzica ha forse avuto una maggiore diffusione anche  a livello nazionale poiché ci sono stati grandi eventi organizzati in Puglia che hanno richiamato pubblico da tutta Italia, si è creato un fenomeno pizzica  ma questo, a mio avviso, ne ha anche limato e resi indefiniti i confini coreutici si è globalizzata se posso usare il termine, è terribile pensare che qualche genio abbia creato un pizzica come ballo di gruppo o la abbia esportata  in discoteca. La tammurriata invece resta  stretta nei confini campani che ne preserva quindi  l’ autenticità.»

Ci sono brani nuovi, chi sono gli autori e come sono stati costruiti.
«Negli ultimi anni si è guardato molto al folk d’autore, ci sono brani nuovi all’interno dello spettacolo  di grande impatto emotivo da Aizamme sta Tammorra di V. Volpe a Maronna ‘e l’Arc di Giovanni Vicidomini

Progetti futuri del gruppo?
«Da qualche mese I Tammorrari del Vesuvio hanno intrapreso un nuovo percorso artistico con l’ etichetta I Company, e in autunno uscirà un nuovo lavoro discografico dal titolo Vient ‘e  Tammurriata

Cosa è la musica popolare oggi?
«È difficile rispondere ad una domanda del genere, sicuramente la musica popolare continua ad essere momento di aggregazione sociale, momento di festa e di condivisione  e credo che questo sia l’importante, vorrei tralasciare le polemiche che spesso genere la sua modernizzazione, esistono due scuole di pensiero diverse quella che la vorrebbe perennemente uguale e tramandata così come la si è appresa e quella che ritiene che un’evoluzione sia  fisiologica anche per la musica così detta tradizionale.»


Simone Carotenuto
Dal 1989 al 2004 voce della Nuova Compagnia della Tammorra di Scafati, gruppo che ha portato la tammurriata sul palchi europei e nei più grandi folk festival internazionali. Dal 2006 fondatore e voce de I Tammorrari del Vesuvio. Nel corso della sua trentennale carriera Simone Carotenuto ha duettato con grandi nomi della musica popolare italiana e in particolare della musica  tradizionale campana da Enzo Avitabile  a Carlo Faiello, da Giovanni Coffarelli a  Marcello Colasurdo. Con i Tammorrari del Vesuvio sono stati incisi quattro  lavori discografici:  quel capolavoro di antologia della tammurriata campana che è Aizamme sta Tammorra, ricercatissimo e introvabile dai cultori,  seguito poi da Gentes,  un  doppio Live e un altro Live pubblicato dalla Fonola.

Luciana Cerreta
Da più di dieci anni portavoce e addetta stampa di Simone Carotenuto e I Tammorrari del Vesuvio, giornalista e referente di diversi quotidiani locali. Docente di Letteratura e Storia.

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