Catalogna: una dichiarazione di indipendenza “sospesa”

di Luca Cataldi

Nella serata di martedì 10 ottobre il presidente del Governo catalano, Carles Puigdemont, si è presentato al cospetto del Parlamento regionale per l’attesa dichiarazione di indipendenza.

Puigdemont ha proclamato l’indipendenza della Catalogna con una formula discussa dagli indipendentisti più radicali: “…presentando i risultati del referendum davanti al Parlamento e ai nostri concittadini, assumo il mandato del popolo affinché la Catalogna diventi uno Stato indipendente in forma di Repubblica”. Immediatamente dopo, affermava: “proponiamo che il Parlamento sospenda gli effetti della dichiarazione di indipendenza per intraprendere, nelle prossime settimane, un dialogo senza il quale non è possibile giungere ad una soluzione concordata”.

Mariano Rajoy, con l’appoggio dei leader dei partiti PSOE e Ciudadanos, ha invitato Puigdemont a chiarire, entro lunedì 16 ottobre, se con il suo discorso ha realmente dichiarato l’indipendenza. In caso affermativo, il governo spagnolo concederà a quello catalano altri tre giorni per rettificare la dichiarazione e ripristinare l’ordine costituzionale. In caso contrario, si applicherà immediatamente l’art. 155 della Costituzione spagnola, che prevede la sospensione dell’autonomia catalana e la gestione diretta della regione da parte delle autorità centrali.

Quali sono le prospettive? Puigdemont ha voluto dichiarare l’indipendenza con una formula particolare, di fatto sospendendone gli effetti. Il suo obiettivo è quello di guadagnare tempo per ottenere una mediazione internazionale o un accordo col Governo spagnolo che possano facilitare il concreto realizzarsi dell’indipendenza. Tuttavia, la società internazionale sta già prendendo posizione al fianco di Madrid. Pronta è stata, ad esempio, la condanna alla dichiarazione di indipendenza da parte del ministro degli Esteri Angelino Alfano, che ha ribadito la necessità di un dialogo interno alla Spagna e il rifiuto di riconoscere un’indipendenza unilaterale che, come è noto, rischierebbe di far saltare i delicati equilibri territoriali europei.

È difficile prevedere cosa accadrà ma appare improbabile che Puigdemont faccia marcia indietro. In tal caso, l’art. 155 della Costituzione permetterà al Governo spagnolo di attivare una sorta di “commissariamento” della Catalogna, con il fine di destituire gli attuali leader indipendentisti (forse arrestarli) e poi convocare elezioni regionali.

L’instabilità politica è destinata a continuare e ciò rischia, tra l’altro, di protrarre la fuga di banche ed imprese a cui abbiamo assistito nei giorni scorsi.

È noto che l’instabilità politica non è amica degli affari. Banche ed aziende iniziano dunque a spostare le loro sedi a Madrid o in altre città spagnole al fine di tutelare i propri interessi.

Ma perché una dichiarazione unilaterale di indipendenza peggiorerebbe la situazione? Ad ogni nuovo Stato sorto da una secessione, secondo il diritto internazionale si applica il principio della tabula rasa. Ciò significa che la Catalogna rimarrebbe fuori dall’Unione Europea, dall’eurozona, dalla NATO, dall’ONU, dalle organizzazioni internazionali e da ogni trattato commerciale firmato dalla Spagna. La nuova Catalogna indipendente dovrebbe chiedere nuovamente adesione, un processo che appare impossibile in un contesto internazionale in cui quasi nessuno Stato procederebbe al suo riconoscimento. Nel caso dell’UE, basterebbe il veto spagnolo ad impedirne l’accesso. Le conseguenze per banche ed imprese, abituate ad operare sotto le norme e le tutele dell’UE e degli altri trattati commerciali, sono immaginabili. Non è chiaro poi come il governo catalano affronterà la divisione del debito con lo Stato spagnolo, o il tema delle pensioni e degli stipendi di migliaia di dipendenti pubblici statali che risiedono in Catalogna.

Certo, un’indipendenza concordata e riconosciuta sarebbe tutt’altro scenario. Ma resta un’ipotesi per ora da scartare, considerando la posizione del Governo spagnolo, che ha ribadito più volte che qualsiasi dialogo deve partire dalla rinuncia espressa alla dichiarazione di indipendenza.


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